Uno studente umiliato – II parte

Da quando avvennero i fatti sopra descritti, la condotta del mio fottuto studentello, nonostante gli abbia spaccato il culo in tutti i sensi, è rimasta la medesima… Infatti ho scoperto ultimamente un’altra cosa molto interessante su Tony: il venduto sinistroide ha una vera passione per la Maria (quella che si fuma…). La cosa inizialmente non mi ha stupito, perché lui è uno di quei “rivoluzionari” del cazzo sempre sopra le righe, favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere e ad un mucchio di altre idiozie. Questo l’ho appreso ascoltando uno dei suoi esagitati comizi durante l’autogestione di quest’inverno, e poco dopo l’ho visto imboscarsi con dei suoi amici

(tutti dello stesso stampo) con chiare intenzioni: fumarsi come dei pusher di periferia. Ma stavolta, caro Tony, non la farai franca…
Infatti, durante l’ultima assemblea, dopo aver preso parola per miagolare le solite quattro cazzate, il nostro eroe era da un po’ che non si faceva vedere in giro, finché non lo sorprendo in un angolino appartato, tutto solo, mentre si sta facendo una canna. Ecco un’altra occasione. All’improvviso, alle spalle, gli poggio con energia una mano su una spalla facendolo sobbalzare di brutto… Panico… non potrei descrivere la sua faccia in quel momento, nel vedere il suo principale persecutore, il professore fascista sempre in procinto di rovinarlo. Non sa cosa dire… tenta di giustificarsi (e come, poi?), ma dalla sua bocca non esce alcun suono. La sua faccia ha perso ogni colorito, comincia a sudare freddo e sembra sul punto di svenire. Tiene ancora il residuo della sua fumata clandestina tra le dita, è ormai definitivamente con le spalle al muro. Non può negare l’evidenza, non può scappare, non può darmi a bere niente.
Ma io sono cattivo e voglio farlo soffrire. Lo squadro gelidamente dall’alto in basso, soffermandomi sulla sigaretta rudimentale che tiene in mano, gli pianto poi in faccia uno sguardo fermo e glaciale, e asserisco, con una calma agghiacciante che non promette nulla di buono:
“Complimenti, Rossi (il nome è di fantasia, n.d.r.). Fila dal preside”.
Il modo in cui cerca di tergiversare è davvero patetico. Il panico è tale che non riesce a formulare una frase come si deve. Si mette persino a piangere, alla fine, per cercare di convincermi.
“La prego, non può farmi questo… Non succederà mai più… Farò qualsiasi cosa…” continua a piagnucolare, disperato. Lasciamolo soffrire. Alla fine avvicino la mano al suo viso, asciugandogli le lacrime.
“Smettila. Non mi incanti, ragazzino. L’hai combinata grossa e ora ti farò sospendere”.
Non riesco a leggere altro che la più pura disperazione nei suoi occhi arrossati e gonfi di lacrime… un po’ allucinati a causa dell’abuso di erba. Cercare di muovermi a compassione è inutile, ma potrei sempre trarre altro tipo di vantaggio da questa situazione…
Tutti sanno che Tony ha un talento innato per persuadere la gente, è un paraculo di prima categoria, e mi sta venendo in mente un’idea ancora migliore…
Lo scorto fino alla presidenza, conscio dei futuri sviluppi… Tra tutte queste premesse, c’è da dire che il preside della scuola dove insegno è un bell’uomo sulla cinquantina, attempato ma ancora affascinante, e dietro al suo aspetto distinto, c’è chi dice che sia in realtà un gran depravato che non fa altro che mettere le corna a sua moglie, addirittura qualcuno lo da per bisessuale… non c’è altro da dire, già mi pregusto la scena.
L’“illustrissimo dottore” ci fa accomodare in presidenza, ma io subito lo tiro in disparte e gli espongo brevemente la situazione, soffermandomi su cosa poteva aspettarsi da Tony, e che razza di tipo fosse… Il pervertito mi prende in parola, volendo collaudare personalmente le declamate attitudini di Tony.
Nel mentre, il ragazzo se ne stava in piedi piantato in mezzo alla stanza, sulle spine, ma la sua angoscia era un po’ attenuata dal fatto che sapeva quale ultima carta aveva da giocare nella peggiore delle ipotesi, la stessa che aveva usato per convincere me ad alzargli il voto… Sembrava sapere cosa avevamo già pianificato appositamente per lui, e pareva quasi voglioso di sperimentare ad alti livelli il metodo più indecente di corruzione.
