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Spleen College

Katia osservava la stanza con i suoi grandi occhioni azzurri mentre attendeva. Era la terza volta che finiva in punizione dal preside quel mese. Il pavimento ricoperto di tappeti, la polvere nell’aria, il tavolo in fondo alla stanza era di quercia e cosparso di scartoffie fino a scoppiare e le sedie poste una dietro e due di fronte ad esso in radica di noce. La libreria di faggio stracolma di libri e il silenzio che avvolgevano lo studio erano in netto contrasto con la modernissima rumorosissima e spoglia sala d’attesa nella quale la signorina Monroe l’aveva fatta attendere.

E con tutto il College a pensarci bene. Per l’ennesima volta Katia si ritrovò spaesata dal contrasto di quell’ambiente rispetto al resto del collegio. Eppure si sentiva ancora sicura di sé, anche in questo frangente. Del resto come non sentirsi così con il suo aspetto fisico? Adorata e invidiata da molte ragazze. Aveva due splendidi occhi azzurri su un visetto che mostrava ancora i tratti somatici dell’adolescente, il caschetto di capelli biondi che le ricadeva sul collo sottile e le sue due piccole spalle erano il preludio di una figura esile ma soda nei punti giusti, con un sederino e delle tettine che attiravano l’attenzione, e lei lo sapeva, anche di parecchi insegnanti.

Il preside entrò improvvisamente da dietro le sue spalle e senza dire una parola andò dritto dietro la scrivania. Quando le fu di fronte la fissò con uno sguardo freddo ma calmo, secco, con il volto apparentemente inespressivo..
-Buongiorno signorina Light, ancora da queste parti vedo..
Katia aveva rivolto lo sguardo verso terra tenendo sul viso un’espressione contrita che sembrava chiedere perdono. Ma non era proprio quel che sentiva. Infatti non riusciva a stare ferma e ogni tanto alzava gli occhi sbirciando il preside. Adorava quella sua figura alta e ritta da splendido maschio di colore sulla trentina con i capelli cortissimi e le spalle larghe, che le faceva la sua solita lunga ramanzina sulle buone maniere e l’importanza dello studio e del rispetto per gli insegnanti.
Katia questa volta aveva messo un rospo, con la collaborazione di Annie la sua compagna di stanza che però non era stata beccata, nel cassetto dell’insegnante di biologia con il risultato di farla volare dalla sedia per lo spavento. E di essere spedita per la terza volta in quattro settimane nell’ufficio del preside. Poco importava del resto, lei provava un sottile piacere nel restare a tu per tu con lui.
Sapeva che i sui 16 anni probabilmente le precludevano qualsiasi relazione sociale con lui ma voleva ripetere l’esperienza di stargli così di fronte, fremendo, arrossendo e bagnandosi un po’ solo ascoltando il suono della sua voce e guardandolo, intuendo i muscoli saettanti e nascosti sotto i vestiti castigati del preside Jhonson.
- Allora signorina?! Non dice niente?! Guardi che la prossima volta prenderò in seria considerazione la prospettiva di sospenderla.
- Oh mi scusi davvero Signor Jhonson, io.. era solo uno scherzo innocente,..
- Eh, va bene per oggi è perdonata, ma si ricordi, un’altra trovata dal genere e il provvedimento sarà la sospensione.. o peggio..

Katia tutta in subbuglio dopo un cenno del signor Jhonson uscì, e attraversando l’atrio notò che la bionda e prosperosa trentenne, la signorina Monroe aveva uno stano sorrisetto stampato in faccia mentre l’accompagnava con lo sguardo alla porta, che avesse capito perché era diventata così indisciplinata? Del resto tutte le ragazze dello Spleen College avevano messo gli occhi su quel pezzo d’uomo da quando il vecchio preside era andato in pensione…

