Uno studente umiliato – III parte

…Ma la vetta massima di solenne perversione la raggiungemmo qualche giorno dopo. Era un’idea che mi girava in testa da tempo, ma… no, troppo perversa!……D’accordo, a Tony piaceva essere “umiliato”, e a me piaceva “umiliarlo”, ma costringerlo a fare qualcosa di tanto riprovevole sarebbe stato troppo… In fondo, dopo averlo “conosciuto” bene ed aver testato le sue attitudini, sì, diciamolo, un po’ avevo finito per volergli bene. D’accordo, lo si diceva un sinistroide piantagrane, un cagacazzi, un corruttore, un venduto rotto in culo, un pervertito, tutto quello che volete… eppure, per certi versi non ho potuto fare a meno di trovarlo adorabile.


Fu proprio lui, quel giorno, a darmi l’idea… come dirgli di no? In fondo, anche se non avrei mai osato costringerlo a fargli qualcosa che non voleva, trovavo perversamente arrapante l’idea che, per una notte, il bel diciottenne si prostituisse per me… Scendere nei quartieri dove “lavorano” magnacci e prostitute, e, per una notte, trasformarsi in una specie di gigolò per soli uomini, dare il culo a pagamento, insomma, un’arte nella quale pare che eccellesse.
Ci trovavamo alla cena di fine anno scolastico, alunni e professori, e la cosa stava un po’ degenerando in quanto, dato lo spirito festaiolo di tutta la compagnia, l’alcool scorreva a fiumi (e doveva essere una tranquilla cena di fine anno tra studenti e insegnanti…), e proprio Tony era su di giri a causa di qualche bicchiere di troppo.
Quando siamo usciti dal ristorante, Tony si reggeva a malapena in piedi, ubriaco perso e, quando tutti gli altri se ne furono andati, cominciò a parlarmi confusamente di “esperienze fuori dal comune”, “notti brave all’insegna del sesso libero” e via discorrendo. E alla fine, dopo aver tergiversato per un po’, mi disse che negli ultimi tempi, dati i precedenti sviluppi, gli capitava di eccitarsi fantasticando di andare a fare lo gigolò con il mio consenso e la mia supervisione. Voleva concedersi una pazzia, insomma.
Io al momento non ero per niente convinto, credevo fosse l’ebbrezza del momento, il vino che gli era salito un po’ troppo alla testa, ma in seguito dovetti ricredermi. Lì per lì, lo caricai in macchina (era così ubriaco che dubito sarebbe riuscito a reggersi fino a casa) e lo riaccompagnai a casa sua. E lui, come saluto e ringraziamento, mi stampò un bacio in bocca, cercando confusamente di accordarsi per la “notte di follie”. E tanto disse e tanto fece, anche nei giorni successivi, che, alla fine, mi convinse. Così ci organizzammo e preparammo il tutto.
“Innanzitutto occorrerebbe un bel restauro” gli dissi, osservandolo “capisci, ci vuole il look adatto all’occasione. Chi si caricherebbe un ragazzino arruffato vestito da rivoluzionario?… ma per questo non c’è problema, passa a casa mia alle cinque, che ci penserà mia sorella a darti una bella sistemata!”.
Avevo coinvolto nell’operazione anche mia sorella, esperta in look e immagine, al fine di trasformare il mio Tony in un perfetto gigolò. Carino era carino, ma occorreva il look e l’abbigliamento adatto.
Alle cinque in punto il nostro uomo si presentò alla porta, agghindato come di consueto: jeans strappati, ciondoli ed orpelli vari, politicizzato com’era, capelli un po’ arruffati mal fermati da un elastico dietro la nuca, orecchino, e quell’aria deliziosamente ribelle, selvaggia e tremendamente sexy e affascinante! E del suo sex – appeal se ne accorse anche quella troia di mia sorella, che lo accolse in maniera estremamente affettuosa e interessata, e naturalmente non perse occasione di palparselo gratuitamente per quanto era possibile. Dio sa cosa sia successo in quella stanza, mentre lei lo stava facendo bello, ma so di per certo che entrambi i porcellini avranno approfittato della situazione, ed il puttaniere non si sarà certo tirato indietro.
