Vi voglio raccontare la mia storia che varia fra il giallo e l’erotico con scopate con signore accondiscendi e signore porche che anche se non sapendolo sono delle ninfomani e assetate di cazzo. Non posso dirvi il mio nome e i nomi che sono scritti qui sono tutti nomi inventati, mi scuso con voi per i miei errori ma è la prima volta che scrivo,ma dovevo dirlo a qualcuno, spero che qualcuno possa dirmi se ho sbagliato o se ho fatto bene (cerco i vostri commenti) dopo questa mia introduzione vi racconto la mia storia. Sono un militare Volontario e lavoro a Roma essendo uno che fa tutela ho a che fare con dei capoccioni di questo ambiente, fu proprio uno di questi che mi chiese un favore o mi diede un ordine sempre essendo molto diplomatico

Mi chiamò nel suo ufficio dicendomi che dovevo fare l’infiltrato in una scuola ma senza essere troppo chiaro rimandando a due giorni dopo le spiegazioni del caso mi chiedeva solo se ero disponibile a questo servizio, io sapendo che anche se non accettavo sarebbe passato alle maniere forti ho accettato pensando che in fondo sarebbe stata un’altra esperienza nuova ma pensavo che questo servizio non svolgendosi a Roma ma a Milano, come mi aveva preannunciato, non mi sarei visto con la mia ragazza per un po’ e questo mi dispiaceva moltissimo essendo molto legato a lei. Due giorni dopo venni chiamato nell’ufficio del mio capo il quale mi presentò un altro capoccione mi fece sedere e mi disse che dovevo fare l’insegnante di un scuola superiore di Milano, dove stavano controllando una banda di ragazzi, che spacciava della droga e faceva qual cos’ altro che non riuscivano a decifrare quindi siccome non ce la facevano a prenderli con le mani nel sacco ci voleva uno giovane che entrasse nel giro e diventasse loro amico. Io sono giovane, 26 anni, e posso dire che le mie esperienze in questo campo le ho fatte, ho provato quasi tutto, il mio capo questo non lo sapeva, ma pensava che ero la persona giusta. Mi diedero due settimane di ferie e le passai nel mio paese con la mia ragazza anche se lei lavora e quindi ci siamo visti tanto ma in quei momenti, non sapendo quello che mi aspettava mi sono fatto le meglio scopate. Il giorno della mia partenza mi accompagnò alla stazione e ci demmo un bacio fantastico, gli avevo spiegato la cosa e mi aveva detto di stare attento e di fare il serio. Partii arrivai a Roma, li presi la macchina che mi avevano dato, la pistola e partii per Milano. Arrivato a Milano andai nel mio appartamento, il giorno dopo andai a questa scuola e mi presentai alla preside che ovviamente non sapeva niente, mi diede l’imbocca al lupo e mi avviai nella prima classe per le prime due ore di lavoro. Era la classe dove stavano i ragazzi da controllare, ero l’insegnante di educazione fisica (scelto apposta dato che per il mio lavoro devo essere atletico) li feci la conoscenza di tutti gli appartenenti della classe sapevo già i nomi dei ragazzi da controllare Marco, Luca e Gianni. Dopo che li ho conosciuti spiegai le mie regole semplici loro potevano fare quello che volevano mentre io facevo i cazzi miei però non dovevano fare casino, vidi così che le ragazze, quasi tutte puttanelle, si misero a giocare a pallavolo i ragazzi a calcetto e il gruppo che intesseva a me usciva fuori dalla palestra e si andava a fare le canne, li segui e li beccai mentre squaglivano il fumo loro erano tutti preoccupati cosi io li tranquillizzai cosi finirono e ci fumammo insieme le canne. Conquistai la loro fiducia così che una sera uscimmo insieme andammo in disco e ci divertimmo facendoci le canne. Avevo la loro fiducia e dovevo andare avanti. Sentivo la mia fidanzata con il cel. Privato, mentre per il lavoro avevo uno controllato, la sentivo quando ero solo in casa. Una sera uscii e ero con gli altri, ormai facevo parte di quel gruppo, quando chiesi se potevamo fare qual cos altro oltre alle canne era sabato sera e i dissero che quella notte ci saremmo divertiti. Andammo verso una casa mi dissero che avevano una signora sotto mano che gli piaceva la coca, aveva voluto esagerare e ora non aveva i soldi da dargli l’avevano minacciata e lei gli aveva detto di aspettare, loro gli avevano dato due settimane e poi sarebbero andati a trovarla e cosi fu. Arrivati sotto casa sua Marco suonò al citofono, quando rispose riconobbi subito la voce, era la preside della mia scuola. Lei apri e noi salimmo, arrivati davanti alla sua porta ci apri, alla mia visione vidi il suo volto impallidire, entrammo tutti e cinque ci sedemmo tutti al divano lei si sedette davanti a noi in una poltrona, era vestita molto sobria una gonna sotto il ginocchio con una camicetta sopra, portava delle pantofole hai piedi ed era senza calze. Marco il capo disse alla signora quando tornava il marito e lei rispose che tornava il lunedì sera e cosa volevamo così marco gli disse:
- Signora noi vogliamo i nostri soldi, lei si è divertita con la nostra roba e noi ancora non vediamo niente…
Lei rispose:
-ora non li ho ve l’ho detto cosa volete?