Katia rientrò in stanza dopo essersi lavata i denti e preparata per la notte. Nelle stanze del suo caseggiato le ragazze dai 14 ai 17 anni erano divise in coppie e la cosa naturalmente aveva favorito lo svilupparsi di numerose relazioni omosessuali all’interno del collegio. Si poteva dire che quasi tutte le compagne di stanza durante la notte amoreggiassero e si dessero ai più sfrenati rapporti saffici. Katia non faceva eccezione.
Come le altre anche lei e Annie (la sua compagna di stanza da alcuni mesi) la sera nella loro stanza spesso giocavano fino a notte fonde scambiandosi baci e carezze sotto o sopra le coperte. Ma Annie era un tipo strano aveva quindici anni, e malgrado fosse la norma nello Spleen, non si era ancora decisa a lasciarsi portare all’orgasmo da Katia, era stata sempre lei invece nei mesi precedenti a far godere l’amica che le diceva cosa fare e come muoversi lasciandola poi libera di improvvisare liberamente con il suo splendido corpo assetato di sesso.
Katia quella sera era più eccitata del solito. Era tutto il giorno che ripensava al suo incontro con il preside Jhonson e si sentiva tutta bagnata e fremente dal pomeriggio.
Più volte nel corso delle lezioni pomeridiane si era persa nei suoi sogni immaginando una scena ben diversa da quella che si era presentata nella realtà, una scena che terminava con il bel preside nero che la inforcava lì nel suo studio strappandole l’uniforme e aprendole il fiorellino a un piacere senza limiti con il suo bel randello scuro.
Appena rientrata in stanza Katia si sdraiò sul suo lettino a castello, lei occupava quello di sotto. Annie invece era ancora seduta alla piccola scrivania dandole le spalle mentre scriveva, già pronta per andare a dormire.
Katia si mise ad osservarla, Annie era molto bella e precoce. Indossava solo le mutandine, era solita andare a dormire così per comodità diceva lei.
Katia non disse nulla e dopo essersi adagiata con la schiena sul muro aprì leggermente le gambe, lasciando che la veste da notte si allargasse e un po’ d’aria andasse sulla sua fichetta fremente. Squadrava la figura dell’amica intenta a scrivere. Annie era un po’ il suo opposto, mora e con gli occhi scuri, ma lei con i capelli lunghi e mossi, esile di corporatura, ma un po’ più alta e un po’ più prosperosa di seno malgrado fosse di alcuni mesi più piccola. Le mammelle di Annie si agitavano qua e là mentre scriveva e Katia non poté non notare i capezzoli dell’amica inturgidirsi sempre di più da che lei era entrata in stanza. Sorrise.
Dopo qualche minuto Annie smise di scrivere e si girò verso di lei.
- Vedo che siamo eccitate stasera.. E l’incontro di oggi con il preside? Com’è stato Katy?
- Mhh, mi ha fatto la solita ramanzina senza nemmeno guardarmi. Dio come me lo farei cara..piuttosto..anche tu sei su di giri o sbaglio?
Replicò Katia iniziando a carezzarsi le fichetta e palpeggiandosi la bionda peluria pubica.
- Beh insisti e vedrai.. è difficile che resista a delle avances vere e proprie, Katy, specialmente da parte di un bocconcino prelibato come te.
- Dici?!.. Beh in effetti non sono ancora stata esplicita con lui, del resto per ora ci sei tu che mi soddisfi completamente..e poi non vorrei finire nei guai. Vieni qui dai..!
E detto questo Katia chinò il capo all’indietro e si sollevò ancor di più la veste da notte iniziando a palparsi le grandi labbra con le dita. Poi aprì delicatamente il suo fiorellino bagnato con l’indice e il medio scoprendo la rosea carne della sua fica davanti all’amica.
Annie allora si alzò e si diresse sul lettino. Prima di chinarsi su Katia si levò le mutandine azzurre mettendo in mostra il suo pube rasato quasi completamente e la sottile striscia di peluria scura che ne spuntava.
Si appoggiò prima delicatamente al lettino a carponi e poi mise la testa dentro la sottoveste di Katia andando a cercare con il volto prima il bel pube biondo per annusarlo e poi con la bocca la vagina bagnata della compagna di camera. Vi si appoggiò contro e premette sentendo l’umido del suo umore.
– Siamo già tutte bagnate eh..
- Mhh. Mio Dio Annie come ci sai fare… ahhhh
Annie non rispose e cominciò a leccare l’amica con foga sempre maggiore mentre intanto inseriva anche le mani dentro la sottoveste e prendeva in mano le chiappette di Katia allargandole e palpandole con gesti delicati e precisi. Ormai sapeva cosa piaceva a Katia. Poi iniziò a passare e ripassare le mani nel solco delle natiche.
Katia intanto cercava di favorire il lavoro dell’amica allargando più possibile le gambe e cercando di allargare anche l’ano aspettando di farsi penetrare da dietro dalle dita della compagna.
Annie si tirò su di colpo e aiutò Katia a tirarsi via la sottoveste lasciandola completamente nuda. Katia si sdraiò aprendo ancor più le gambe ed Annie inforcò con la lingua la vulva calda e fremente di lei che gemeva e iniziava ad agitarsi sempre più scompostamente. Quindi, movendo le mani senza staccare la faccia, si bagnò indice e medio nella vulva ormai fradicia di liquidi e saliva di Katia, e mentre si rituffava con la lingua dentro il suo pube andò a cercare con il medio il forellino anale dell’amica. Iniziò a premere da sotto sulle pareti esterne del buchetto che intanto Katia, rossa in viso e con gli occhi chiusi, cercava di dilatare a più non posso mentre si lasciava andare a gemiti e sospiri.
- Si Annie spingi più forte ti prego! Ahm Ora Sììì..
Disse Katia lasciandosi andare ancora di più.
Annie le parlò affannosamente mentre ancora la leccava dentro
- Ti piace eh?!.. Sei proprio una gran troietta Katy.. e pensare che è solo una settimana… che ti sto scaldando l’ano con le mie dita… Ti piace allora?
- Sii ti prego aprilo completamente.. dai..
- Katy..
E detto questo Annie spinse con ancor più forza penetrando con tutto il dito medio lo sfintere dell’amica che si inarcò in preda al godimento affondando ancor di più la vulva bagnata nella faccia di Annie. Ormai un rivolo di liquido colava dalla fica di Katia e Annie leccava e bevevo il succo del piacere della sua amica continuando a premere da sotto con il medio sullo sfintere e sentendo al tatto le contrazioni delle pareti interne dell’amica ormai in estasi.
- OH continua ti prego, mettici dentro anche l’altrooo… ohh
Le parole di Katia si spensero soffocate dal piacere mentre Annie che si era sollevata la faceva mettere a carponi sul lettino e iniziava con il medio una azione di va e vieni sempre più forte nel culetto di Katia che cercava di aprire le gambe sempre di più e incoraggiava il movimento dell’amica movendosi a sua volta e premendo con il culetto sodo contro quel dito che la riempiva di estasi.
Annie carezzava con la lingua la vulva dell’amica ed intanto con la destra continuava il sul lavoro cercando di far colare dalla bocca di tanto in tanto un po’ di saliva sul buchetto arrossato di Katia per facilitare l’azione del suo dito. Con l’altra mano ogni tanto si passava addosso un po’ di umori di Katia sui capezzoli sempre più turgidi e sul pancino.
Dopo un po’ cambiò dito e inserì nel culetto dell’amica l’indice, ma dopo pochi secondi tornò al medio che era meno sottile e più lungo. Il cambiamento fu fatto rapidamente, e con un po’ di violenza dato che il buchetto di Katia era ancora abbastanza stretto, e produsse i suoi effetti su Katia, che iniziò a prenderci ancora più gusto e a cercare di dilatare lo sfintere ancor di più, scoprendo un nuovo grado di piacere.
Il movimento inizialmente solo accennato si era fatto via via più frenetico. Ora Katia dopo lo stordimento iniziale di sentirsi penetrata nell’ano (erano pochi giorni che avevano iniziato a farlo) iniziò a godere selvaggiamente e quando Annie appoggiò nuovamente la faccia sulla sua vulva bagnata e insinuò la lingua calda nella sua fichetta rovente, a leccare le sue pareti interne e l’imene ancora intatto, perse del tutto il controllo e fu pervasa da un orgasmo violentissimo che la squassò selvaggiamente. Muoveva il culetto e tutta la vita con forza crescente verso quella bocca e quel dito che le donavano un piacere violento e inestinguibile. Sentì il fuoco dentro e per mezzo minuto iniziò a guaire e a gemere senza sosta. Finché dopo un po’ non si riversò con il volto sul letto, restando con il culo in aria penetrata in fica dalla lingua e in culo dal medio dell’amica che continuava a frugare con frenesia tra le sue gambe ancora aperte e bagnatissime.
- OH, grazie grazie, grazie, grazie…
Sussurrava esultante con gli occhi chiusi il viso stravolto e la bocca semiaperta con un rivolo di bava che le colava dall’angolo destro.
– Annie sei stata grande…
- Oh di niente cara, ma tu lo sai che stai diventando proprio una grandissima troiona Katy?
- Rimani dentro con le tue dita. Mhh ! Vuoi che ti ricambi il favore?
- Sai che non mi piace.. io sono solo attiva..per ora.
- Per ora carina.. per ora.. aspetta qualche tempo ancora..non credo che resisterai ancora a lungo..ohh come ci sai fare!

Hui e Hai

Le due gemelline cinesi Yhan erano state spedite allo Spleen College dal padre, uno dei nuovi ricchi cinesi.Un grande industriale titolare di un impero di costruzioni edili legato alle gerarchie al potere nel suo paese. Le due ragazzine avevano suscitato un vero e proprio scandalo nella cittadina nella quale vivevano in Cina. Si era vociferato che avessero avuto rapporti sessuali (entrambe) con il proprio insegnante d’inglese e il padre per sottacere uno scandalo che avrebbe rovinato il buon nome della famiglia e molto probabilmente anche i suoi affari le aveva spedite a studiare in Europa, lontano da sguardi indiscreti e cinesi.
In effetti Hui e Hai non rappresentavano la norma neppure per un luogo di perversione come lo Spleen. Entrambe magrissime e identiche, con fluenti chiome more raccolte a coda sulle quali portavano nastrini di diversi colori per farsi riconoscere, dalla siluhette slanciata. Avevano dei corpi da favola malata. Le tettine appena accennate ma in rilievo sul petto e due culetti così sodi da sembrare scolpiti nel marmo. Gambe lunghe e affusolate e un’espressione indecifrabile sul volto ancora da adolescenti, quasi da bambine, malgrado i loro quindici anni.
Da che erano arrivate in collegio non avevano fatto molte amicizie e passavano la maggior parte del loro tempo assieme.
Tra le ragazze che vivevano sul loro piano si vociferava che di notte le due gemelline, una volta passata la ronda serale della signorina Monroe si davano a un sesso incestuoso e violento, almeno a giudicare dai rumori che si sentivano provenire dalla loro cameretta. Gemiti, colpi di frusta, rumori strani e di tanto in tanto nel cuore della notte vere e proprie grida di dolore incomprensibili in cinese.