Quando mia sorella me lo restituì, non potevo credere ai miei occhi… non sembrava più lui, e se l’avessi visto per strada conciato in quel modo non l’avrei mai riconosciuto. D’accordo, aveva forse perso parte del suo fascino selvaggio, ma era una bellezza solo a guardarlo: i suoi capelli mossi e ribelli sembravano ancora più lunghi, com’erano belli lisci stirati con la piastra o con chissà quale diavoleria. Il suo corpo era spalmato di una specie di gel lucido tipo culturista, anche se il suo fisico è molto più snello e aggraziato di un culturista; la pelle del suo bel viso era innaturalmente morbida e liscia, ed ogni minima imperfezione era accuratamente celata. Indossava un paio di pantaloni di pelle nera esageratamente attillati e a vita bassissima, al punto da lasciar vedere l’elastico delle mutande ed enfatizzava il suo bel culetto ed i suoi punti bassi. Sopra, portava una camicia di raso nero molto lucido, cosparsa di paillettes e completamente aperta sulla schiena; i bottoni sul davanti, naturalmente, erano sbottonati fino all’altezza dello stomaco. Calzava stivali col tacco da cowboy, ed aveva persino gli occhi un po’ truccati, con un leggero velo di matita nera, e delle lenti a contatto cosmetiche azzurre.
Era semplicemente BELLISSIMO, ed ECCITANTE da matti, ma inizialmente lui non si sentiva molto a suo agio in quella veste a lui inconsueta.
“Ma dai, sembro stupido così conciato!”
“Ma no” gli risposi “sembri una meraviglia!”.
La parte più difficile fu riuscire ad arrancare con quegli stivali stretti e col tacco, per lui che era abituato a portare scarpe da ginnastica slacciate o anfibi, rigorosamente di un numero più grande del suo. Quei trampoli, a lui che è già alto un metro e ottanta abbondante, gli davano un’andatura insicura e ondeggiante che lo faceva rassomigliare ad una giraffa ubriaca. Le lezioni di portamento al fine di trasformarlo in un perfetto gigolò non erano finite qui.
“Cerca di abituarti a camminare su quelle scarpe… Non oscillare, devi avere un’andatura più sciolta e provocante… così, muovi i fianchi!”… Di certo era uno spettacolo niente male vederlo ancheggiare di fronte a me.
Lo accompagnai in macchina fino al quartiere malfamato della città, dove di solito si trovavano magnacci, prostitute, gigolò e froci battoni. Ero un po’ in ansia per lui quando scese dalla mia auto, eccitato come non mai, stampandomi un bacio in bocca. “Stai attento, Tony, il tuo giochino potrebbe costarti caro… se qualcosa non va chiamami subito al cellulare”. Ma lui, ignorando i possibili pericoli, già si dirigeva, ancheggiando in maniera innaturale e quasi impacciata, verso il suo destino. Lo vidi per un po’ arrancare avanti e indietro sul marciapiede, tra lenoni e donnine allegre, poi ad un certo punto un’auto lussuosa si fermò nella sua direzione… alla guida mi parve di vedere un signore (?) distinto, il solito uomo d’affari col Rolex al polso in cerca di qualche puttana a buon prezzo con cui riempire il vuoto della sua arida vita… si fermò in direzione del mio Tony, facendogli segno di avvicinarsi… Panico… il momento era arrivato. Mi sentivo nervoso, preoccupato per lui, quasi pentito per aver acconsentito al suo perverso capriccio, accollandomene la responsabilità qualora gli fosse successo qualcosa di spiacevole. Di certo dava una strana sensazione essere il suo magnaccia. Tony si diresse tutto pimpante verso l’auto, ancheggiando sui suoi stivali da cowboy, ma il suo passo spedito lo tradì, così il nostro uomo perse l’equilibrio e rovinò a terra.
Dall’auto scese il tipo del Rolex sovracitato, che gli tese la mano aiutandolo ad alzarsi, scambiarono qualche parola di circostanza, poi Tony salì in macchina.

[Da qui in poi, la narrazione si rifà in parte a ciò che mi ha raccontato Tony, e in parte a quanto ho fantasticato tra me durante quelle due lunghe ore, mentre con ansia attendevo il suo ritorno].

Tony non era per niente abituato a quel genere di situazione, ma era la lussuria che lo spingeva ad addentrarsi sempre più in quel gioco perverso, insolito e pericoloso. Come inizio non c’è male, pensò tra sé, ritrovandosi capitombolato a terra. Dal macchinone scese un bell’uomo sulla quarantina, fascinoso ed elegante, che, gentilmente, lo aiutò ad alzarsi.
“Spero non ti sia fatto male…”
“No, uh… non è niente, sto bene…” rispose Tony, non senza nascondere un certo imbarazzo.