Dopo un paio di minuti (senza che ne sapesse, avevamo opportunamente patteggiato la sua salvezza), il preside gli si avvicinò squadrandolo dalla testa ai piedi, si accese una sigaretta e lo guardò dritto negli occhi… Tony sembrava lievemente a disagio ad essere perlustrato da capo a piedi con chissà quali ambigue intenzioni. Ci penso io a sciogliere la tensione:
“Via, signor preside, ma non ha ancora capito quale succulenta preda abbiamo tra le mani? Questo è il famoso Antonio Rossi, mi pareva di averle già raccontato di lui… ma non le dico altro, solo che ci sarà da divertirsi. Il ragazzo promette bene…”.
“Come potrei non conoscere il piantagrane n°1 dell’istituto? Non pensavo, tuttavia, che potesse fruttare tanto… Promette bene, dice? Via, professor Franco, conosco bene i sintomi!” e senza togliergli lo sguardo di dosso, cominciò ad elencare i famosi segnali, ovvero quelli che non lasciavano alcun dubbio di avere tra le mani un rotto in culo di prima categoria:
“È molto bello, indubbiamente. Arrossiva, mentre lo fissavo… ma non era imbarazzato: sembrava più che altro VOGLIOSO… sì, ho letto la voglia nei suoi occhi…”.
Tony è in uno stato pietoso, rosso come la brace, e non osa proferire verbo, in bilico tra la paura, l’imbarazzo, e il DESIDERIO DI ESSERE SBATTUTO. Il preside maiale sembra cogliere il suo stato d’animo, infatti gli si avvicina e lo tranquillizza, accarezzandogli i capelli lunghi e arruffati:
“Stai tranquillo, non ti farò del male… avrai quello che vuoi… Ora togliti la camicia, che voglio vederti come mamma t’ha fatto…”.
Senza protestare (per la prima volta in vita sua!), il nostro eroe comincia a sbottonarsi lentamente la camicia, fino a sfilarla sulle spalle e lasciarla poi scivolare lungo le braccia. Non posso non constatare il suo fisico perfetto, e anche quel depravato violentatore del preside se n’è accorto; infatti, proseguendo la sua fase di perlustrazione sulla sua cavia, per vedere se il ragazzo c’è o ci fa, continua impietoso a trarre i suoi commenti:
“Che spalle magnifiche… hai proprio un corpo da rizzacazzi, ragazzino… spalle larghe, pettorali segnati… prometti bene”.
Prometti bene. Ha capito che Tony PROMETTE BENE… E in effetti non gli do tutti i torti, nel vedere come il porcellino se ne sta lì a farsi rimirare, un po’ a disagio e già un po’ eccitato, voglioso di essere scopato al più presto… glielo si legge in faccia. Ma non riesco ad immaginare cos’ha in mente il preside pervertito… pare avere un’immensa passione nel testare determinate “attitudini” nei suoi alunni più carini e disponibili. Il povero Tony non sa, purtroppo per lui, cosa lo aspetta, di cosa può essere capace quel maiale depravato senza scrupoli, è troppo inesperto, per quanto si sia fatto sbattere da chissà quante (quanti, visto che di recente il sottoscritto gli ha sverginato il culo), per quanto sia il maestro di corruzione (si è portato a letto la professoressa per farsi dare 9 in italiano), non può immaginare quanta più esperienza abbia di lui quell’uomo, che oggi lo inizierà veramente al puro piacere. Non si tratta più di vendere il culo (com’è solito fare) per non finire nella merda, soltanto godrà come mai in vita sua.
“Aveva ragione, professor Franco. Ha fatto bene a segnalarmi questo bel puledro da monta. Cosa se ne può fare?…”
Riflette un attimo, con fare pensoso e sinistro, poi ordina, autoritario:
“…Ecco. Calati i pantaloni, Rossi”. Il comando è così imperioso che Tony, benché terribilmente in imbarazzo all’idea di starsene in mutande in presidenza, di fronte al preside e all’insegnante che lo fissano famelici, desiderosi di fargli chissà che cosa, tuttavia non si può tirare indietro e così, lentamente, comincia a sbottonarsi i jeans con studiata lentezza… quelle borchie di metallo penso mai gli siano sembrate così complicate… l’operazione è da noi seguita con meticolosa attenzione, nei particolari… inutile dire che è ECCITANTE AL MASSIMO, ogni singolo momento. Una volta liberatosi dei bottoni, fa scorrere giù la cerniera, per poi liberarsi definitivamente dell’indumento. Ora non indossa altro che un paio di boxer neri elasticizzati che rivelano impietosamente l’anomalo gonfiore in zona intima, muto testimone del suo desiderio di essere fottuto, nonché quel bel culetto piccolo e sodo inguainato nel tessuto nero, così arrapante che certe donne se lo sognano; quell’eccitante fondoschiena che agogno di sfondare un’altra volta.