Marco:
- Signora suo marito non sarebbe contento e poi con il lavoro che fa non sarebbe bello se si venisse a sapere del suo vizietto…
Lei:
- Cosa fai mi ricatti? Cosa volete?
Disse disperata la donna
Marco:
- Signora è molto semplice, lei è una bella donna e se ci farà divertire un po’ noi le diamo un’altra proroga sul debito, con noi poi se vorrà altra roba non ci sono problemi di tempo per i soldi lei ci fa divertire e noi aspettiamo…
Lei:
- Ma voi siete matti? Mi state ricattando?
Marco la interrupe subito dicendo:
- Troia allora non ci siamo capiti, tu da oggi fai quello che noi ti diciamo, se no noi lo diciamo a tuo marito cosi ti lascia, ora fai una cosa, ti spogli subito!!! Noi intanto ci facciamo una botta, preparala Gianni qui su questo tavolinetto…
Gianni cacciò una bustina con dei pezzi di coca ne prese uno e incominciò a fare le botte così Marco si rivolse a lei e gli disse:
- Troia tu ne vuoi?
Lei lo guardò e fece con la testa di si lui gli disse:
- Già sai cosa devi fare…
Marco fece un sorriso quando vede che lei si sbottonava la camicetta. Noi intanto incominciavamo a tirare le nostre strisce così fece anche lui, intanto lei si era tolta la camicetta e si stava slacciando la gonna, la tolse, sotto portava un reggiseno nero e un paio di mutandine dello stesso colore abbassò la testa e fece per avvicinarsi al tavolinetto Marco la fermò subito dicendogli:
- Troia che fai?
Poi rivolgendosi a noi:
- Questa non ha capito un cazzo
Poi a lei:
- Ti devi spogliare che non lo capisci…. Devi spogliarti lo capisci o sei stupida?
Lei senza rispondere e senza guardare prese il reggiseno e lo tolse, poi piano piano prese le mutandine e le abbassò, le tolse e subito si mise le mani davanti, Marco la rimproverò subito:
- Troia che fai? Togli le mani… mettile hai lati… immediatamente
Lei lo fece e tutti notammo che anche se aveva una quarantina d’anni era una donna bella un seno perfetto di una terza misura una figa ben curata poca pancia insomma una signora che te lo fa tirare subito lei si fece coraggio e si avvicinò al tavolino, io gli passai le dieci euro e lei chinandosi ci fece vedere un magnifico culo. Dopo che ebbe tirato si rialzò e li Marco si diverti:
- Troia ora fai quello che ti dico, facci una bella sfilata cosi possiamo ammirarti
Lei passeggiò avanti e indietro, noi eravamo tutti a cazzo dritto, poi la fermò e gli disse:
- Ora ti inginocchi davanti a noi e ci fai un bel bocchino a tutti, o credevi che te la cavavi con una sfilatina…
Si fece una risata mentre lei gelata si inginocchiava davanti a lui e gli apriva la cerniera dei pantaloni nel frattempo Gianni gli si era messo dietro e aprendogli in po’ le gambe la stava toccando ad un certo punto Gianni disse:
- Alla Troia piace essere trattata così si sta bagnando tutta ora la riempo io
Così lui gli mise il suo cazzo nella figa e la incominciò a pistonare prima lentamente poi più forte. Da lei uscivano dei gridolini anche se in parte soffocati dal cazzo che aveva in bocca di Marco io mi avvicinai e gli presi il seno e mi cacciai il mio cazzo lei me lo toccava con la sua mano. Oramai era partita non si controllava più Marco venne e lei inghiotti tutto dato che lui gli teneva la nuca bloccata sul suo cazzo al suo mi misi io mentre Marco incominciò a girare per la casa venne anche Gianni il quale si alzò e preparo un altro pezzo e altre cinque botte Luca prese il suo cazzo e subito gli lo piazzo in figa, arrivò subito io mi ero stufato di farmelo ciucciare e mi misi al suo posto diedi le ultime quattro botte e gli arrivai dentro. Lei credeva che ormai era finito tutto, ma non sapeva che era solo l’inizio. Tirammo tutti lo fece anche lei poi si adagiò sul divano stremata. Marco si alzò e ci disse:
- Voliamo divertirci ancora con questa troia, che prima fa la santa e poi… avete visto cosa combina. Venite in camera da letto
