maledetto ced

Dopo quattro anni che lavoro in un comune piuttosto grosso, sono una perito in informatica, e mi hanno tenuto tutto questo tempo a fare le buste paga ai dipendenti…… si sono decisi a trasferirmi al ced. Mi sono trovata così a lavorare da un ambiente di 4 donne a un piccolo ufficio e quasi sotterranei con un ragazzo ventiduenne, universitario in informatica. Il dirigente è un uomo prossimo alla pensione, che si occupa solo delle linee telefoniche e elettriche, ma per quello che riguarda i software gestionali, i server, e le reti non ne vuole sapere niente.

Io sono Chiara, 28 anni, sposata, ho un figlio di dieci anni. Mi sposai a 18 anni perché rimasi incinta e volevo a tutti i costi il bambino. Mio marito già lavorava e quindi mettemmo su famiglia. Lui è un tecnico specializzato in una azienda elettromeccanica e spesso passa fuori sede anche settimane intere. Sono aiutata nel ruolo di madre da mia suocera, che da due anni è rimasta vedova, e impiega nel nipotino tutte le sue energie e le sue attenzioni. Dirò subito che non sono una bellezza rara, sono abbastanza alta, 1, 72; snella, mi mantengo abbastanza bene, ma per il resto non credo di essere chissà cosa. Il ragazzo che lavora al ced con me, è nel comune da un anno, e a un paio di cene ho avuto l’occasione di vederlo in compagnia della sua ragazza: una vera fotomodella!!!! Anche perché lui sinceramente non è certo bello…… diciamo un ragazzo normale, anche se molto simpatico e intelligente. Si chiama Andrea. Appena arrivata nel mio nuovo ufficio, abbiamo fatto una riunione organizzativa, in realtà chi c’era prima di me era riuscito a fare un sacco di casini, oltre che a lasciare le stanze del ced, piccole stanze sotterranee, in una confusione quasi perfetta. D’accordo con il dirigente, si decise che la priorità era rimettere a posto la situazione, sempre facendo fronte ai mille problemi che quotidianamente danno le reti e i sistemi complessi quali i data-base degli archivi. Ci mettemmo d’accordo con Andrea che quando potevamo saremmo restati al lavoro anche fuori dell’orario di ufficio, per cercare proprio di sistemare definitivamente il ced; e che anzi; si sarebbe lavorato meglio quando tutti gli altri se ne vanno e il lavoro era rivolto solo a questa impresa. Lavorammo così, per sei o sette settimane, a volte facendo in comune anche ore tarde, tanto molto spesso mio marito non c’era e il bimbo era da sua nonna. Ebbi modo di parlare con Andrea di tante cose, e scoprii che non era molto felice della sua ragazza, bellissima e anche intelligente, ma scontrosa nei confronti degli altri e soprattutto nel sesso un vero “baccalà”. Così la definì. Normalmente, a differenza di altre mie colleghe, non andavo a lavoro elegantissima e tutta tirata, adesso poi, sapendo che passavamo spesso ore in ginocchio negli sgabuzzini, fra ragnatele e polvere, vestivo quasi sempre in jeans e ampie magliette. Era la fine dell’estate, ma faceva ancora un caldo tremendo. Un pomeriggio, verso sera, quando già avevamo deciso di finire una cosa e poi andarcene, per passare un cavo, Andrea mi passò da dietro, stretto fra un muro e l’armadio del server, era successo altre mille volte, ma questa volta sentii la sua mano passare sul sedere. Mi voltai di scatto, non era mai successo, fra lo stupito, l’arrabbiato e l’offeso. “Ti sei offesa???? Ti giuro Chiara non ho resistito”. “Ma sei matto??? Sono sposata e ho famiglia…. ma chi credi di essere?” “Nessuno, solo una persona che è attratta da una donna speciale, e