“Fatti vedere” proseguì l’uomo, deciso, sollevando il suo faccino imbellettato verso di sé, al fine di guardarlo dritto in faccia e scrutarlo “… Ma sei bellissimo… e sembri anche molto giovane… dimmi, ragazzo, quanti anni hai?”
“Diciotto” rispose Tony, avvampando.
“Sei giovanissimo… ma dimmi un po’, cosa ci fa un ragazzo giovane e carino come te in un luogo come questo?”. Nel mentre gli aveva aperto la portiera dell’auto, facendolo sedere al suo fianco. Partirono. Tony dovette in qualche modo cercare di mascherare il vero motivo che lo spingeva a scendere su un marciapiede; insomma, imbastire una storia plausibile, calandosi, lì per lì, nella parte del povero ragazzo sfortunato con alle spalle una famiglia disoccupata con quattro fratelli piccoli, che non aveva trovato di meglio che prostituirsi per tirare avanti, complice una storia di droga, ecc.… ecc.…. Non gli sarà stato difficile inventarsi su due piedi una balla riguardo argomenti così poco felici, cosa che gli è stata difficile nel raccontarla, mentendo spudoratamente e giocando su situazioni così gravi, per il solo desiderio di portare avanti questo gioco estremamente perverso. Penso che gli sia pesato parecchio tenere a questo gioco ipocrita, perché Tony, malgrado lo si possa definire politicizzato, fanatico, cagacazzi, in realtà è il classico bravo ragazzo che sembra avere a cuore i problemi del mondo intero… beh, ed è per questo che mi piace…
Lui si rendeva perfettamente conto della triste e cruda realtà in cui si stava immedesimando… no, non sarebbe stata un’esperienza solo ed esclusivamente all’insegna del sesso e della lussuria… c’era qualcos’altro.
Non mi ero sbagliato riguardo al suo “cliente”, anche se l’avevo appena intravisto: il classico uomo d’affari col Rolex al polso, pieno di soldi eppure… infelice. Infelice del vuoto della sua vita fatta di denaro facile, affari non proprio onestissimi, coca di prima qualità, donne di facili costumi e un senso di vuoto che segnala la mancanza di qualcosa che neanche tutto il denaro del mondo potrebbe mai comprare… l’amore e la felicità.
L’uomo fu veramente colpito dalla storia raccontatagli con grande suggestività da Tony. Il ragazzo sapeva di aver mentito, ma sapeva anche che una storia del genere, nella società di oggi, è purtroppo la triste realtà che ci circonda tutti i giorni. E fu proprio questo che lo spinse ad addentrarsi sempre di più, in prima persona, in quella dura esperienza. Il ricco “cliente” si commosse veramente alla storia raccontatagli da Tony. In un attimo, fu come se qualcosa scattasse nel suo cervello. È difficile spiegarla a parole. Trovava in quel ragazzo così trasparente, coraggioso e pieno di sogni, di speranze e di ideali, la risposta al vuoto dentro di sé. Riuscì ad avvertirne il calore. Parlarono a lungo. Tony, calandosi da grande attore nella parte del ragazzo a cui la dura vita quello aveva riservato, finse (ma forse non finse poi così tanto… si sentiva ormai così partecipe!) di cercare nell’uomo non meno infelice di lui una specie di figura paterna. L’uomo trovava sempre più la risposta a tutti i mali.
“Forse… è meglio non concludere come gigolò e cliente… sarebbe troppo squallido…” disse Tony, ormai sull’orlo del pianto, addentratosi in quella triste realtà; ma l’uomo rispose:
“Ragazzo… non ti chiedo di concludere nello squallore più assoluto che questa situazione ci porterebbe a fare… vorrei solo provare ad amarti. Lascia che provi ad amarti…”.
Fu forse in quel momento che Tony spense definitivamente ogni facoltà mentale. Doveva andare fino in fondo. Ci voleva qualcosa per lasciarsi andare in tutto e per tutto a quell’esperienza.
Senza dire niente, l’uomo addentrò la sua lussuosa auto nel vialetto e successivamente nel parcheggio della sua altrettanto lussuosa villa. Soldi, e ancora soldi… tanto lusso, tanta ricchezza, che da sola non dava niente.