Ci alzammo tutti e con lei nuda andammo in camera da letto qui Marco gli chiese dove aveva l’intimo lei che aveva ripreso quell’aria timida, anche se era sballata dalle due tirate, gli indicò un cassetto Marco lo apri incominciò a frugare li dentro poi tirò fuori un reggiseno di pizzo a balconcino e un perizzoma sempre in pizzo nero gli li butto e gli disse di metterli. Lei lo fece anche se non capiva il motivo, anche noi non capivamo, poi prese un reggicalze nero e un paio di calze a rete glie le fece indossare, gli chiese dove aveva i vestiti, lei gli indicò un armadio Marco lo apri cacciò un po’ di vestiti poi ne prese uno e gli lo butto, lei lo mise ormai era succube di lui, dopo che indosso il vestito gli diete un paio di stivali con il tacco la portò di in bagno e la fece truccare ora era pronta li capimmo tutti. Prese le chiavi della macchina e ci disse di andare. Lei era preoccupata lui la cinse e ci dirigemmo verso la macchina, sali dietro al suo fianco io e Gianni, gli misi una mano in mezzo alle cosce e la palpai un po’, lei si bagnò subito era veramente una porca. Andammo in una discoteca vicino Milano e lì ci divertimmo facendola bere e facendoci di coca poi uno alla volta ce la facemmo in bagno, quando fu il mio turno la portai in bagno e lì alzandogli la gonna mi accorsi che girava senza mutande, me lo caccia e gli lo misi dentro lei oramai non capiva più niente io gli arrivai dentro. Alle cinque e mezza tornammo a casa tua la scaricammo sul letto, era a pezzi. Andammo via tornando ognuno a casa nostra ma con la consapevolezza che l’avevamo in pugno. Era domenica mi misi a letto e mi alzai verso le due, parlai a telefono con la mia ragazza e mi misi al compiuter. Alle quattro mi chiamò Marco e mi disse che a cena andavamo dalla troia, così la chiamava ora. Mi passò a prendere e vidi che eravamo soli mi disse che gli altri non volevano venire. Arrivammo il portone era aperto e salimmo al suo piano, bussammo e lei apri, era ancora frastornata. Appena ci vide ci fece entrare, chiuse la porta alle nostre spalle e ci raggiunse, Marco gli disse di spogliarsi lei esegui una volta nuda gli disse che volevamo cenare, lei preparò due bistecche le mise in tavola e per lei si preparò un po’ di insalata. Finito di mangiare andammo in salotto ci facemmo un paio di strisce poi incominciammo a giocare con la troia. La facemmo mettere in ginocchio e ci facemmo sbocchinare a turno tutti e due quando stavamo per venire la fermammo e Marco prese un bicchiere dove ci venimmo tutti e due, lei ancora doveva venire ma la volevamo umiliare. Marco la fece mettere a quattro zampe e quindi la prese a sberle sul culo mentre la faceva camminare per la stanza poi la prese a frustate con la cinta facendogli dei segni poi la presi io e la feci alzare la appoggiai con i gomiti sul tavolo e dicendole che gli avrei fatto male la incomincia ad aprirle le sue belle chiappe poi un dito glie lo passai nella figa, devo dire bagnatissima, e una volta bagnato bene gli lo misi in culo lei grido, per questo dissi a Marco di mettergli il cazzo in bocca la spostai sul divano davanti a Marco, lei era un oggetto, Marco gli mise il cazzo in bocca e lei incominciò a ciucciare, io intanto mi ero rotto di fare il delicato e gli piazzai la cappelle sul buchino e iniziai a spingere, ad un certo punto entrò la mia cappella poi piano piano tutto il resto arrivato a tutta la sua lunghezza mi fermai, la feci abituare poi incominciai a pompare. Lei godeva come una matta pompai prima piano poi sempre più forte fino a quando non stavo per venire, ripresi il bicchiere e ci venni dentro, come poco prima aveva fatto Marco mi accorsi che avevo il cazzo sporco di sangue, gli avevo rotto il culo. Lei era a pezzi non ce la faceva a rialzarsi, la aiutammo e la adagiammo sul