poi stasera con questi pantaloni sei davvero bellissima. Comunque scusa” “Che hanno questi pantaloni di speciale? Sono tra i più vecchi che ho” “Ti stanno attillati e fanno risaltare le forme del tuo sedere” . Lo ringraziai dei complimenti e gli dissi che la sua ragazza, oltre a essere molto più giovane di me, era anche fantastica, e gli chiesi se l’aveva mai vista per bene. “Altro se l’ho vista, è bellissima, ma lo sei anche tu….. ma perché credi che faccia tardi ogni sera qui?? Non ci pagano nemmeno gli straordinari. Ma la paga più bella è starti vicino e sentire il tuo profumo. Si avvicinò se possibile ancora di più e mi dette un leggero bacio sulle labbra. Un istante di esitazione, e lo ricambiai concedendogli una lunga pomiciata. Quando ci staccammo mi chiese perché lo avessi fatto: “Così, mi andava, sai tu sei stato molto carino e io sono sempre sola….un bacio non è niente di male” . “Nemmeno una carezza sul sedere è un qualcosa di così cattivo. Posso dartene un’altra?” Non risposi, mi voltai con la faccia e gli presi la mano e la poggiai sul mio sedere. Lui lo accarezzò a lungo, in ogni punto, ce la fece ad alzarmi la maglia, e mi baciò la schiena. “Grazie, sei fantastica”.
Nei giorni seguenti, più volte fui accarezzata, e a volte anche baciata sul collo. Una sera, avevamo fatto tardissimo, stavamo uscendo ed era già praticamente notte, mi chiese se gli potevo dare uno strappo con la macchina fino a casa sua, lui ce l’aveva dal meccanico. E partimmo. Abitava un po’ fuori la città, in una zona residenziale, ma ancora in costruzione. Lui aveva un piccolo bilocale in affitto in una parte non ancora abitata da nessuno, se non una famiglia di rumeni all’ultimo piano. Mi fermai con l’auto, all’ingresso del giardinetto, in un piazzale completamente deserto e buio. Appoggiò una mano sulla mia gamba e mi disse: “Mi dai un bacio?” Mi avvicinai e cedetti alla pressione della sua lingua. Mi lasciai andare a una pomiciata fantastica: erano anni che con mio marito non ne facevamo più, era quasi un sesso meccanico il nostro, avevo voglia di sentire intrecciare le lingue, e scambiarsi la saliva. Si accorse sicuramente del mio abbandono, e infilò la mano nella maglia, andando subito a cercarmi i seni. Li accarezzò, mi sembrava di essere tornata una ragazzina. Abbassò una coppa del reggiseno e si mise a giocare con il mio capezzolo. Lo accarezzavo anche io nella schiena e sulla testa tenendolo premuto contro la mia bocca. Poi si staccò e disse: “Ti va una pizza su da me??” Pensai che ormai era tardi per cenare con mio figlio, lui aveva già mangiato con la nonna, e avrebbe potuto anche dormirci. “Va bene ma faccio una telefonata” Telefonai a mia suocera dicendole che sarei rimasta a lavoro anche nel dopo cena e che il bimbo lo mettesse a dormire con se. Mi passò anche Luigi, e mentre parlavo le mani di Andra giocavano con il mio seno e la mia pancia. Salii in casa e mi disse che la pizza ovviamente era di quelle congelate. Le cocemmo, e bevemmo del buon vino bianco, forse per me un po’ troppo, di fatto non bevevo mai. Poi Andrea si alzò, venne dietro la mia schiena, mi sollevò la maglietta e me la feci sfilare; mi tolse il reggiseno e ricominciammo a baciarci in bocca. Mi fece alzare e andammo nell’altra stanza sul letto, gli tolsi la camicia e lo baciai su tutto il corpo. “Chiara, ho voglia di fare l’amore, ma vorrei che ti lasciassi andare completamente, se vuoi”. Avevo anche io una grande voglia, senza dargli risposta, gli aprii i pantaloni e li