I due scesero dall’auto ed entrarono in casa. L’uomo fece accomodare Tony in un ampio salotto in pelle e tirò fuori dalla sua preziosa ventiquattr’ore da manager un porta-coca, che senz’altro doveva contenere nientemeno che della polvere di ottima qualità. Lo porse a Tony. Ecco cosa serviva, pensò il ragazzo, ecco cosa serve ad annullare le mie ultime volontà, a fugare ogni inibizione di troppo. Inalò profondamente la magica polverina bianca, e avvertì subito un senso di stordimento; si sentì quasi mancare. Non era abituato a droghe così pesanti e di qualità: per lui il massimo era stato qualche canna in compagnia (vedi capitolo precedente…), niente di più. Si sentì annullare ogni minimo straccio di volontà che gli era finora rimasta. Ormai era soltanto preda della passione, aveva perso del tutto la testa. Anche l’uomo si servì di una buona sniffata, perdendo anch’egli ogni facoltà d’intendere e di volere. Solo… vittime della passione e della lussuria… e del calore che cercavano di regalarsi, sebbene nell’estasi e nell’oblio, sotto l’influsso di sostanze stupefacenti.
Tony si trascinò in camera quasi senza forze. Si sentiva la testa leggera, completamente tramortito dalla presa di coca, e l’unica cosa che riusciva a pensare era se sarebbe stato in grado di reggere fino alla fine. Fare sesso gli sembrava troppo intenso, troppo faticoso, per come si sentiva ridotto. Eppure la coca cominciava a fare effetto nel suo corpo e nella sua mente annebbiata.
Sedettero sul lussuoso letto matrimoniale. L’uomo lo guardò dritto negli occhi; lo accarezzò dolcemente su una guancia, salendo poi tra i suoi capelli. Tony chiuse gli occhi e cominciò a godere di quel contatto. Col cervello alterato dalla droga, non gli ci voleva molto a provare piacere.
“Sei tanto bello…” mormorò l’uomo, lasciando che la sua voce si perdesse nei suoi pensieri. Attirò il viso del ragazzo verso il suo, e cominciò a baciarlo dolcemente sulle labbra, dapprima solo sfiorandolo delicatamente, e, progressivamente, il contatto si fece sempre più intenso e profondo. Con la lingua, lambì le labbra semichiuse del ragazzo. In capo a qualche istante, ogni inibizione, ogni dignità, era stata ormai fugata, e i due amanti si dilaniavano in un bacio intimo e profondo, con una carica quasi animalesca. L’uomo stava sopra Tony, e scorreva avidamente con le mani su tutto il suo corpo, mentre slinguavano selvaggiamente. L’aveva gettato supino sul materasso, gli stava addosso e lo baciava con una foga aggressiva, quasi violenta. Rapito dalla bellezza, dalla sensualità e dal calore di quel ragazzo. Tony era ancora vestito, e l’uomo non ci mise molto a capire cosa doveva fare… Nell’enfasi della passione, il ragazzo non si era accorto che la striminzita camicia, quasi completamente sbottonata, e data la scarsità di stoffa impiegata, nei loro vari contorcimenti, gli stava ormai accartocciata attorno al corpo, come un ritaglio di stoffa inutile; e, tra l’altro, non si era neanche accorto che, mentre sniffava coca, un po’ della preziosa polverina gli era sfuggita, e si era infilata dentro lo scollo aperto della camicia. A questo ci pensò astutamente il suo nuovo amante: dopo avergli sfilato convulsamente di dosso il minuscolo straccetto, accostò il volto sul suo bel torso nudo, e cominciò a sniffare dalla sua pelle delicata la polvere che era sfuggita all’inesperto ragazzo. Sniffava e soffiava sulla pelle delicata, lo sfiorava, provocandogli brividi di piacere. Vedendo che il trattamento gli era stato gradito, l’uomo, ormai completamente fuso dall’abuso di coca e dalla morbosa ricerca del piacere, riprese il suo porta-coca e ne versò due righe sul meraviglioso corpicino statuario del ragazzo, illuminato dalla luce della luna proveniente dall’ampia finestra; sul suo petto liscio e glabro, sui suoi bei pettorali in rilievo, sul suo pancino teso e scolpito, sulla sua pelle diafana e vellutata come l’avorio. Disegnò due righe sottili di coca, la prima orizzontale lungo il petto, attorno ai piccoli capezzoli contratti del ragazzo, e la seconda, in verticale, si allungava dallo stomaco fino al pube, ormai parzialmente scoperto dai calzoni a vita bassa, stretti e aderenti. Cominciò a sniffare di gusto quella droga di prima qualità, provocando al mio Tony non pochi guizzi di piacere, e contemporaneamente si fermava a sfiorare, leccare e baciare la sua pelle morbida e i suoi muscoli tesi per gli spasmi dell’eccitazione che cresceva via via in lui.