divano, li gli dicemmo di bere quel bicchiere di sborra, dopo che lo ebbe bevuto ci alzammo e andammo via ognuno a casa propria lasciandola li a pezzi. Il giorno dopo andai a scuola ed ero a pezzi. Feci le prime tre ore di lezione alla ricreazione, incontrai il gruppo e ci facemmo una canna. Incontrai la preside al mio rientro e salutandomi notai che abbassava lo sguardo, fini le lezioni e andai a casa qui, telefonai al mio capo e gli raccontai tutti i fatti lui mi disse che dovevo andare avanti stando attento a non farmi scoprire, mi disse che dovevamo prendere gli spacciatori più grandi. Con i miei dubbi parlai con la mia ragazza non raccontandogli tutto finito con lei ricevetti la telefonata dei ragazzi, si usciva la sera. Mi passarono a prendere andammo a prendere un po’ di roba dopo ci facemmo qualche tirata e rientrammo a casa. La mattina dopo andai a scuola e vidi il gruppo che parlava con un ragazzo alla ricreazione ci vedemmo chiesi cosa volevano dal ragazzo, mi spiegarono che lui aveva una madre bona e che volevano farsela. La signora in questione è vedova da una decina d’anni e come dicono loro deve avere una gran voglia, dovevano sottometterla, avevano trovato il modo, farla drogare dal figlio, con la droga della schiava (la chiamavano così) la sera stessa, mi spiegarono che lui doveva metterla in qualcosa da bere, dopo lei non si sarebbe più ricordata di niente e qualunque cosa gli si facesse lei sarebbe stata sottomessa a loro. Finite le lezioni andai a casa mi preparai per la serata. Mi vennero a prendere alle nove e trenta erano tutti pronti a divertirsi, alle dieci già ci eravamo fatti un paio di canne a testa e una tirata eravamo pronti e sotto il portone di casa di Enrico, cosi si chiamava, fece uno squillo al cellulare di Marco il quale ci disse di andare. Suonammo e ci rispose Enrico il quale ci apri subito salimmo suonammo ci venne ad aprire entrammo preceduti da lui e andammo in salotto li seduta sul divano cera lei Pamela. La salutarono e lei ricambiò, portava una vestaglia da casa con i bottoni d’avanti e le ciabatte, Marco si sedette al suo fianco e subito le appoggiò una mano sul ginocchio, lei non disse niente, la accarezzava andò a finire per accarezzargli la figa, il figlio non diceva nulla guardava e stava zitto, poi Gianni la prese da dietro e gli incominciò a sbottonare la vestaglia, una volta finito scoprimmo che non potava il reggiseno e aveva un seno fantastico. Incominciarono a baciarla Luca estrasse dalla tasca del capotto una fotocamera digitale e incominciò a fare le foto, senza prendere i volti dei suoi amici ma solo la signora. La spogliarono completamente e a turno incominciammo a scoparla li sul divano, il figlio era li e notammo che si stava eccitando cosi lo costringemmo a spogliarsi e lo trovammo eccitato, una volta che tutti eravamo arrivati prendemmo il figlio e lo facemmo arrivare in bocca a sua madre. Luca fece le foto di tutto. Portammo la signora sul letto e li incominciammo a divertirci in comodità, notai che era vergine di culo e subito volli romperglielo, senza poche fatiche, mentre però Marco glie lo metteva in figa e Luca in bocca, il figlio fu costretto da Marco a scattare le foto senza però le nostre facce. La notte fini con lei sborrata da tutte le parti poi lavata e messa a letto, noi che tornavamo soddisfatti a casa. La mattina seguente avevo il giorno libero, alle nove venni svegliato da Marco mi chiamava perché dovevamo andare da Pamela. Mi passarono a prendere, dissero che avevano fatto sega e che andavamo a divertirci, fu cosi che citofonammo alla signora. La signora Pamela non lavorava perché riceveva una buona pensione del marito e quindi era in casa tutto il giorno. Ci rispose e ci disse che il figlio era a scuola, Marco in sua risposta gli disse che volevamo parlare con lei così apri e salimmo. Ci stava aspettando sulla porta portava una gonna sotto il ginocchio e un maglioncino nero sopra, ci fece accomodare cosi noi seduti sul divano e lei di fronte ci chiese cosa volevamo. Marco gli disse:
- Signora Pamela noi abbiamo delle foto molto belle di lei che se andassero in giro lei sarebbe sputtanata, noi vogliamo solo divertirci con lei, se lei fa quello che noi gli diciamo non si dovrà preoccupare
La signora si alzò di scatto e disse se eravamo impazziti così Marco tirò fuori le foto e gli disse di calmarsi. Lei non credeva a quello che vedeva, Marco gli disse che doveva spogliarsi e che bastava con i giochi lei piangendo incominciò a farlo, prima il maglione poi la gonna il reggiseno e le mutande la signora piangeva così Marco gli disse di smettere. Lei era li immobile Marco si alzò e andò vicino a lei la accarezzò, prima il viso poi il seno poi andò giù… qui la sorpresa la signora era bagnata si girò verso di noi e ci disse:
- Tutte uguali queste prima fanno le sante e poi… sono tutte troie
Ora ci divertiamo, la prese la fece inginocchiare gli ordinò di cacciargli il pisello e di prenderlo in bocca. Pamela incominciò a spominarlo ma Marco non soddisfatto gli prese la nuca e la iniziò a scopare in bocca. Una volta venuto tocco a Gianni, poi a Luca e infine a me. Mentre noi andavamo avanti con lei Marco prese il telefono e sentii che chiamava la preside dicendogli di venire subito li. Mentre noi continuavamo con Pamela sentimmo suonare al citofono facemmo rispondere a lei mentre Luca la trapanava in figa e Marco in culo, era la preside la facemmo salire e quando vide dove e con chi eravamo ci rimase di stucco. Gli dissi di spogliarsi e se voleva una botta, Luca sul tavolo da cucina preparava e a turno andammo li a tirare. La Preside si era spogliata e già ciucciava Luca, io intanto mi scopavo Pamela. Venimmo un sacco di volte, non soddisfatti le facemmo lesbicare tra loro, oramai non avevano limiti erano partite. Luca guardando in casa aveva trovato una telecamera e si mise a riprendere tutto sia quando lesbicavano sia quando noi le scopavamo uno alla volta o in doppie penetrazioni. La preside ci stupì quando si prese il mio cazzo in culo quello di Luca in figa e stava sbocchinando Marco, Pamela intanto riprendeva tutto. La parte più bella fu quando telefonò il marito della preside e lei mentre veniva pompata da dietro rispondeva dicendo che faceva tardi per un problema a scuola noi eravamo tutti soddisfatti. Ci prepararono da mangiare nude come erano e a fine pranzo ci facemmo qualche altra botta, provò anche Pamela e li capii che oramai anche lei era sotto il gruppo. Andammo via alle cinque. La sera ci incontrammo e andammo in giro per case era giorno di consegne avvocati, commercialisti, notai la gente che mai nessuno immaginerebbe si faceva di coca e non solo pasticche, francobolli e tutte le droghe inimmaginabili giravano in quel gruppo. Alla fine lasciarono una casa, erano le undici di sera e andammo in questa stupenda villetta fuori città, Marco ci disse di scendere tutti li, ci venne ad aprire una signora sui quaranta anni, ben portati, ci disse di accomodarci, entrammo e andammo in un salotto li trovammo un uomo seduto che ci salutò. Ci sedemmo, la signora guardandoci un po’ intimorita parlò e ci disse che non aveva soldi in quel momento, Marco gli disse se almeno aveva quelli che gli doveva dalla settimana prima, lei fece cenno di no, Marco si incazzò dicendo che era un mese che prendevano coca senza pagare e che erano sotto di tremila euro, la signora in cominciò a pregare Marco e noi tutti, lei ci disse che era disposta a tutto per un pezzo di coca e per una proroga dei termini di pagamento. Marco non aspettava altro aveva lasciato quella casa per ultima apposta. Disse alla signora di spogliarsi lei incominciò a