abbassai, poi abbassai anche i boxer e mi apparve davanti agli occhi un pene esagerato, rimasi incantata, ancora non era del tutto turgido e poteva essere sicuramente almeno 22 centimetri, e una circonferenza che quasi non ce la feci a prenderlo con la mano. Mi chinai con la testa e volli sentire il sapore di quel gigante. Erano anni che non prendevo più un pene in bocca e decisi di godermelo tutto. Leccai a lungo la cappella, scesi lungo tutta l’asta fino ai testicoli, cercai di leccarli e succhiarli, tornavo sulla cima e lo prendevo in bocca. Mi spogliò completamente e fece in modo da fare un sessantanove, mi misi sopra di lui e mi ripresi il mio giocattolo in bocca mentre con le mani giocavo con i suoi testicoli. Lui mi apriva le grandi labbra, ci passava nel mezzo con la lingua, poi arrivava fino all’ano. Disse: “Ne avevi voglia vero??? Stai eiaculando piacere come un fiume, hai una fichetta davvero bella, e il sapore del tuo nettare è meraviglioso. Ti piaccio io un po’?” Tolsi di bocca il suo pene e mentre lo segavo dissi: “Sei fantastico, non avevo mai visto, né toccato, né succhiato un cazzo così, lo voglio sentire tutto” Mi alzai e mi sdraiai di fianco a lui aprii le gambe e lo invitai a entrare. Sentii un po’ di dolore all’inizio e mi ritrassi ma lui disse: “Una mammina con la fichetta stretta, ma adesso te la sfondo, – e spingeva il suo pene sempre più dentro – dimmi se devo smettere o se vuoi sentirlo fino all’utero” “Ti prego, spingilo fino in fondo” E sentii davvero spingere nel mio corpo il suo cazzo. Raggiunsi presto un orgasmo, come era tanto davvero che non mi succedeva, e stava per raggiungerlo anche lui, ma lo sfilò, risalì il mio corpo e mi puntò la cappella alle labbra: “Se ti piace davvero tanto prendilo, e fammi godere nella tua bocca. Non me lo hanno mai fatto” Lo presi subito, e iniziai a succhiarlo e impastarlo con la lingua, iniziò a mugolare, si irrigidì, aumentai ancora la velocità e il risucchio e una calda razione di sperma mi inondò la bocca e la gola. Continuai a succhiarlo e leccarlo e fino quando stremato si lasciò andare sul letto. Decidemmo di rivederci due giorni dopo, e venimmo via dal lavoro molto più presto per avere più tempo a nostra disposizione. Quando fummo in casa Andrea mi chiese se mi sarebbe piaciuto fare anche giochi particolari e dissi che volevo solo godere, riprendermi dagli anni in cui ero stata una casta e fedele mogliettina. Ci spogliammo a vicenda e iniziammo subito con un bel sessantanove. Lui dopo avermi leccata a lungo, anche io lo lavoravo di bocca ma piano per non farlo venire subito, iniziò a penetrarmi con le dita e mi chiese se ero disponibile a farmi fare qualche dilatazione. Dissi solo che volevo godere, e che mi avrebbe potuto fare di tutto. Disse che con calma avrebbe tentato l’introduzione nella fica di una mano intera e io lo lasciai fare, arrivammo fino al quarto dito e credo che stavo colando come una matta. Provò anche a entrare nel mio sedere: “Sei vergine?” Mi chiese. “Sì” “Tuo marito è scemo, con un culo come hai, non ci ha mai provato…” “Ma si sente male” dissi. “Vedrai che poi ti piacerà” E iniziò a penetrare con un dito il mio culetto. Dopo un po’, gli dissi che era praticamente ora di cena, e che avrei voluto sentire il suo sperma dentro di me… come aperitivo… Ci togliemmo dalla posizione, e lui si alzò in piedi, mi fece mettere seduta sul letto con le gambe di fuori e mi venne sul viso con il suo gigante: “Dove vuoi sentirla la sborra?” “Ti piace in bocca? Dopo cena