Una sera della settimana precedente, Annie dopo aver fatto godere Katia più volte fino allo svenimento, non riuscendo a dormire per l’eccitazione era uscita in corridoio così come si trovava, in mutande. Camminando scalza, pian piano, si era avvicinata vinta dalla curiosità alla stanza delle gemelline che era in fondo al loro corridoio per spiarle dalla serratura. Le aveva viste bene, erano entrambe completamente nude tranne per il nastrino tra i capelli. Hui lo aveva rosso (mentre la sorella lo aveva blu) ed era a carponi sul letto con le gambe aperte mentre Hai da dietro, sembrava cavalcarla in culo con uno strano aggeggio scuro legato in vita. All’inizio Annie lo scambiò per un “normale” fallo finto legato a un perizoma ma continuò ad osservarle in preda ad un’eccitazione crescente. Si accorse di essere bagnata e iniziò a sditalinarsi lì, in corridoio, appoggiata a quella porta. Era straeccitata al pensiero che una compagna qualunque o addirittura la signorina Monroe potesse passare e scoprirla lì con le gambe aperte e una mano nelle mutandine che si frugava dentro.
Ma la visione delle due gemelline che si fottevano selvaggiamente era più forte di qualsiasi timore e il desiderio di toccarsi era irrefrenabile.
Intanto le due sorelle continuavano a scoparsi come pazze davanti ai suoi occhi cercando di trattenere grida e gemiti. Hai continuava a pestare quell’aggeggio nel sederino della sorella, spingendolo con foga dentro di lei che, tutta rossa in volto, aveva un’espressione mista di sofferenza e piacere e i lineamenti sconvolti da una goduria crescente.
Finalmente dopo dieci buoni minuti di va e vieni Hui sembrò essere sul punto di raggiungere l’orgasmo e iniziò a muoversi sempre più rapidamente. Fino a quel momento infatti aveva lasciato tutta l’iniziativa alla sorella che l’aveva pistonata tutto il tempo con un ritmo regolare e palpeggiata sulla schiena e ogni tanto pizzicata sulle tettine e sui capezzoli eretti. Hui quindi iniziò a muovere il sederino con foga e a gemere mormorando ad Hai qualcosa di incomprensibile in cinese. Allora Hai accelerò il ritmo e iniziò a dare dei colpi più violenti di prima con un ritmo sempre maggiore finchè dopo una trentina di secondi Hui emise un gemito rotto, come se le mancasse il fiato, e si accasciò sul letto con le chiappette in aria e la testa sprofondata tra le lenzuola. Hai estrasse il fallo dallo sfintere della sorella e con grande sorpresa di Annie che continuava a toccarsi in preda a una frenesia crescente, ma anche a guardare bene dalla serratura, notò che non si trattava di un semplice fallo di plastica, ma l’oggetto non era per nulla liscio come un vibratore o qualsiasi altro pezzo in lattice, bensì aveva tante piccole punte fatte in plastica più scura e acuminate che spuntavano fuori dalla sua superficie.
Annie strabuzzò gli occhi e vide anche un sottile rigagnolo di sangue sgorgare dal sederino di Hui ancora ferma nella posizione di prima, tremante e sconvolta dall’orgasmo provato. Annie venne così, sulla porta, sussultando mentre con il proprio dito medio si penetrava la fichetta e si accarezzava la parete dell’imene, mentre osservava Hai che leccava via il sangue che ancora macchiava il culetto palpitante della sorellina sussurrandole parole dolci in cinese.

Francine ed Eloise

Lo spleen college era situato in Svizzera, in una splendida e ridente vallata ed era aperto durante tutto l’anno solare.
Alcune ragazze, in genere quelle che avevano i genitori più severi e più impegnati, erano costrette a rimanerci anche durante i mesi estivi. In quel periodo di solito, si organizzavano per quante rimanevano, escursioni e gite nelle vallate limitrofe.
Francine ed Eloise due ragazze francesi di 15 e 16 anni che dormivano nello stesso piano di Katia Annie e delle gemelline cinesi, l’estate precedente si erano trovate entrambe su direttiva dei proprio genitori a passare l’estate al college e proprio durante una di quelle escursioni avevano avuto la loro prima esperienza sessuale. In tenda, durante una fresca serata estiva in una vallata non troppo lontana, Francine aveva iniziato ad allungare le mani sul corpo della sua compagna che fingeva di dormire, ma sotto il sacco a pelo era già completamente nuda. Francine era una meravigliosa quindicenne rossa di capelli con due occhioni azzurri. Aveva delle grandi tette burrose e anche un gran bel sedere pieno e carnoso ma tosto e sodo era alta e in carne. Mentre Eloise era il classico scricciolo moro, anche se sedicenne la sua corporatura piccolissima la faceva sembrare una bambina, i suoi seni erano ancora appena accennati, e il culetto ricordava un infante, tanto era piccolo e sodo. Poi c’era la sua statura che non superava il metro e mezzo. In breve, entrambe furono fuori dai sacchi a pelo, e, denudatesi, si strinsero l’una nelle braccia dell’altra iniziando a strusciarsi freneticamente. I delicati pubi rasati delle ragazzine fremevano e grondavano umori ed eccitazione, le cosce si intrecciavano, le manine palpavano i seni e le dita andavano a strizzare i capezzoli turgidi
Eloise a dispetto della sua ritrosia iniziale prese l’iniziativa e si gettò a cavalcioni sull’amica a succhiare e a strizzare coi denti i grandi capezzoli di Francine fino allo spasimo mentre l’altra felice di aver scatenato la compagna iniziò a godere senza freni.
In quel corpo contro corpo sui materassini le due ragazzine si cimentarono durante quella notte estiva tra canti di grilli e civette in ardite, quanto a loro sconosciute, posizioni sessuali.
E fu proprio una delle sere successive al loro primo approccio che furono scoperte dalla signorina Monroe, richiamata dai gemiti che sentiva provenire dalla tenda delle due francesine.
Le sorprese in un sessantanove folle di piacere, con le bocche legate ai sessi in una carezza dura e dolce dalla quale grondavano fiotti piacere oltre ai loro intimi umori.
- Signorine! Ma dico..!
Le due ragazze si destarono dall’incanto nel quale erano immerse e in un lampo si staccarono l’una dall’altra, rimanendo così nude e sdraiate, esposte allo sguardo della segretaria del preside.
- Bene bene… Non ci sono parole per descrivere quello che ho appena visto, sapete cosa succederà se questa faccenda dovesse venire a galla??
Francine ed Eloise ancora non ci credevano, la signorina Monroe troneggiava con un sorrisetto che non prometteva nulla di buono sull’apertura della tenda e le loro espressioni d’estasi erano state sostituite da un terrore folle.
- La prego signorina Monroe è stata colpa mia! Eloise non c’entra..
Disse d’un fiato Francine con uno sguardo supplichevole
La signorina Monroe sogghignò ancor di più.
- Non c’entra eh? A me non sembra proprio, aspettate che il Preside Jhonson sappia quello che ho appena visto e come minimo verrete espulse entrambe dal college..
Eloise scoppiò in singhiozzi.
Francine non demordeva
- La prego signorina Monroe! Tutto! Ma non lo dica al preside, se i nostri genitori lo sapessero sarebbe la fine..la prego!! La scongiuro!
- Eh no ragazze non sperate di passarla liscia, nude come vermi in tenda due ragazzine della vostra età per di più. Francine hai solo 15 anni..
- La prego signorina Monroe! Ci metta in punizione, ci divida se vuole ma non lo faccia sapere alle nostre famiglie, siamo disposte a qualunque cosa pur di non venir cacciate.
- A qualunque cosa avete detto?
- Sì
- Sì
Risposero le due all’unisono.
- Sicure?
- Sì
- Sì

- Allora vedremo come si possono appianare le cose, se mi verrete incontro ragazzine forse, e dico forse, potreste anche passarla liscia..