farlo subito, disse a Gianni di preparare subito un po’ di strisce, cosa che lui fece subito. Il signore seduto scoprì che era il marito della signora un cornuto affermato, ci facemmo subito due tirate a testa e incominciammo a scoparci la signora con il marito che guardava. Marco era il più bastardo di tutti perché mentre si faceva la moglie lo umiliava dicendo che era solo un cornuto affermato, che aveva come moglie una troia. Ad un certo punto pure lui si uni a noi sputtanando la moglie chiamandola troia, puttana ecc… la serata finì alle tre, eravamo a pezzi così rientrammo a casa. Il mercoledì andai a scuola che ero in coma… mi sentivo a pezzi, a ricreazione venne ro a trovarmi quelli del gruppo e mi dissero che la sera andavamo dalla signora della villa, dato che il marito non era in casa e quindi ci potevamo divertire tutta la notte umiliandola. La giornata passò veloce, feci qualche telefonata a Rom spiegando che stavamo lavorando bene, diedi alcuni nomi dove andavamo a prendere la roba. Dissero che avrebbero fatto tutti i controlli opportuni e che quando ero pronto partivano con gli arresti. Chiusi la chiamata e mi andai a riposare per la sera. Alle otto mi preparai e alle nove e mezza mi passarono a prendere. Suonammo, la signora ci apri noi entrammo e subito incominciammo a palparla, la portammo sul divano la incominciammo a spogliare, voltandomi vidi Marco staccato da noi che guardava dentro i cassetti dei mobili, ad un certo punto Marco mi chiamo mi disse di guardare. Nelle sue mani aveva delle foto me ne mostrò una, tre donne al mare, tra le quali la signora, una era una ragazza sui venti anni, una era una signora più o meno della stessa età della signora e l’ultima era la signora. Marco fermò tutti guardò la signora e serio gli disse:
- Cara signora, chi sono queste due bagasce che stanno con te?
La signora sbiancò e con la paura disse che una era la sorella, e l’altra era la figlia. Marco gli chiese dove stavano e lei rispose subito che stavano a Bologna, che la figlia era ospitata dalla sorella perché studiava lì, che la sorella era direttrice di una posta e che non si era mai sposata. Marco pensò un po’ e poi gli disse:
- Ora signora chiama sua sorella e gli dice che sabato sera devono essere a cena da lei, così noi poi possiamo spassarcela un po’ anche con loro. Se accetta gli taglieremo il debito che ha con noi se no…
Marco fini così la frase, la signora gli disse che non poteva farlo. Marco ci richiamò tutti e ci disse di andare via poi guardò la signora e gli disse:
- Tu hai due giorni di tempo per organizzarci tutto per sabato, chiamami questo è il mio numero…
Gli diede il numero e andammo via. Giovedì passò tranquillo, venerdì dopo la scuola ci incontrammo e andammo a fare le compere per il fine settimana quattromila pasticche, ottanta grammi di cocaina e tutto il resto Marco comprò anche trenta flaconcini della droga della “schiava”, pagò i vari venditori e andammo via. La sera mentre eravamo in giro squillò il cel. A Marco, lui subito rispose e a sorpresa era la signora, lei gli disse che voleva la coca che non ce la faceva più, lui freddo rispose che lei sapeva cosa doveva fare, lei di impeto disse che telefonava subito. Marco gli disse che saremmo passati più tardi. Verso l’una andammo da lei, le luci erano accese, entrammo lei si buttò hai piedi di Marco, lui gli disse che gli dava solo una striscia per ora. Lei si alzò, gli baciò le mani. Ci sedemmo tutti sul divano Mentre ci facevamo una otta a testa, marco poi disse alla signora:
- Queste sono due boccette di una droga speciale, si chiama droga della schiava. Domani quando verrà tua sorella e tua figlia devi essere sola in casa, di al cornuto di tuo marito che deve sparire fino a lunedì, poi quando siete a cena metti questo in un po’ di vino e poi chiamaci. Hai capito?