se vuoi cambiamo” “Iniziai a leccarlo e a baciarlo, mentre lui prese il cellulare e telefonò alla sua ragazza. Mentre io lo stavo spompinando, lui diceva frasi amorose alla sua donna!!!!!! Ad un certo punto andò al di là di ogni fantasia….Mi dette una spintarella in modo da farmi cadere sul letto mi aprì le gambe e iniziò, con il viso sul mio pube a aprirmi la fica e giocarci mentre più o meno diceva: “Amore, sto pensando solo alla tua micina, avrei una voglia matta di baciartela tutta, di prendere le dita e stringerti il clitoride…..mi fa impazzire…..non ne vorrei altri al mondo, e vorrei tanto che tu per una volta mi dessi tanti baci sul mio cosino…..” Mi stava penetrando con almeno tre dita e raggiunsi un orgasmo violento….quello che non avevo ancora avuto in un’ora di sesso……mi alzai e presi in bocca quella meraviglia…….lui continuava a dire che gli mancavano i baci, ,ma con la voce sempre più alterata, esplose nella mia bocca, succhiai tutto e fui felice per avere fatto un corno alla bonazza!!!!! Mentre andavamo in cucina mi disse che dopo cena sarebbe stato carino che anche io facessi una telefonata. Dopo la cena, sempre pizza congelata, mi appoggiò, mi venne davanti e mi chiese di farglielo venire duro subito. Lo presi in bocca e cominciai a succhiarlo. Quando ebbe il cazzo bello duro, mi disse di alzarmi, di appoggiarmi al tavolo e di volermi scopare, mi disse anche di prendere il cellulare e chiamare mio marito. Iniziò a pompare, mentre stavo salutando Alberto, gli dissi che mi mancava tanto e che avevo voglia di lui. Andrea mi sospirò che dovevo essere molto più troia al telefono, e mentre mi stavo eccitando di brutto iniziai a dire a mio marito che mi era venuto in quei giorni la voglia di lui: “Amore proprio stasera ho pensato al tuo meraviglioso giocattolo, il più bello che ci sia, è tanto che non lo bacio lo vorrei…….” Mio marito disse che sentiva in me qualcosa di strano, io dissi che si trattava della voglia, in realtà stavo raggiungendo un orgasmo, lui mi disse che gli facevo venire voglie strane e che da solo in camera, in albergo si sarebbe toccato, se gli avessi detto cosa gli avrei fatto. Andrea capì e mi sfilò il cazzo di dentro e io mi andai a sedere sul letto. Mi si mise davanti e iniziai la descrizione a mio marito di come lo avrei lavorato con la bocca dicendo che simulavo con un dito. Alternavo quindi silenzio e rumori di bocca, alle parole: “Ti vorrei in piedi, davanti a me, inizierei a baciarti la cappella, ma te la sei tirata fuori??? A leccarti, tutta l’asta fino ai tuoi coglioni…..mmm come sono belli duri, tosti…….. te li lecco tutti e ne prendo delicatamente in bocca uno………..risalirei, e ti leccherei lo spacco sopra la cappella in modo da godermi i tuoi umori…..sono fantastici, poi ti farei entrare fra le mie labbra……….che buon sapore…….spingimelo fino in gola……chiavami in bocca……….. (Andrea chiaramente faceva tutto quello che io dicevo e mi spingeva il suo cazzo fino in gola) …ti prego amore fammi bere la tua dolcissima sborra, affogami” Sentii che mio marito iniziò a mugolare e dire si ti vengo dentro, e lo stesso faceva Andrea ma silenzioso. Mi ritrovai con un’altra dose di sborra in bocca: “Amore sei venuto ti piace???? La voglio bere tutta……è buonissima. Certo, mi sta colando un po’ dalla bocca, ma la recupero e ingoio anche quella. Ti amo e domani sera voglio che tu mi rompa……il culo”. Ci salutammo, e dissi ad Andrea che mi vergognavo un po’ di avere fatto la troia in questo modo. Mi resi anche conto che