Passò una settimana da quella serata. L’escursione finì e Francine ed Eloise fatto ritorno al college continuarono a dormire nella stessa stanza di prima, dove si erano conosciute. Ma per paura della signorina Monroe la notte non osavano far altro che non qualche toccata fugace e qualche candido bacio.
Finalmente poco dopo l’inizio delle lezioni autunnali l’attesa finì. la signorina Monroe avvicinò durante l’ora del pranzo Eloise mentre era in fila in mensa e le sibilò nell’orecchio
- Allora siete pronte ragazzine a pagare il prezzo del mio silenzio?
Eloise arrossì tutta, per poco non le cadde il vassoio e sussurrò a voce ancor più bassa.
- Sì signorina ci dica quello che dobbiamo fare.
- Questa sera a mezzanotte lei verrà nel mio appartamento al piano terra. In uniforme. E niente domande.
Eloise chinò il capo facendo cenno di sì con lo sguardo. La signorina Monroe sogghignò nuovamente.

Quella sera Francine supplicò Eloise di non andare, ma alla fine capirono entrambe che quello era il solo modo per non essere entrambe espulse dallo Spleen College.

La signorina Monroe

Eloise bussò lievemente alla porta.
Sentì la voce della signorina Monroe
- Avanti Eloise..entra, è aperto.
Girò la maniglia ed entrò nell’appartamento della donna. Sembrava molto piccolo. C’era un atrio buio di un paio di metri quadrati, il pavimento era ricoperto di moquette scura e una luce bianca proveniva dalla stanza contigua.
- Vieni avanti piccola
Disse la signorina Monroe.
Eloise varcò la soglia della stanza illuminata, era la camera da letto della signorina Monroe. Il letto occupava quasi tutta la stanza tranne i lati su cui erano due comodini e un’alogena accesa.
Eloise trattenne il fiato e si guardò attorno, la signorina Monroe era in piedi a fianco al letto, aveva delle calze a rete nere autoreggenti, il pube completamente rasato al vento e un corpetto di pelle sulla pancia che le lasciava liberi i grandi, grandi e turgidi seni!
Era completamente diversa dalla Signorina Monroe di tutti i giorni! La signorina Tailleurs! Come la chiamavano le compagne. Di solito sempre in abiti castigatissimi che probabilmente le servivano anche a nascondere una femminilità così prorompente.
La chioma bionda non più raccolta le scendeva giù dietro la spalla destra, il corpetto di pelle che le sosteneva le tettone, la pelle del pube completamente rasata con un solo fiocco biondo che le spuntava sulla superficie bianca come il latte. E poi quelle calze a rete nere! Eloise era molto confusa e allo stesso tempo un po’ eccitata dal contesto, non sapeva più cos’aspettarsi. Con Francine avevano parlato di cosa potesse essere la punizione e francamente non avevano preso in considerazione un’ipotesi tanto estrema.
Lei era in uniforme come le era stato ordinato.Rimaneva immobile a un passo dalla porta della stanza.
- Su piccola appoggiati alla spalliera del letto e inizia ad aprire le gambe.
Eloise non disse niente, mosse un passo dalla porta al letto, aveva paura ma ormai non poteva tirarsi indietro o non avrebbe più rivisto Francine, quindi, si disse, meglio obbedire.
Quando si fu appoggiata come la signorina Monroe le aveva detto la vide muoversi e andare dietro di lei. La Monroe svettava davanti all’esile figura di Eloise.
- Su piccola vedi di fare la brava!
Le disse in modo autoritario iniziando a palpeggiarla energicamente sulle chiappette attraverso la gonna azzurra dell’uniforme con foga sempre maggiore.
Eloise si sentiva spaesata dalla situazione. Era alla mercé della segretaria, in una situazione che non si era immaginata neanche lontanamente e che non si sentiva pronta ad affrontare. Con le gambe aperte sentiva le mani della statuaria teutonica insinuarsi adesso sotto il vestito e tra le mutande, poi allargarle le chiappette strusciandoci in mezzo con le dita. Poi una mano si fece strada nella camicetta, prima la sbottonò, poi prese a titillarle i piccoli rosei capezzoli. Poi a spremerli con forza. Eloise cercava di non lasciarsi trasportare ma le mani della Monroe erano più esperte di quel che immaginava, e sentiva l’eccitazione crescere e i capezzoli diventare sempre più turgidi. Rimaneva passiva ma involontariamente sentiva il suo corpo adagiarsi a quelle carezze, i muscoli rilassarsi, il sedere sporgerle naturalmente verso quelle mani.
- Ah ti piace eh? Sei proprio una piccola zoccola Eloise. Lo immaginavo
E detto questo la bionda segretaria si chinò, si mise in ginocchio e tirò giù le mutandine di Eloise fino alle caviglie.
Eloise agitò i piedi per togliersele, intanto la Monroe era già sul suo culetto con la faccia sotto la gonna.
- Adesso vediamo un po’ questo sederino e questa fichetta.
Eloise chiuse gli occhi, senti la mano della Monroe sotto l’uniforme palparle la fichetta, passare e ripassare delicatamente le dita sulle sue grandi labbra. Iniziò a bagnarsi. La Monroe parve gradire quest’eccitazione e sollevò la gonna fin sulla schiena di Eloise, lasciandola completamente nuda dalla vita in giù, fino alle scarpe.
- Bene bene, che chiappette da fata che hai piccola troia!
- Ma.. Signorina Monroe.. oh.. ooooh…
Eloise si sentiva mancare ma rimase in piedi con le gambe aperte. Ora sentiva la lingua della donna leccarle il solco tra le natiche con passione. Presa dalla frenesia spinse in fuori il culetto verso un dito che già da un po’ le stava solleticando il buchino tra le chiappe. La Monroe non attese altro, dopo essersi leccata abbondantemente il dito ed aver insalivato per bene l’ano di Eloise, la inforcò con il medio e la ragazzina per tutta risposta allargò ancor di più le cosce e spinse in fuori ancor di più il sederino.
- Sei proprio un gran puttana piccola Eloise! Ti piace se spingo ancora?
- Aaahh Siì. Signorina Monr.. Ahh ancora…
Si trovò ad esclamare senza neanche rendersene conto, ma il piacere era troppo intenso e Eloise chinò un po’ le ginocchia per aprire meglio le chiappe. Allo stesso tempo cercò dilatare l’ano per favorire il movimento del dito che la frugava. Si accorse di essere completamente bagnata, dalla sua fichetta ancora vergine fiottavano umori. Stava per esplodere dal piacere
- Sii, mi sfondi il culo signorina Monroe!
La bionda segretaria del preside non si fece pregare e iniziò con sempre più forza il movimento di va e vieni con il suo dito che nel momento di massima penetrazione affondava completamente nel culetto della piccola Eloise. Il forellino si era allargato un po’ ed era tutto arrossato.