Il preside sembra tutt’altro che insensibile dalle sue grazie da perfetto rotto in culo, e infatti vuole prendersi e sfruttarne il possibile da quel ragazzino inconsapevole del suo fascino, a cominciare dal PALPARLO… la prima gioia è proprio questa, di fronte a quel corpicino così scolpito, giovane e attraente: dargli una bella palpata come si conviene ad un piccolo depravato voglioso e in erba. Ormai il preside è deciso ad insegnargli le buone maniere una volta per tutte. È arrapato come uno stallone, vuole punirlo, godere e fargli conoscere le estreme frontiere della goduria.
“Quanto sei bello… è nato per chiavare…” e lo bacia leggermente sul collo, lasciando una traccia umida sulla sua pelle delicata. Tony quasi non respira, la tensione e soprattutto la sua eccitazione sempre più evidente cominciano a causargli seri problemi… vorrebbe cercare, suo malgrado, di controllarsi (missione impossibile). Il preside scende sul suo petto e lo accarezza a lungo, cogliendo ogni suo minimo tremito di piacere. Lo accarezza lungo il corpo con sapienza, sapendo quali mosse fare per portarlo al limite, lo stimola, lo fa sempre più rabbrividire dal piacere. Quando però arriva sui fianchi deve fermarsi, perché il micino in calore non sopporta il solletico. Allora il preside maiale si china e comincia a leccarlo sul pancino piatto piatto e scolpito, intorno all’ombelico, lo “tortura” a lungo stimolandogli questa parte così altamente erogena, in quanto molto vicina a certe parti ben più “hot”. Immaginatevi adesso in che stato doveva essere la povera vittima, squassata da guizzi intensissimi di piacere, col cazzo che gli stava per scoppiare. Lo faceva godere e impazzire, e non resisteva più.
Tony reclina la testa all’indietro, prorompendo in un lungo gemito di piacere…
“Fai bene ad arrenderti. È inutile resistere ormai. Sei eccitatissimo… ma non hai ancora visto niente”. E così il vecchio depravato inizia a lambirlo con la lingua direttamente sul cazzo, attraverso la stoffa dei boxer. Il poverino sta per cadere a terra dall’eccitazione.
“Basta, su. Sei abbastanza eccitato. Ed è solo l’inizio…”.
Così dicendo si tira su e, rifattosi imperioso, gli ordina di appoggiarsi con le mani sulla scrivania. In quell’ambigua posizione, altrimenti nota come “a 90”, il mio Tony è uno spettacolo solo a guardarlo: ha l’uccello che quasi gli esplode nelle mutande, e quel culetto dei sogni è in primo piano, oltre che essere di una bellezza al dir poco poetica, piccolo e sodo, tondo al punto giusto (per essere il culo di un uomo), fianchi stretti, per non parlare di quelle belle chiappettine con due glutei duri come il marmo. In quella posizione è un bijou, con uno sguardo giovane e impaurito che ti fa venire una voglia matta di sfondartelo!
Anche quel porco del preside è del mio stesso avviso, e infatti, dopo avergli strofinato i punti bassi ed avergli tastato il culetto, gli ordina di calarsi i boxer! Tony è nel panico più totale, imbarazzato a morte; finora non ha potuto sottrarsi agli autoritari ordini di quell’aguzzino implacabile, ma adesso viene il peggio: quella stoffa sottile e attillata (e a vita molto bassa…) che lo fascia dal culo alle cosce è l’unico striminzito indumento che lo separa dalla nudità completa.
“Signor preside, questo proprio non posso…” cerca di opporsi il ragazzo, rosso fino alla punta dei capelli, ma convincerlo non è un’impresa così difficile, perché Tony, nonostante l’imbarazzo di rimanere nudo in presidenza a completa mercé dei suoi persecutori, CREPA DALLA VOGLIA DI ESSERE FOTTUTO E SFONDATO.