io non avevo goduto e che avevo una grande voglia. Purtroppo Andrea era già venuto due volte in un’ora e decise di farmi godere in altro modo. Prima mi leccò a fondo la fica succhiando e mordicchiando il mio clitoride, poi iniziò a penetrarmi con le dita 4 nella fica e poi ne mise due nel culo. “Ti piace essere aperta così?” “Sì, è una sensazione particolare” “Aspetta un secondo ho un’idea” Si alzò andò di là e tornò con la bottiglia di vino vuota. “Adesso proviamo dalla parte del collo per vedere se entra” E ovviamente non ebbe difficoltà a entrarmi fino allo slargo, ma era una bottiglia, non una bordolese normale, ma simili a quelle dello spumante, coniche per intendersi, premette e disse: “Voglio che tu la prenda tutta, aprila la fica” Mi fece girare e mi mise a pecorina, divaricò le mie gambe e infilò con forza la bottiglia dentro la fica: “Brava, così, pensa al mio cazzo e con una mano masturbati il clitoride, voglio sentirti urlare” Io iniziai a masturbarmi, e lui pompava con la bottiglia, sentivo la fica schiantare e la infilava sempre di più, poi mise anche un paio di dita nel culo e iniziò una pompata davvero selvaggia. Venni urlando, non lo avevo mai fatto, ma lui si accorse che gli era tornato duro il suo cazzo, me lo appoggiò al culo e disse: “Lo vuoi??” Dissi di si, ma pur forzando a lungo non entrò anzi sentivo male, allora tolse la bottiglia e questa volta mi scopò selvaggiamente, da dietro, dicendo che per il giorno dopo avrebbe comperato della crema lubrificante. Ovviamente gli ci volle molto prima di venire e io raggiunsi un nuovo orgasmo, mi chiese se mi poteva venire dentro e dissi di sì, che prendevo la pillola. Dopo credo una mezz’ora esplose il suo piacere nella mia fica, mi piacque sentire il fiotto di sperma caldo nelle mie profondità. La sera successiva, ci trovammo di nuovo a casa sua, e lui disse che dovevamo concentrarci per aprire il mio bellissimo culo. Mi fece mettere a pecorina, e mise della crema sul buchino, quindi iniziò ad entrare con un dito, poi anche con un secondo e poi con un terzo. Sentivo e mi diceva che cercava di dilatare l’apertura il più possibile, e onestamente sentivo un po’ di dolore, ma ero convinta che ne valesse davvero la pena. Poi prese la bottiglia della sera prima e disse di volerla spingere dentro per vedere quanto si apriva, e io mi lasciai andare alle sue mani curiose e avide delle mie profondità. Mi penetrò abbastanza, dicendo che forse per il dopocena ero pronta a farmi inculare. Quindi disse che doveva fare una telefonata e mi chiese, come la sera prima, di succhiargli il cazzo, solo che lo voleva fare con un bel sessantanove. Mi misi sopra di lui e gli presi in bocca il gigante, leccandolo a lungo, fino ai coglioni, per tutta la lunghezza davvero esagerata di quel mostro di piacere. Lui con una mano allargò la mia fica, e si mise ad amoreggiare al telefono con la sua ragazza. Le stava dicendo che desiderava da morire la sua calda micia, e che aveva una voglia tremenda di baciargliela e così dicendo passava con la lingua fra le grandi labbra e mi succhiava il clitoride. Si mise poi con due dita della stessa mano, a penetrarmi nei due buchi, e probamente iniziai a colare il mio piacere, perché lui le diceva che avrebbe voluto dissetarsi con i suoi umori e mi leccava proprio lì. Aumentai la pressione del pompino, e lui quella della penetrazione: venimmo insieme, mi gustai l’aperitivo della casa, mentre lui diceva ancora alla sua ragazza che si sentiva tanto solo e che avrebbe voluto