Ormai la ragazzina non riusciva più a reggersi in quella posizione scomoda e si lasciò andare in ginocchio, con le gambe sempre aperte portando il culo proprio all’altezza del volto della Monroe.
La donna iniziava a prenderci davvero gusto.
- Sei veramente una depravata piccolina..ma adesso assaggia questo!
E nel dirlo piazzò il medio dell’altra mano nella fichetta bagnata della ragazzina e quindi iniziò a leccarla. L’effetto fu subitaneo: Eloise venne violentemente e il suo corpo si scosse per lunghi secondi prima di accasciarsi con il sedere ancora in aria alla mercé della Monroe e le braccia appoggiate per terra. La donna intanto non si era fermata e dopo aver provocato quell’orgasmo continuò a leccare con foga la fica della ragazza e a stantuffare il medio nel culetto, Eloise dal canto suo non ci mise molto a riprendersi e dopo una trentina di secondi di questo trattamento sembrava godere ancora di più e si strusciava verso le due dita che la inforcavano. Aveva perso del tutto il controllo, era ancora semivestita, con la camicetta dell’uniforme aperta addosso e la gonna rovesciata sulla schiena, persino le scarpe ancora ai piedi ma la zona genitale era esposta a stimoli del tutto nuovi e violentissimi.
La Monroe sentiva la punta del suo medio toccare l’imene della ragazzina mentre affondava con la mano dentro di lei, e sentendo sulla parete della piccola fica toccare dall’altra parte il medio che penetrava il retto della ragazzina fu presa da un piacere perverso e decise di sverginarla con le dita. Iniziò a spingere con più forza, ma ancora con delicatezza. Poi un po’ più decisa finché l’imene cedette e il dito indagatore si spinse piano piano sempre più in fondo scivolando nel viscido condotto del piacere. Eloise provò una fitta nella vulva, fu un attimo. Poi ancora piacere. Ondate di piacere che si riversavano dentro di lei e la facevano impazzire. Venne nuovamente e chinò ancor di più il capo.
La Monroe però non era paga e senza smettere di masturbare la fighetta che aveva ormai riempito con tre dita le tolse il dito medio dallo sfintere e raccolse da terra un oggetto che la francesina non aveva notato. Era un fallo di lattice, rosa,avvolto in un panno e lungo una ventina di centimetri e largo quattro o cinque. La donna iniziò a leccarlo con foga mentre la sua mano sinistra continuava a frugare la vagina dell’allieva che ora si trovava a carponi davanti a lei.
Poi tolse la mano sinistra ormai totalmente affondata dalla vagina, ora tutta arrossata, e cosparse con un po’ di viscido liquido umorale di Eloise l’oggetto rosa.
Eloise era in preda all’estasi e in quei momenti non pensava più a nulla se non al piacere intenso che le proveniva dalla mano che sentiva carezzarle la fica da dentro. Si era ripresa anche dal secondo violento orgasmo e sentiva la mano prenderla e lasciarla per qualche secondo.
Non vide la segretaria leccare e insalivare l’oggetto di lattice alle sue spalle, sentì solo qualcosa di duro e bagnato appoggiarsi al suo fiorellino anale. E poi le pareti del suo culetto che venivano forzate. Cercò di gridare ma la Monroe fu più rapida e con il panno che avvolgeva il fallo le tappò la bocca, mentre con l’altra mano le affondava il fallo nel culo. Eloise sentì uno strappo e poi le pareti del suo sederino aprirsi e subito richiudersi sull’oggetto che la lacerava.
Si sentiva piena. Nel culo il fallo e nella vagina le dita calde che ora di nuovo le titillavano le umide labbra recondite, in bocca, o per meglio dire in gola quel panno umido dei suoi umori che vi erano colati quando era ancora in piedi. Una sorta di calore la pervase. Tra le mani esperte della segretaria provava un godimento nuovo che Francine non le aveva ancora donato. La gioia di essere posseduta in tutto e per tutto, una voluttà l’avvolse, la sensazione di essere stata riempita in ogni anfratto del proprio corpo. Preda di un folle orgasmo iniziò a gemere e a scuotersi freneticamente con il panno ancora stretto tra i denti si chinò, e nell’intimo desiderio di riempire di piacere tutta se stessa allungò la mano dietro di sé afferrando quella della Monroe, portandosela sui minuscoli seni e premendo forte, quasi a volerli spremere. Intanto la Monroe continuava il suo lavoro con l’altra mano, sbavando di tanto in tanto un po’ di saliva che spargeva sul foro anale di Eloise e muovendo lentamente il fallo di lattice dentro quelle chiappette finché non la sentì fremere nuovamente squassata da capo a piedi come in preda a una scossa ad alta tensione. Eloise quasi svenne. Si accasciò a terra e la donna le sfilò lentamente dal culo il fallo che in parte era ancora dentro di lei.
Quando si riprese la Monroe era sdraiata a letto, e la chiamò
- Vieni piccola adesso vieni qui.
Eloise si alzò in piedi, si sfilò la gonna tutta imbrattata di liquido e di sangue, si toccò la vagina,
- Ahh!
- Non devi toccarla adesso piccola, domani starai meglio. Adesso vieni.
Eloise senza dire nulla salì sul letto. La Monroe l’aspettava con le gambe aperte.
- Vieni piccola, assaggia questa
Disse allargando ancor di più le gambe e mostrando sotto la zona pubica pelata una vagina grondante umori.
La francesina memore dei ripetuti orgasmi appena provati si gettò sulla fica felice di poter ricambiare e iniziò a leccare con foga il clitoride della donna che fremeva sotto i colpi della sua lingua. Pian piano Eloise si fece più ardita, e iniziò ad alternare i colpi di lingua con le dita che affondavano facilmente nella viscosità della vulva. Mordicchiò il clitoride, affondò le mani nel letto per prendere in mano il delizioso culone della donna, un sedere grosso e sodo che le sue mani potevano stringere solo in parte, quindi trovò il forellino dell’ano e ci spinse il ditino con foga mentre riprendeva a titillare con la lingua il clitoride della Monroe. Questa stava godendo forsennatamente, con la testa rivolta all’indietro continuava a gemere e a ripetere frasi oscene all’indirizzo di Eloise cercando di spalancare le gambe il più possibile.
- Dai piccola troia fammi godere! Oh! Oh Sii! Più forte, spingi, mordimi lì aah! Spingimelo tutto dentro il dito! Ahh, sei una piccola vacca! Oh come sei troia Eloise, Una piccola troia!
L’allieva continuava a leccare e a spingere il medio nel culo della donna, finché dopo alcuni minuti la sentì fremere e allungò anche l’altra mano sui grandi seni, strizzando quei grossi capezzoli e soppesandoli con le manine.
La piccola Eloise si era come risvegliata e giocava con quel corpo di donna così grande rispetto al suo, presa da una frenesia incontrollabile, non sentiva più né il bruciore all’ano né alla vulva, non ricordava più la paura di prima dell’incontro, ma solo la gioia violenta e un po’ brutale che quella donna le aveva dato.
Lei stessa si sentiva più audace del previsto e in breve, la Monroe venne con le gambe spalancate sulla sua bocca Eloise.
Lei continuò a leccarla piano.
- Brava! Vedo che stai imparando
Disse la Monroe sollevandosi sui gomiti, ma rimanendo con le gambe spalancate e il sesso offerto alle labbra di Eloise.
- Mm continua..così leccami troietta. Hai il corpo di una bambina ma sei già una gran puttanella piccola Eloise. La mia puttanella francese! La mia piccola troia che mi lecca la vulva. Si, come sei troia!
Eloise ascoltava queste oscenità mentre continuava a leccare la fica della segretaria con diligenza e ascoltandole, si rendeva conto che le piaceva venire insultata in questo modo, lei, proprio la piccola Eloise sempre elogiata da tutti veniva trattata come l’ultima tra le cagne in calore.
Intanto la Monroe continuava a parlare e ad accarezzarle i capelli corti
- Vedi adesso ti spiego cos’altro dovrete fare.. Vedi piccola tu per ora sei a posto, ma la tua amichetta!?..
Eloise continuò a leccare.