Il ragazzo sospirava dal piacere, era totalmente su di giri, incapace di intendere e di volere, completamente stordito dalla droga e dal crescente piacere; ormai non capiva più nulla di quel che gli stava succedendo. Travolto e frastornato da quel vortice di passione che gli aveva tolto ogni lucidità di mente. Ormai preda del solo istinto, lentamente si sollevò a sedere. Gli girava la testa. Si fiondò sulla cerniera dei pantaloni di quell’uomo sconosciuto, frugò all’interno dei boxer firmati e tirò fuori il voluminoso uccello già parzialmente turgido, violaceo per l’eccitazione causata dalla bella visuale del suo corpicino seminudo…. Accostando le labbra alla grossa cappella arrossata, frastornato e ancora incerto sul da farsi, alzò lo sguardo allucinato da gattino in calore verso il suo cliente. L’uomo lo guardò, arrapato, posò gentilmente la mano sulla sua testolina di capelli lunghi e stirati, come per spingerlo verso il suo membro pulsante. Tony non se lo fece ripetere due volte. Con fare incerto, imboccò il grosso membro, facendo scivolare in men che non si dica la turgida cappella nella sua boccuccia morbida da adolescente; successivamente, cominciò a leccare quel cazzo sconosciuto, succhiandolo dolcemente come un bambino col suo biberon mentre con una mano si occupava di manipolare e accarezzare i testicoli. L’altra mano la teneva tra le cosce, intento a massaggiarsi l’uccello eccitato e dolente per la tensione.
L’uomo stava impazzendo di piacere, ma, nonostante il massiccio abuso di coca, che gli aveva tolto la capacità di intendere e di volere, non si sentiva appagato soltanto eroticamente… no, era il calore che quel ragazzo gli stava trasmettendo che gli faceva provare quell’indescrivibile piacere.
Ma in quel momento niente aveva più importanza. Erano come dei fantasmi completamente avvinti e rapiti dalla violenta passione… complice la droga.
Tony era tutto impegnato a portare a termine il suo pompino (faceva quasi tenerezza!), quando l’uomo, sempre tenendo il suo uccello gonfio e prossimo a eiaculare all’interno della calda bocca del ragazzo, lo sospinse ancora nel letto, avvinghiandosi in un 69 da manuale. Tony continuava a spompinare instancabilmente l’uomo (che stava sotto), il quale, nel frattempo, cominciò a prendersi cura personalmente delle parti intime del ragazzo. Durante i loro vari contorcimenti, i pantaloni attillati di Tony gli erano scesi lungo i fianchi, al punto che ora gli coprivano a malapena metà culo, e il suo perizoma rosso era ben in mostra. L’uomo si occupò di finire di sfilargli i calzoni, dopodiché aprì le cosce del ragazzo, in modo da ritrovarsi all’altezza del suo pube. Si affrettò a tirargli fuori il cazzo dalle mutande, cominciando poi, da esperto, a “torturargli” sottilmente le parti intime, facendolo eccitare con succhiotti sull’inguine, sfioramenti e leccatine varie, ma lasciandolo sempre a secco. Con le mani che gli tenevano aperte le gambe, salì verso il fondoschiena del ragazzo, piazzando entrambe le mani sui suoi piccoli glutei sodi, e cominciò a palparli e massaggiarli. Nel mentre, Tony si accorse che l’uomo, eccitato sia dal suo lavoro di bocca che dalla bella visuale che quella posizione gli offriva, stava per venire, e, con maestria, rallentò la sua opera orale, al fine di prolungare il suo piacere. L’uomo, volendo anch’egli conservare l’orgasmo a tempi migliori, strinse i glutei e così riuscì a evitare di venirsene subito in gola al ragazzo.
Tony, già eccitato di per sé, cominciò a godere delle attenzioni che il suo “cliente” gli riservava, e iniziò ad ansimare, strusciando la faccia sui genitali di quest’ultimo e facendo le fusa come un micio in calore. L’uomo gli prese in bocca il cazzo, succhiandolo intensamente, col solo scopo di farlo venire. Voleva il suo culo. Tony mugolava senza ritegno, era tutto bagnato e sudato, e non voleva l’ora che qualche corpo estraneo si insinuasse nel suo voglioso buco del culo.