“Non fare storie, ragazzino: te lo leggo in faccia che LO vuoi anche tu, e lo vuoi con tutte le tue forze; ti sei comportato bene finora, lo so che sei ormai in calore. Coraggio, non sono le prime chiappe nude che vedo!”.
Così le mani del nostro eroe, voglioso come non mai, in quella scomoda posizione, si arrampicano ubbidienti fino ad afferrare saldamente l’elastico delle mutande. Abbiamo ormai tutti la bava alla bocca: se non altro, quel figlio di puttana è bravissimo, agendo con studiatissima riluttanza, a farci sbavare per interminabili secondi sul suo prezioso e vendutissimo fondoschiena, manco avesse il buco del culo d’oro!
Capisco solo ora il motivo di tanta resistenza: sotto quegli innocui boxer, il nostro eroe porta nientemeno che un microperizoma da spogliarellista (a cosa gli servirà, non lo so)!!! Quel bastardo SA come farci arrapare!
“Da questo posso dedurre definitivamente che abbiamo tra le mani un rotto in culo d.o.c.: non ho mai visto un ragazzo portare questo troiesco indumento sotto le mutande… Sei così caldo che non ti soddisferebbe abbastanza neanche un branco di cavalli infoiati, o uno stuolo di puttane professioniste!”
… Non resisto, devo infierire:
“Sicuramente lo porta per… comodità. Dev’essere piacevole per lui avere un filo di stoffa in mezzo alle chiappe a strofinargli il buco del culo mentre sta seduto in classe… non è vero, porco segaiolo? E chi l’avrebbe detto che sotto quei quattro stracci da buzzurro portassi un tanga sexy e raffinato da frocio?”.
Il ragazzo è tutto rosso per l’umiliazione, ma inconfutabilmente eccitato come un cane… non può più resistere. Il preside decide addirittura di lasciargli indosso il minuscolo indumento anche quando se lo sfonderà… è troppo eccitante!
Ma a quel punto il maiale comincia a passare all’azione: con una mano gli tira fuori il cazzo ormai viola per la tensione e glielo stuzzica a lungo stimolando la cappella rossa come una fragola e lucida da quanto è turgida e gonfia. Dopo questo piccolo atto, gli scosta il filo del perizoma e comincia ad accarezzargli il buco del culo; Tony è così infoiato che tiene le gambe sufficientemente distanti da concedere libero accesso al suo posteriore. A quel punto il preside si china e comincia a leccargli il buchino… Tony sta quasi sciogliendosi dalla goduria, ed il pervertito continua a lambirlo con la lingua con gran maestria, come la gatta che lecca il culetto ai suoi micini. Il povero ragazzo è ormai in brodo, e i suoi mugolii di piacere risuonano per tutta la stanza, mentre una lingua estranea si insinua indiscretamente nel suo luogo più delicato, solleticandolo e inumidendolo tutto intorno. Noto che il porcellino si è aggrappato con le unghie al piano della cattedra su cui sta poggiato, per reggere al piacere intenso… il suo corpo è tutto sudato e arrossato dall’eccitazione, il suo buchino posteriore si sta lubrificando sempre di più, sudato e leccato. Il preside continua a lavorarglielo a lungo, facendolo godere, solleticato in una parte così sensibile. Ora il porcone porta una mano davanti e gli massaggia ancora l’uccello, mentre gli lecca il culo e i coglioni come se fossero una cosa sola.
“Sei strettino di culo, eh ragazzino? Dovevi farti allargare di più, invece che rompere i coglioni in aula magna!”.
A quel punto tira fuori da un cassetto della scrivania un tubetto di vaselina e gliene spalma abbondantemente in mezzo alle chiappe, avendo cura di lubrificarlo a sufficienza. Non dovrà soffrire, ma soltanto godere allo stato puro. Adesso il vendutello è pronto a prenderselo in culo, ben lubrificato e masturbato. Il preside (non so se possa più essere chiamato “preside”) gli massaggia il buchino unto di vaselina, infilandogli successivamente un dito in culo. Tony è tutto un mugolio. A quel punto il preside, tendendo sempre verso l’alto il filo del perizomino, gli appoggia il cazzo sopra il buco del culo, strofinandoglielo tra le chiappe per farglielo desiderare più a lungo, gli cinge con entrambe le mani i fianchi, congiungendole sul pancino piatto del ragazzo, gli si struscia sulla sua schiena calda e sudata per la tensione, e leccandogli il lobo dell’orecchio gli sussurra:
“BENVENUTO NEL MONDO DI CHI SA GODERE!”… In quello stesso istante la sua cappella penetra con una stoccata decisa in quel morbido, tenero culetto. Tony emette un flebile lamento di dolore misto a piacere, riuscendo a mugugnare solo una cosa:
“Faccia piano…”.