Preside Jhonson

Subito dopo aver congedato la signorina Katia Light, Mr. J. J. Jhonson, preside emerito dello Spleen College era assorto nei suoi pensieri.
Dopo un paio di minuti si alzò dalla sedia e si diresse verso la libreria stracolma di libri sulla parete di fronte. Si appoggiò, spinse un libro in dentro facendo scattare un arcaico meccanismo. Ci fu un rumore sordo, la libreria si aprì in due davanti un vano segreto. Il preside tornò alla porta e si affacciò
- Signorina Monroe
- Sì Signor Jhonson, rispose lei
- Non voglio essere disturbato per favore.
- Va bene

Il preside rientrò nella stanza e dopo aver chiuso la porta a chiave. Entrò nel vano segreto. Da qui aveva la situazione sotto controllo.
La stanza era un semplice quadrato di tre metri per tre. Due pareti erano completamente ricoperti da piccoli monitor. Sotto di essi alcuni videoregistratori, un computer acceso e una centralina di collegamento. Sessantatrè telecamere! Una per ogni stanza del caseggiato A. Quello delle camere da letto delle ragazzine per intenderci. Il preside si mise a scorrere con lo sguardo sulle file di monitor.
Vediamo, pensò, se c’è qualcosa di interessante.
Erano le tre del pomeriggio eppure,..Nei bagni niente, terzo piano, niente quarto piano..
- Eccole, sono già al lavoro le piccoline!
Esclamò quindi il preside e si avvicinatosi al computer, avviò la registrazione di quel che avveniva nella stanza 408. Erano Marika e Yoshiko, due diciassettenni una svizzera e l’altra Giapponese che dormivano sullo stesso piano delle altre già menzionate. Quel giorno si erano incrociate di sfuggita durante le attività del campus, Yoshiko aveva il corso di disegno alle 4 e Marika era in camera a ripassare. Anche loro erano amanti abitudinarie e il preside le intercettò mentre si stavano sditalinando a vicenda sul letto, completamente nude con le gambe intrecciate.
Il corpo bianchissimo di Yoshiko, esile morettina dai lunghi capelli raccolti in trecce si stagliava su quello di Marika che era bionda ma abbronzata e dalla figura più piena rispetto alla compagna di giochi. Il sole filtrava appena dalle tapparelle della stanza, ma la luce era perfetta per la ripresa che il preside stava registrando.
Il vecchio pazzo doveva essere un guardone!
J. J. Jhonson sorrise a sé stesso. Sono seduto su una miniera d’oro.
Ma intanto decise di non distrarsi e di tornare al lavoro, nei bagni al piano terra quella ragazzina di colore, Terry, si era appena lavata i denti, e ora, si stava masturbando con lo spazzolino, il preside avviò la registrazione.
Al terzo piano le piccole tedesche stanno per tornare dal basket, so già cosa faranno dopo la doccia e poi c’erano le cinesine sulla camera d’angolo al quarto piano, certo quelle due piccole pervertite erano sempre chiuse in camera a farsi qualunque cosa.
Il preside continuava a osservare i monitor, sapeva che se fosse ripassato tra qualche ora avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta, dopo il giro della Monroe, le ragazze si scatenavano tutte le sere. La Monroe, la fredda signorina Monroe, c’è dentro anche lei da ieri sera, ci sono dentro tutte adesso. Devo solo scegliere cosa mi conviene di più, se ricattarle o se vendere i filmati.
Il preside tornò ai monitor, Yoshiko e Marika stavano dando ancora spettacolo, prese in un sessantanove furioso si stavano consumando le fiche con le lingue. Terry stava ancora giocando con lo spazzolino nel bagno e le piccole tedesche stavano tornando dal basket. Anche le gemelline cinesi erano all’opera con un doppio fallo inforcato nelle loro fiche si stavano dimenando entrambe sul lettone della loro stanza.
Il preside iniziò a registrare anche loro, la 403. Bene così, penso proprio che questo materiale vada venduto e utilizzato per il mio divertimento sfrenato.
Lasciando tutta l’attrezzatura in funzione il preside si diresse nuovamente nell’ufficio. Chiuse il vano segreto facendo riscattare il meccanismo del libro e si affacciò a chiamare la signorina Monroe.
Quando lei fu entrata il preside Jhonson le sorrise cordialmente con tutti i suoi denti bianchissimi
- Signorina Monroe so cosa ha fatto ieri sera con quella ragazzina francese
La donna in piedi davanti al preside ebbe un sussulto e quasi perse l’equilibrio, appoggiò la mano a una sedia. In silenzio.
Come poteva essere possibile?
Il preside continuava a sorridere.
- Signorina Monroe forse non le farò rapporto..
Lei fece un passo avanti con le mani giunte in preghiera.
- Mi dica signor Jhonson! Cosa posso fare?
Il preside continuando a sorridere si tirò giù la zip e si appoggiò alla scrivania.
La monroe nel suo tailleur scuro castigatissimo si inginocchiò immediatamente davanti a lui e prese a frugare con le mani nei pantaloni. Lui restava sorridente. Lei gli tirò fuori il pene scuro, rimanendo per un attimo ad ammirarlo, era un bel serpente nero di venti centimetri, la signorina Monroe lo prese tra le mani e iniziò a massaggiarlo facendolo crescere e rizzare mentre il preside si inarcava e iniziava a gemere. Lei armeggiò un attimo con i pantaloni facendoli ricadere alle caviglie del suo superiore.
Poi iniziò a prendere in bocca quel possente fallo, prima solo la cappella, poi sempre più, finché iniziò un movimento frenetico con le labbra di su e giù mentre con le mani gli carezzava il sedere e le grosse palle nere che ora penzolavano alla radice dell’asta.
Il preside carezzava i capelli raccolti della biondona inginocchiata ai suoi piedi.
- Ah Bella cagnona bionda!
Esclamò soddisfatto
- Aaah fammi godere! Si!
La Monroe continuava presa dal suo compito con ardore.
Lui la vide succhiargli il cazzo fino allo spasimo, prenderlo quasi tutto nella sua bocca aperta come una caverna e risucchiarlo completamente, la vide ciucciare come una folle e poi alla fine quando finalmente eiaculò violentemente la vide ingoiare avida il suo sperma e poi tenersi non sazia il pene afflosciato in bocca. La signorina Monroe però non sembrava essere ancora soddisfatta. A colpi di lingua fece rizzare
di nuovo il randello del preside, nelle viscosità di saliva e sperma ancora presenti.
Lui ancora non aveva abbandonato la sua posizione, né il suo sorriso dopo l’orgasmo era scemato.
- Bene Signorina Monroe, continui a succhiare mentre parlo.
Lei andò avanti senza scomporsi.
Dopotutto quello che stava facendo non era un vero e proprio sacrificio. L’enorme cazzone nero del preside Jhonson l’aveva eccitata al punto da farle dimenticare che quell’uomo la stava ricattando.
- Adesso c’è un’altra condizione perché non le faccia rapporto.
Lei continuava a darsi da fare con più impegno di prima, succhiando avidamente l’asta del preside dalle palle allo scroto e poi risalendo con la lingua fino alla cappella insalivando ogni centimetro quadrato di quel possente bastone nero.
- Vede..aaah!
Continuò lui sussultando
- io ho capito benissimo che ha ricattato quella ragazzina..uuum! Sii! e la sua compagna di stanza per farle venire da lei
La Monroe continuava a succhiare beatamente.
- Si preside
Riuscì a dire ancora mentre si ficcava il pene del suo superiore di nuovo tutto in gola.
- Bene… Aaah!
Lui fremeva nuovamente.
- Ahm! Sii! Come lo succhia bene signorina Monroe! Come una cagna! AAAh! Una cagna biondaaah!
Il preside mentre diceva convulsamente queste parole appoggiò le mani sulla testa bionda della segretaria e iniziò a spingerla verso il suo pene accompagnando quel superbo pompino con le sue mani.
Lei gli prese in mano le palle e le accarezzò con delicatezza mentre sentiva il cazzo inturgidirsi ulteriormente e spingersi più in fondo nella sua gola ormai rovente. Poi sentì il sussulto e il nuovo fiotto di sperma come ricompensa per il suo impegno che le inondava la gola con un calore meraviglioso.
- OOOOH! Signo..Ooooh!
Esclamò lui infine mentre si svuotava per la seconda volta nella ghiotta cavità orale della segretaria.
Dopo alcuni secondi si riprese.
- Voglio entrare nel suo gioco con quelle due signorina Monroe!
Disse infine il signor Jhonson mentre si asciugava le gocce di sudore che imperlavano la sua fronte.
- Per quando ha convocato l’altra?
La Monroe non rispondeva, continuava a succhiare.