Quindi, l’uomo cominciò a leccargli e stuzzicargli i testicoli; successivamente, la sua lingua sinuosa percorse il perineo, lecchettando tutto intorno, finché non cominciò a forzare a furia di leccate il buchino roseo e ancora bello stretto (nonostante le precedenti chiavate), masturbandolo e lubrificandolo, al fine di prepararlo alla penetrazione. Tony stava del tutto impazzendo, non resisteva più, aprì maggiormente le cosce, favorendo così l’ingresso di quella lingua estranea, aveva il culo in fiamme, non sapeva dove tenersi dalla goduria, sospirava dal piacere… Quel bastardo sapeva come fare per esasperarlo, fino a costringerlo a implorarlo di fotterlo. L’uomo continuava a giocare sul suo buchino del culo, a tratti lo penetrava con la lingua, a tratti lo vellicava.
“Basta, non ne posso più, fottimi!” gridò Tony, assatanato, che godeva come una bestiola in calore. “Abbi pazienza ragazzo… non è ancora il momento…” gli rispose l’uomo con calma, continuando a solleticargli il buchino. Lo insalivò per bene tutto intorno. Era ormai bello rilassato e perfettamente lubrificato. E Tony non resisteva più di farsi leccare e solleticare il buco del culo. Era cotto e voglioso come una gatta in calore. L’uomo giocherellò col filo del tanga che fino a poco prima gli segava il deretano. Decise poi di lasciarglielo indosso.
Tony stava ora alla pecorina, le gambe divaricate, poggiato sui gomiti, e di conseguenza col culo a ponte, su un piatto d’argento per il fortunato che se lo sarebbe sbattuto. Come ho sempre detto, ha un culo piccolino ma veramente bello, sodo e muscoloso… un bijou. Vi risparmio qualsiasi descrizione poetica delle grazie della nostra splendida vittima, preferendo venire al sodo.
L’uomo, dopo esser riuscito per un attimo a staccarsi dalle chiappe statuarie di quel bellissimo ragazzo, che per lui (ma non solo…) avevano un effetto calamita, si inginocchiò dietro di lui, tra le sue gambe divaricate, col membro nuovamente turgido e rinvigorito, pronto a profanare il suo sfintere stretto. Teneva tra le mani i glutei marmorei del ragazzo, e di tanto in tanto ne stuzzicava ancora il buchino con un dito. Gli fece desiderare il suo cazzo a lungo. Finalmente, la sua cappella rossa e congestionata si appoggiò tra le natiche spalancate del ragazzo, alla ricerca del suo buchino tremante. Tony aprì ancora di più le cosce, offrendosi totalmente al suo scopatore, cercando alla cieca quel cazzo da cui ora desiderava ardentemente essere penetrato fino all’osso. Non contava più niente, ora. Solo il piacere e l’infuocata passione che potevano darsi. Tony chiuse gli occhi, il viso stravolto dal piacere, nell’attimo in cui, quasi improvvisamente, il solido uccello s’insinuò nel suo culetto. Era grosso, ed il culo di Tony, nonostante sia stato già sfondato un bel po’, rimane sempre molto stretto ed elastico. Quasi d’un colpo, la turgida cappella penetrò con un deciso colpo di reni. Tony si sentiva già del tutto riempito. Frastornato com’era, non capiva più niente, si lasciava soltanto trasportare dal suo istinto e dalle intense sensazioni. Cominciò a godere e ad ansimare, gli parve che tutto il suo corpo pulsasse, adattandosi soltanto al membro che lo sondava inesorabile. L’uomo si abbarbicò alla sua schiena calda e benfatta, le sue mani salirono verso le larghe spalle del ragazzo. Lo attirò a sé e lo baciò, sussurrandogli: “Ti prego, lasciati amare…”. Tony si rilassò. Respirava con fatica, ottenebrato dall’oblio che gli regalava la droga e dall’immenso piacere che ora gli toglievano l’esigua lucidità che gli era rimasta. L’uomo continuava a spingere e a penetrare dentro di lui, lo abbracciò, accarezzandogli i bei pettorali. Tony non sentiva altro che il membro pulsante dell’uomo che si insinuava profondamente nel suo sfintere. Cominciò a godere seriamente quando quel cazzo possente penetrò a fondo, aderendo alle anguste pareti del suo buchino, e, dilatandolo, premette sulla sua piccola prostata. A quel debole contatto, Tony si sentì smarrire del tutto. Sospirò profondamente, mugolando come un ossesso, e biascicò con la voce impastata dalla goduria:
“Oddio… noo… cos’hai fatto… ahhhhh… Nooo così nooo… Ahhhh sì, non resisto….!”