Lei rispose che aveva capito tutto. Andammo via e tornammo a casa. La mattina andai a scuola, la giornata volò alle dieci ci appostammo sotto la villa, squillò il cel. A Marco e andammo verso la porta della villa, suonammo e lei aprì immediatamente. Quando entrammo fermò Marco e gli disse di fare piano che la figlia era vergine e sicuramente anche la sorella. Arrivammo al salotto e trovammo le due sul divano. Io mi sistemai accanto alla figlia, Marco al centro delle due e Luca si sistemò dal lato opposto al mio. La signora ci presentò, la figlia si chiamava Chiara e la sorella si chiamava Veronica, Marco disse a voce alta rivolgendosi a loro due:
- Voi questa sera siete una mignotta e l’altra puttana, dato che la troia era già qui
La signora non parlava più era sbiancata ma le due dissero di si… la droga già aveva fatto effetto. Così appoggiò una mano sopra hai due ginocchi e incominciò ad andare sempre più sopra. Le donne parevano due suore, vestite con gonna lunga sotto il ginocchio scarpe basse e un maglioncino nero sopra. Marco vedendo che non dicevano niente continuò fino a palpargli la figa. Io incominciai a togliere il maglioncino alla figlia, come fece Luca con la sorella della signora, non dicevano niente ma incominciavano a godere. Nel frattempo Gianni aveva sollevato la gonna alla signora e spostato il perizzoma senza preamboli gli mise il cazzo in figa appoggiandola al muro. Finito di levargli il maglioncino mi trovai uno spettacolo che mai avevo visto, un reggiseno che neanche mia nonna porta. Glie lo tolsi subito mi apparve un seno di una terza misura ben fatto. Luca invece dopo che aveva tolto il reggiseno si trovò un seno di una quinta misura, incominciammo subito a toccarle, leccarle poi Marco ci fece staccare gli ordinò di alzarsi loro eseguirono subito, gli fece togliere le gonne e ci apparvero due mutandine merlettate bianche tipo anni cinquanta. Gli le togliemmo e vedemmo queste fregne con un pelo molto folto, di un colore nero. Incominciammo subito a leccare queste due topoline Marco ci guidava nei movimenti poi ci disse che era arrivato il momento di farcele. Mi abbassai i pantaloni e feci accomodare la figlia sul divano a gambe larghe, stessa cosa fece Luca, Marco ci disse di aspettare un attimo prese la telecamera e iniziò a filmare io vedendola così iniziai a spingere lentamente, senti il mio cazzo come bloccato, anche se molto bagnato, la zoccoletta era un lago, così spinsi con più forza, entrò la cappella. Sentivo e vedevo che lei si stava abituando così spinsi ancora e superai gli ultimi ostacoli, arrivai fino in fondo. Mi fermai e poi incominciai a pompare sempre più forte fino a quando non stavo per venire così la feci abbassare e togliendolo dalla sua gli spruzzai tutta la mia sborra in faccia e sul seno. Quando vidi il mio cazzo mi accorsi che era sporco di sangue la avevo sverginata. Luca aveva fatto altrettanto con la sorella della signora. Marco aveva ripreso tutto, ci demmo una ripulita e aspettammo che la droga smettesse l’effetto. Nel fra tempo gli demmo una ripulita, le asciugammo e poi le rivestimmo. Quando si ripresero era solo mezzanotte e un quarto e la notte era giovane…. Appena sveglie si sentivano un po’ indolenzite, si alzarono e vennero nel salone, dato che le avevamo sistemate nelle loro camere, ci videro tutti seduti al divano che parlavamo e vedevamo un film. Loro, ovviamente, non ricordavano niente. Ad un certo punto Marco disse di vedere un film uno di quelli fatti in casa, la figlia(Chiara) e la sorella (Veronica) si sentivano imbarazzate, cosi dicevo prese il cd appena fatto, lo mise nel lettore dvd e… incominciò con le immagini di un portone e delle voci confuse poi una mano di una signora che apre una porta ed entrano quattro ragazzi, poi un salone e due signore