Tris

Francine non era per niente soddisfatta della spiegazione di Eloise. E non aveva capito perché non le aveva detto di che punizione mai si trattasse. Le aveva solo riferito l’ordine, così lo aveva chiamato lei, della signorina Monroe. Presentarsi quella sera in uniforma al suo appartamento a mezzanotte.
Francine si avvicinò alla porta,bussò piano, sentì dei rumori dietro, sentì la voce della Monroe.
- Avanti!

Francine entrò nel piccolo atrio e la Monroe gli fu subito davanti con una benda.
- Su la metta prima che cambi idea.
- Come scusi?
Francine sembrava interdetta dalla situazione.
- Si metta la benda signorina. In Fretta.
Francine ubbidì e si ritrovò al buio. La Monroe la prese per mano e la condusse verso un’altra stanza. Francine aveva il batticuore, che situazione assurda.
D’un tratto Francine sentì spingersi e cadde su un letto.
Il preside aspettava in piedi completamente nudo mentre la segretaria dopo aver spinto Francine sul letto si stava spogliando. Ma Francine non vedeva nulla di tutto ciò. Sentiva solo qualcuno bisbigliare
- Abbassa la luce..
- Ok
Poi sentì due mani sbottonarle la camicetta
- Ma..
Fece per protestare
- Ssssht!
- Mormorò una voce perentoria
Poi delle mani le sganciarono la gonna, le sfilarono le scarpe, e le calze di cotone. Le tolsero le mutandine di seta. Lei obbedì docile e silenziosa fino a ritrovarsi completamente nuda seduta sul bordo del letto con i capezzoli inturgidite per l’eccitazione della situazione. Sentiva movimenti diversi nella stanza. Dovevano esserci due persone per lo meno. Il suo corpo pieno e lentigginoso doveva essere ben esposto seduta com’era sul letto. Sentì qualcuno che le si faceva più vicino sentì due labbra dure e dolci iniziare a succhiargli i capezzoli duri.
Poi due mani si sostituirono alle labbra che la succhiavano e le presero i capezzoli iniziando a spremerle le tette grosse e piene, mentre altre due mani subito le furono addosso sulla vita e iniziarono a esplorarle le parti basse.
Francine si sdraiò sul letto aprendo le gambe. Sentì ancora una tempesta di mani sul suo corpo, dita che le aprivano l’ano, dita che le palpavano la vagina che si iniziava a bagnare, dita e labbra e denti che le strizzavano e mordicchiavano i capezzoli e in bocca baci roventi e mani che la esploravano fino in gola. Lei iniziò a godere selvaggiamente per quel trattamento scotendosi tutta. Poi, sentì una superficie nuova premerle sulla bocca. Schiuse le labbra e iniziò a succhiare il cazzo che le veniva offerto.
Il preside si era messo a cavalcioni di Francine e le stava spingendo il suo pezzo di carne nera in gola pian piano per non soffocarla, ma con decisione. Quando vide che era piena iniziò a fotterla lentamente in bocca avviando un lento movimento di va e vieni. Francine sentiva il sapore del cazzo in bocca, era al suo primo pompino e le andava bene che fosse qualcun altro a dirigerla nei tempi e nei modi. Per di più ci stava davvero prendendo gusto. Intanto la Monroe si era messa ai piedi del letto e stava cominciando a leccare la fichetta francese con foga, massaggiandole il pube quasi del tutto rasato con bramosia.
Francine gemeva. Il preside accelerò il ritmo dei suoi colpi preso dall’eccitazione della situazione. Dopo un paio di minuti sentì di star perdendo il controllo e lasciandosi andare venne, continuando il movimento del fallo dentro la gola della ragazza e sparando un flusso di candido sperma nella bocca di Francine che pur presa alla sprovvista, cercò di ingoiare il caldo liquido che sentiva di aver munto. Un rivolo le colò di lato sulla guancia.
- mmmh! gemette la ragazzina mentre cercava di ingoiare tutto.
Il preside le sfilò il cazzo ancora eretto dalla bocca riversando altri fiotti di denso liquido seminale sulla faccia e sulla pancia della giovane che ora aveva il viso tutto imbrattato di seme. Francine dal canto suo non capiva più niente ed era in preda ad un violento orgasmo procuratogli dalla lingua della Monroe. Sentì delle gocce di liquido sul suo corpo ma in breve non capì più nulla, sentiva solo una bocca che le dava un folle piacere. Il preside che si era rialzato ora si spostò rapidamente preso dall’esaltazione e scostò la faccia della segretaria dalla fichetta di Francine che ora giaceva semicosciente con le braccia gettate sul letto. Il Signor Jhonson appoggiò il fallo sulle grandi labbra bagnate di Francine che al contatto con quel pezzo di carne gemette e spalancò le gambe. Poi con un colpo secco fu dentro di lei e iniziò a muoversi con forza e ritmo crescente.
Francine che aveva sentito uno strappo sottile e poi una goduria senza fine iniziò ad assecondare la corsa del fallo dentro di se spingendosi contro l’uomo, d’improvviso la signorina Monroe le fu sopra con la fica sul faccino lentigginoso. Sentì la voce della segretaria
- Su datti da fare piccolina. Fammi vedere quanto sei troia anche te! La tua piccola amichetta mi ha dato il culo ieri sera sai?
Lei iniziò a leccare con la bocca ancora bagnata di sperma la fica che gli ricopriva la faccia. Per nulla scomposta da quelle oscenità, anzi, piuttosto eccitata mentre pensava ad Eloise che era stata aperta ai piaceri anali in una situazione simile, sentiva intanto in bocca un nugolo di sapori nuovi. Con Eloise non si erano ancora spinte così oltre.
Anche da bendata sentiva la donna fremere sopra di lei.
Intanto il preside continuava a stantuffarle senza sosta il suo cazzo fin dentro i reni.
Francine era sempre in estasi, presa da una trance di goduria sentiva solo un gran piacere man mano che i colpi dell’uomo diventavano più frenetici. Sentiva la sua calda pelle ballonzolare sul letto e sulla faccia le caldi labbra della segretaria che stava godendo su di lei togliendole quasi il respiro. L’atmosfera era pervasa dal sesso.
Quasi d’improvviso sentì l’uomo che la stava scopando mugolare di piacere e scuotersi tutto mentre la sua vagina accoglieva caldi fiotti di liquido seminale.Si strinse mugolando attorno a quel cazzo contraendo muscoli e condotti che non credeva di avere.
- Aah
Mugolò Francine contorcendosi e iniziando a mordicchiare piano le grandi labbra appoggiate sulla sua bocca.
Sentiva delle mani possenti carezzarle il pancino rotondo e pieno e poi rovistarle tra le gambe e sotto, nel solco stretto fra le natiche. D’improvviso la ragazza avvertì la signorina Monroe (o quella che per lei lo era, poiché ancora aveva il drappo sugli occhi) agitarsi sopra di lei.
- Vengo si! Ah Piccola troietta
Era proprio la Monroe che stava venendo sotto i colpi sempre più audaci della sua lingua. Si scosse, era ancora bendata, e aveva ancora le mani abbandonate sul letto. Fino a quel momento era stata quasi del tutto passiva. Si concentrò sul lavoro che stava compiendo con la bocca, sentiva sempre i colpi di cazzo che la stavano riempiendo tutta e continuavano dopo l’eiaculazione di poco prima. Allungò le braccia sulla segretaria. Sentì una pelle liscia, piena, rotonda, le afferrò i seni mentre con la lingua accelerava le sue lappate e i suoi piccoli morsi al clitoride e alle labbra. La Monroe iniziò ad agitare spasmodicamente la vagina. Francine scese con le mani sulle candide calde chiappe della donna, trovò il buchino dell’ano.
- aaaah!
La bionda segretaria chinò il capo all’indietro e chiuse gli occhi mentre sentiva il carnoso e umido ditino di Francine aprirsi un varco nel suo retto.