“A quanto pare ho toccato il bottone giusto” riprese l’uomo, impassibile, e con un violento colpo d’anca lo penetrò del tutto, cominciando a cavalcarlo, avanti e indietro. Tony urlò dal piacere; non gli faceva per niente male il buco del culo, forse grazie alla droga, o al profondo stato di eccitazione. Non riusciva a fare altro che a godere. L’uomo portò una mano sull’inguine del ragazzo, a tentoni, accarezzò i suoi serici peli pubici, e ricominciò a stimolargli l’uccello turgido e prossimo a venire. Sarebbe venuto subito, continuando così, con un cazzo a stantuffo nel culo e una mano esperta che si prendeva cura delle sue parti intime. Ma non era ancora il momento. Doveva essere consumato a lungo. Le spinte pelviche che lo squassavano si fecero più deboli, l’uomo smise di accarezzargli l’uccello, e senza spostare di un centimetro l’uccello, che teneva sempre solidamente ancorato tra le sode chiappe del ragazzo, lo rigirò a pancia in su, le gambe spalancate. In questa posizione, proseguì il suo lavoro sul cazzo eccitatissimo e sul culetto del ragazzo.
Tony lo sentiva quasi fino in gola. Si sentiva riempito, si sentiva veramente sfondato e scopazzato come una puttana qualsiasi. Sì, una troia da marciapiede. Era questo che si sentiva. E ora riusciva a capire, e ormai doveva vivere l’esperienza fino in fondo. Anche se l’unica cosa che coglieva era l’immenso piacere che li ardeva e li consumava lentamente. Il membro dell’uomo, profondamente piantato nel suo fondoschiena, lo sbatteva scuotendolo da capo a piedi, lo fotteva ritmicamente, lo apriva sempre di più, lo dilatava, lo frugava e lo strofinava dall’interno, lo scombussolava tutto, facendolo impazzire di piacere. I testicoli dell’uomo sbattevano ormai sulle chiappe del ragazzo. Contemporaneamente, dopo avergli sapientemente masturbato il cazzo, gli solleticò i capezzoli. Tony ansimava e mugolava come un pazzo… era privo di ogni minima forza di volontà, ma ormai sull’orlo dell’orgasmo. L’uomo gli afferrò le cosce spalancate, portandosele sulle sue spalle. Lo attirò verso di sé, il suo pube contro i teneri glutei del ragazzo, l’uccello inserito fino in fondo nel suo buchino inondato. Tony si aggrappò alle spalle possenti dell’uomo, che, pur non essendo più un ragazzino, rivelava una potenza eccezionale e un fisico magnifico, nel fior degli anni e della virilità, inarcò la schiena gettando i lunghi capelli all’indietro e spingendosi col bacino, nel tentativo di impalarsi ancora più a fondo, anche se non era più possibile.
Fu un orgasmo devastante e simultaneo. L’uomo lo afferrò per i fianchi, stringendolo, il suo membro profondamente incuneato sembrò esplodere. Lo schiacciò ancora verso di sé, poi eiaculò nel suo corpo. Tony si sentì inondato, come se stesse per annegare. A quel punto, straziato dai colpi che gli erano stati inferti dentro il culo, e da quel fiume infuocato di sperma, che lo aveva appena irrorato, lanciò un urlo ed esplose in un orgasmo violento, riversando un fiume di sperma tra i loro corpi strettamente compressi. Urlarono entrambi.
Rimase per qualche secondo aggrappato al suo amante, col suo membro ancora dentro di sé, il viso stravolto e arrossato, ansimante, il respiro affannoso. Avvertì una vampata di calore propagarsi per tutto il suo corpo. Gli parve di essere lambito e avvolto da fiamme. Si sciolse dall’abbraccio del suo amante, lasciandosi andare supino sul materasso. Fissava il soffitto con gli occhi sbarrati, sconvolto e stordito dal devastante orgasmo e da quell’insolita esperienza; appena cosciente. Gli effetti della droga e del piacere erano ancora attivi in lui. Provò una strana sensazione di vertigini. Vide il volto del suo amante su di lui. Gli disse:
“Grazie di tutto… Ti amo.”
… O almeno gli parve che avesse detto così. Chiuse gli occhi, sfinito.