una un po’ più giovane, l’altra una signora più matura. Ma… il bello ancora doveva venire, la telecamera alza l’inquadratura, nel frattempo la signora si mette le mani in faccia, e appaiono le inquadrature delle due signore, ed erano loro. Ora c’era il silenzio ma le immagini che andavano avanti, così si vedeva Marco in mezzo alle due, le mani che salivano e… tutto il resto, così Chiara si girò verso la madre e vide la madre palpata da Gianni, i loro sguardi si incrociarono. La madre dopo un po’ che scorrevano le immagini, disse alla figlia di scusarla ma la figliata gli disse che come era puttana la madre doveva esserlo anche la figlia, così rivolgendosi a Marco gli disse di scoparla tutta la notte, la sorella di tutta risposta sentendo quelle parole gli disse che già sapeva tutto ma ora anche a lei piaceva di farlo e lo facemmo per tutta la notte. Passò tutta la notte e tutto il giorno dopo. La sera dopo anche Chiara e Veronica erano due troie sottomesse a tutto il gruppo, anche loro due ormai sniffavano a più non posso. Andai a casa e mi riposai, il lunedì andai a scuola. Mentre ci facevamo una canna nella ricreazione, vidi quello che mi interessava, un libricino con nomi e cognomi, numeri e indirizzi di spacciatori, ricattati e gente che mai nessuno si aspettava facesse uso di quella roba. Dovevo averlo o copiarlo. Così feci lo sottrassi a Marco e ne feci le fotocopie così poi lo rimisi a posto. Leggendolo la sera mi accorsi che cerano anche professoresse che lavoravano con me, oltre che la preside, cerano anche agenti della polizia e carabinieri che passavano informazioni sulle retate e sui posti di blocco. Telefonai a Roma e dissi un po’ delle informazioni per organizzare le retate dissero che l’avremmo fatte il mercoledì, dovevano essere combinate fra loro tra magazzini, case e persone conosciute. Avevo il martedì per farmi la più bona professoressa. Sapevo che gli piaceva fare dei festini a base di coca e orge con più penetrazioni sapevo che cerano anche dvd e cassette delle sue serate, lo sapevo perché su libricino c’era scritto tutto anche i particolari, così la mattina mi avvicinai a lei e gli chiesi se potevo parlargli in privato. Con quel bel sorriso, mi disse di si, così andammo in sala professori dove io chiusi la porta e guardandola gli dissi che volevo scoparmela, lei mi disse se ero impazzito. Gli dissi che se non sarebbe venuta il pomeriggio a casa mia, avrei detto a suo marito di come pippava e come si faceva scopare, sapevo delle cassette e dei dvd porno fatti da lei. Non rispose neanche e mi disse subito a che ora doveva venire, così fu…. Alle tre venne fu stupendo, era una dea con una minigonna dei jeans, calze sottili nere, stivali neri fino a sotto il ginocchio e camicetta bianca coperta da un capotto di pelle nero, trucco finissimo e leggero. La feci entrare e gli dissi se voleva qualcosa da bere, mi rispose un whisky. Preparai il bicchiere e gli lo porsi, poi presi una bustina dal mio cappotto e cacciai un pezzo, lei già sbavava e io guardandola gli dissi se ne voleva, lei mi guardò e mi fece cenno di si, così fece due strisce sul tavolinetto basso del salotto, arrotolai cinquanta euro e tirai. Dopo di me si avvicinò lei e mettendosi in ginocchio stava per tirare, io la presi e le alzai la gonna, lei incurante si girò mi guardò e rigirandosi si ripreparò. Così io continua abbassai le calze e poi il perizzoma e gli lo misi in figa. Lei tirò e poi si appoggiò con le mani al tavolinetto e godeva, io intanto pompavo e lo facevo con rabbia. Ad un certo punto glie lo misi in culo e spingevo sempre più forte fino a quando non le venni dentro al culo. Lei credeva che avevo finito non immaginava che stavo solo all’inizio del suo calvario….
continua

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