Doppia coppia

Quella sera Annie sdraiata nel letto a castello insieme a Katia non riusciva a dormire. Sentiva il respiro regolare dell’amica che aveva appena saziato con le sue carezze e che giaceva al suo fianco spossata dal piacere. Si sentiva molto eccitata quella sera.
Era passata una settimana dalla notte in cui aveva sorpreso le due gemelline cinesi nella loro stanza nel cuore della notte, il desiderio di tornare a vedere cosa stessero combinando in quella notte fresca di settembre le parve a un tratto irrefrenabile. Ormai sapeva che cosa aspettarsi e dopo essersi alzata dal letto così come si trovava, si diresse in punta di piedi alla porta. Era completamente nuda. Dopo averla richiusa alle sue spalle si incamminò in corridoio.
Giunta davanti alla stanza delle cinesine vide una sottile luce filtrare dalla fessura sotto la porta. Capì subito che anche quella sera ci sarebbe stato di che divertirsi. Si avvicinò e cominciò a osservare mentre la sua mano scivolava sulla sua micetta ancora bagnata da poco prima.
Le due ragazzine erano intente in un 69 malatissimo. Hui con il suo fiocco rosso tra i capelli e nient’altro addosso giaceva supina con la sorella a cavalcioni sopra di se. Hai, seduta sopra di lei era china sulla fichetta della sua gemella e la stava penetrando alternando due dita a una lunga candela spenta di cera rosa che teneva nell’altra mano. Di tanto in tanto toglieva le dita che frugavano la fichetta pelosa della sorellina, leccava furiosamente la candela assaporando gli odori della sorellina e lasciandoci rivoli di saliva. Quindi immergeva la candela per tutta la sua lunghezza e la rigirava con foga nell’umidità della vulva di quella che mugolava forsennata.
Dal canto suo Hui mentre sorbiva queste dolci carezze continuava a stantuffare nel sedere della sorella cha aveva proprio davanti a sé una candela identica e a massaggiargli delicatamente la fichetta bagnata. Le due sorelle si muovevano con una sincronia perfetta e Annie le stava osservando dalla serratura riuscendo a vedere quasi tutto poiché il lettone dove le due piccole porcelline giacevano era ben al centro della stanza, allineato di fronte alla porta. Lei da fuori si toccava eccitatissima e subito prese a masturbarsi con foga cercando di non perdere un attimo della scena.
Le sue mani erano pervase dal delirio e come una folle dopo pochi secondi cominciò a bagnarsi il medio nell’umidità della sua vagina e a penetrarsi con il medio l’ano stretto.

Eloise non era tornata in camera dopo la cena al refettorio del college. Preferiva non vedere Francine finchè non fosse andata anche lei dalla Monroe. Solo dopo le avrebbe parlato e chiesto come fosse andata la sua “punizione” e se fosse stata piacevole come la sua. Quindi dopo cena si era trattenuta nella sala studio al primo piano fino a mezzanotte e poi accortasi della tarda ora si era incamminata verso la sua stanza al quarto piano.
Si era messa in deshabillé, aveva indossato una sottoveste di cotone quasi trasparente. Quindi aveva passato una buona mezz’ora a masturbarsi svogliatamente mentre leggeva un libro di biologia fino a che il suo pensiero tornò alla compagna che era via. Allora, non trattenendo più l’eccitazione, si alzò dal letto e per calmarsi prese una sigaretta dal suo comodino con l’intenzione di andare nel bagno comune del piano per fumarla nell’impaziente attesa. Giunta in corridoio ancora fremente per l’eccitazione vide una figura china davanti ad una stanza. Era Annie, l’altera Annie Bolton completamente nuda in mezzo alla semioscurità del corridoio.
Eloise le si avvicinò lentamente da dietro. I suoi passi non producevano rumore sulla moquette del corridoio. Avvicinatasi ancora notò che Annie era china davanti alla stanza delle gemelle cinesi e si stava masturbando completamente dimentica di essere in corridoio. Eloise si avvicinò ancora, ammirando le sue forme perfette sentendo crescere a ondate il piacere e in un secondo le fu addosso. Le si accostò da dietro abbracciandola e iniziando a palparle i seni e a titillarle i capezzoli. Annie dal canto suo era talmente su di giri che appena sentì il contatto di un corpo caldo sulla sua pelle si lasciò andare ricevendo con piacere quelle carezze. Eloise sentendo la partecipazione di Annie si abbassò fulminea e sempre da dietro, a carponi iniziò con la lingua un sapiente massaggio sulla fichetta mora di Annie che prese a gemere sommessamente e ad aprire le gambe sempre più, mentre un rivolo di umori le colava sulle gambe.
- Mmmh
Mormorò Annie.
Finché, presa dal piacere si gettò in ginocchio con il culetto aperto sul volto di Eloise e la faccia appoggiata sulla porta della stanza della gemelline. Eloise, vedendo la violenta reazione dell’amica intanto spingeva la sua lingua sempre più a fondo nelle sue carezze. E, ora leccava e mordicchiava le grandi labbra sempre più gonfie di Annie, ora prendeva a lappare nel solco della natiche soffermandosi sulla rosellina profumata dell’ano chiuso che le si parava sul volto. Annie mugolava ancora mentre Eloise continuava a passare la lingua impregnata di umori sul suo corpo. Non aveva riconosciuto neanche la compagna ma sentiva solo il proprio corpo già eccitatissimo fremere tutto e sulle sue mammelle delle mani insaziabili che la palpavano con foga. Che le strizzavano i capezzoli gonfi come noccioli di olive mature. Spingeva il culetto in fuori contraendo l’ano verso la calda bocca che la faceva godere con violenza. Eloise dal canto suo continuava nel suo lavoro con foga ancor maggiore. Scendeva con la lingua tra le gambe statuarie di Annie arrivando fino alla piccola sommità delle caviglie e poi risaliva subito, rituffandosi in mezzo a quelle calde cosce accoglienti, non tralasciando di lappare ogni centimetro di pelle strada facendo.
Finché Annie non fu presa da un fremito crescente. Sentiva l’impeto dell’orgasmo l’orgasmo crescere dentro di sé e in pochi secondi dopo aver chinato la testa, venne; mugolando ancora con foga mentre la sua vulva ormai rovente riversava ancora umori a fiotti nella boccuccia di Eloise che prese a ingoiarli con diligenza e piacere. Annie quasi svenne per lo sconvolgimento provocatogli dall’amica. E quando si riebbe si voltò per cercare di capire chi le avesse donato questo violento orgasmo. Ma Eloise, la piccola francesina, era stata più lesta. Appena aveva sentito l’orgasmo crescere dentro la compagna, e la chioma mora agitarsi nella penombra, dopo aver accelerato ancora le sue carezze ed averla sentita fremere nuovamente ma con più foga, la aveva abbandonata così, semisvenuta in corridoio, con le gambe aperte e bagnate dai suoi viscosi e caldi umori e di saliva. Si era allontanata sentendo ancora in bocca quel sapore umido e dolcissimo che Annie le aveva donato come una prezioso regalo.
Così quando Annie si riebbe si ritrovò appagata ma sola, e percorse il corridoio cercando la sua stanza, per giacere stretta al corpo di Katia.

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