Allora il suo aguzzino, volendo prolungare il suo piacere, gli accarezza i fianchi, scende sulle sue cosce spingendolo lentamente verso di sé, e pian piano il suo cazzo guadagna centimetri in quel piccolo canale stretto ma PROFONDO. E’ un professionista del rapporto anale: la sua cappella pulsa ritmicamente contro le anguste pareti del culo della sua vittima, che si sente centimetro dopo centimetro quell’arnese poco familiare (spero…) che gli avanza nel deretano, che gli stimola il buco del culo fino in profondità, trasformando il dolore dell’essere spaccato in due in goduria allo stato puro. Il poverino non sa più dove tenersi da quanto è arrapato, si agita sommessamente, sollecitato dalle spinte pelviche che dal culo lo scuotono fino al cervello, da forti scosse di piacere; respira in modo irregolare, ansimando, sospira, geme, ha la faccia del tutto stravolta poggiata sulla scrivania ed i capelli lunghi e bagnati incollati al viso. Non ce la fa più, e con la voce rotta dai sospiri, grida:
“Più forte, sbattimi più forte!… Riempimi, spaccami in due, sfondami!!!”.
Il bastardo, non facendoselo ripetere due volte, lo penetra con una sola botta fino in fondo, i suoi coglioni pieni di sperma premono sulle chiappe del ragazzo, lo afferra per i fianchi schiacciandolo con forza verso di sé, desiderando di poter entrare in quel culo con tutta la sua persona. Gli sta appiccicato alla schiena, leccandogli le belle spalle e mordicchiandolo. Tony è allo stremo, ormai saturo, e geme:
“Basta, non ce la faccio più, sto per venire!!!”… e con un urlo si libera in un orgasmo devastante. Dal suo cazzo turgidissimo fuoriesce un fiume di sperma, mentre a sua volta anche il preside, sollecitato dalle contrazioni orgasmiche del suo sfintere, stringendolo a sé per le spalle, gli riversa il suo seme nel pancino. Tony è ancora su di giri per l’orgasmo intensissimo, e quando il preside gli sfila il cazzo dall’ano ormai dilatato, si accascia supino sulla cattedra, con le gambe penzoloni giù dalla scrivania, e indosso non altro che il perizoma fradicio di sperma. Ha il cazzo tutto arrossato e ancora duro dall’eccitazione che non lo abbandona, e il culo decisamente provato, tutto sudato, bagnato di sperma dalla schiena alle cosce, rossissimo e dilatato. Gli esce perfino un filo di sangue. È fradicio di orgasmi e respira a fatica, è quasi svenuto ma ha goduto come mai in vita sua. Dopo averlo fatto un po’ riprendere, il preside lo tiene ancora per le sue piccole chiappe leccandogli in profondità il culetto irritato per regalargli un po’ di sollievo e ripulirglielo dalla sborra. Alla fine il ragazzino, stanco e distrutto ma appagato, si riveste rassettandosi alla meno peggio ed abbandona la presidenza, lasciando in ricordo al preside il tanga e dimenticandosi (di proposito) i suoi boxer aderenti, che il preside ripone accuratamente nel cassetto della cattedra. Per capire che questa scuola è diretta da un incredibile pervertito, basterebbe uno sguardo a ciò che contiene il cassetto della sua cattedra, in mezzo ai soliti documenti e registri: mutande maschili altrui, un tubetto di vaselina, una confezione di preservativi…
Adesso mi immagino un po’ in che stato sarà Tony, tornato all’assemblea: di certo, dopo il piacere immenso che ha provato, non è la cosa migliore andarsene in giro coi jeans sulla pelle nuda che gli strusciano sui genitali e fanno attrito sul culo arrossato e già irritato di per sé… a chiunque potrebbe essere chiara e inequivocabile la sottile traccia umida sui jeans a livello del cazzo, e il fatto che avrà qualche problema a star seduto; ma questa, è un’altra storia…

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