Un getto d’acqua fredda sulla fronte lo riportò alla realtà. Si sentiva debole e confuso. Dov’era? Gli sembrava di aver perso la cognizione del tempo. Era vestito di tutto punto, e accanto lui c’era il suo amico di una notte che lo sorreggeva di fronte al lavandino di un bagno lussuoso e gli bagnava la faccia con l’acqua del rubinetto. Per un attimo si era spaventato a morte, ritrovatosi di punto in bianco con la testa quasi sotto il getto dell’acqua.
“Tesoro, come ti senti?” disse l’uomo.
“Mi dispiace” continuò “non avrei dovuto darti da sniffare quella roba… non sapevo che non fossi abituato. Sei crollato alla prima sniffata. Va un po’ meglio?”
Doveva aver perso i sensi dopo quella presa di coca… ma allora aveva solo immaginato di amare quell’uomo? O era successo veramente. Non lo seppe mai. Sentiva solo una gran confusione. Non riusciva a discernere con esattezza se fosse svenuto dopo aver sniffato la prima volta la droga, e in quel caso essere stato vittima di una semplice allucinazione, o se fosse venuto meno dopo essersi offerto a quell’uomo, offrendogli il suo calore, offrendogli il suo amore per una notte.
Se non altro, l’acqua fredda sulla faccia l’aveva fatto un po’ rinsavire dagli sconvolgenti effetti della polvere di qualità.
Rimasto ora solo in quel bagno di lusso, osservò il proprio viso stravolto riflesso nello specchio, il trucco degli occhi nero da gigolò gli rigava le guance. Cosa era stato veramente? Si lavò la faccia con cura, ripulendo ogni traccia di trucco. I capelli bagnati gli si stavano arricciando di nuovo. Poco male. La sua avventura da gigolò finiva qui.
“Grazie di tutto, Tony. Ti amo.” gli disse l’uomo, poco prima di andare, lo prese delicatamente per le spalle attirandolo a sé e lo baciò sulle labbra. Gli regalò il suo Rolex. Tony strinse tra le mani quel costoso regalo; si sentiva troppo confuso.

Stavo seduto all’interno della mia auto nera, al posto di guida, preoccupato, nel frattempo, al pensiero di cosa ne fosse stato del mio Tony, quando lo vidi tornare, un po’ arruffato e con una strana espressione dipinta sul volto. Zoppicava leggermente, arrancando sugli stretti stivali da cowboy.
Ero troppo in ansia. Tony salì in auto, e mi raccontò quel che gli era accaduto. Aveva portato a termine la sua esperienza. Ora aveva capito, ne era consapevole, sperimentandolo sulla sua pelle, cosa significava riempire il vuoto interiore. Mi stupì come, nonostante lo squallore della situazione in sé, lui fosse riuscito a trarne il meglio, riuscendo a regalare del calore umano ad un uomo ricco e infelice, che sicuramente, dopo quell’esperienza, si sentì meglio.
Tony era comunque molto scosso dall’esperienza, adesso che era pienamente tornato in sé dopo l’abuso di droghe di marca. Lo guardai negli occhi, e notai che piangeva. La lacrime gli solcavano il viso. Lo abbracciai, stringendolo stretto sul mio petto. Troppo sensibile, il mio ragazzo, per quella dura, ambigua ed intensa esperienza.
Quella notte lui dormì da me. Durante la preparazione della nostra inconsueta avventura, ovviamente c’eravamo entrambi curati di procurarci un “alibi”. Così Tony risultava a farsi il week-end con gli amici… e chi avrebbe sospettato che in realtà pernottava a casa del suo professore e, soprattutto, chi avrebbe mai scoperto ciò che in realtà era successo?
Mi sdraiai nel mio letto, accanto a lui. Era bellissimo; il suo corpo tornito rischiarato dalla luna, e la lieve e fresca brezza notturna che entrava dalla finestra e accarezzava la sua pelle. Decisi che sarebbe stato, da parte mia, troppo insensibile e irriguardoso provarci con lui dopo quanto era successo, perciò lasciai che si addormentasse così, il suo bel corpo seminudo stretto a me, la sua testa sul mio petto, le mie braccia intorno a lui.
Mi svegliai a notte fonda. Lui dormiva di un sonno profondo, sfiancato dalle fatiche e dalle emozioni di quella dura giornata. Assicuratomi che non si fosse svegliato, portai una mano avanti a lui, tastandolo in mezzo alle cosce, sul perizoma umido sul davanti, così come sul filo. Sperma. Reduce da una notte di passione. Ora sapevo la verità di quella notte galeotta. Ma non era ancora il momento che lui sapesse… almeno non adesso….
IceWarrior

Lascia un Commento