che lei fosse lì con lui. Cenammo, e poi ci mettemmo di nuovo sul letto. Misi accanto a me il telefono, e sinceramente ero emozionata come una ragazzina al suo primo appuntamento. Composi il numero, e salutai mio marito. Quindi gli chiesi se era in camera solo e lui mi disse di sì: era tutto il giorno che aspettava quel momento perché la sera precedente si era divertito tantissimo nel sentirmi immaginare quella situazione: “Non lo sapevo Chiara che tu avessi una fantasia così grande….” Gli dissi: “Sai, anche io oggi ho pensato tutto il giorno a questo momento, e vorrei che stasera tu mi facessi godere dal mio culetto, che ne dici se intanto mi ecciti un po’??? E’ tanto che non lo fai, leccami la fica…. – ovviamente Andrea si mise subito a leccare di gusto – dai che sei bravissimo, spingila dentro la lingua, ti piace il mio sapore??? Succhiami il clitoride, che voglio impazzire, dai, metti un dito dentro, non senti come è vogliosa? Dai leccami un po’ anche il culetto, che non lo hai mai fatto…….sai sono 10 anni che aspetta di essere sfondato da te……. siii bravo mettici subito un dito e allargarlo un po’. Adesso dammi il tuo cazzo meraviglioso: voglio che sia di marmo per entrare dentro. – Andrea mi portò il cazzo già abbastanza eretto alla bocca – come ce lo hai buono,…..mmmm…. ti piace sentire la mia lingua sulla cappella vero??? e le mie labbra che l’avvolgono tutta??……….ce lo hai durissimo, dai sfondami il culo. Mi giro, e mi metto a pecorina, tu non mi hai mai visto così vero??? Lubrifica il forellino dai……appoggiaci la cappella e spingi, ma piano però, poi resta fermo e lascia che sia io a farmelo scivolare fino all’intestino. – Sentii male, mi irrigidii un po’: Andrea era entrato solo con la cappella, allungò le mani e iniziò a masturbarmi – ti sento, sei entrato appena, sfregami la fica che mi piace sentire le tue mani che me la devastano, dai che io inizio a farmelo entrare dentro…… – mi si stava rompendo la voce, spingevo con il culo verso il cazzo di Andrea e lui immobile aspettava che lo prendessi tutto, sentivo mio marito che stava godendo, mugolava già – sì ci siamo, dai dimmi che è tutto dentro fino alle palle……sììììì – rimasi impalata dal cazzo di Andrea, il quale, anche se piano iniziò a pompare – dai David inculami adesso, pompami come una cagna…….dai…. dai…. che voglio sentirti tutto, voglio sentire la sborra calda dentro il corpo, dai aumenta …… dai godo, sono la tua puttana, dimmelo che sono la tua puttana con il culo rotto e tutta sfondata, che sono una cagna in calore…..” Tutti e tre, quasi all’unisono, raggiungemmo l’orgasmo, per me fu devastante, urlavo il mio piacere e sentivo nel mio corpo il calore della sborra di Andrea, giuro che pensai una cosa assurda: se avessi potuta mi sarei leccata il culo! Ci calmammo e mio marito mi ringraziò per la bellissima sega che si era fatto, mi disse che ero una donna straordinaria e con una fantasia che non sapeva avessi. Mi disse che venerdì notte quando tornava mi avrebbe accontentata in tutto: “Appena arrivo a casa venerdì notte, ti faccio tutto quello che vuoi, sei sempre sola e la tua fichetta ha fame e merita che io le dia il biscotto….. se no che fa sola sola?????” Rise…..! “Anche io ti aspetto, mi troverai tutta bagnata e con la fica aperta per te”.
Da quel venerdì notte effettivamente cambiarono i rapporti con mio marito, mi faceva di tutto, ma haimè, con il suo povero piccolo cazzo da famiglia!!! Sono passati quasi 10 mesi da quando abbiamo iniziato con Andrea i nostri rapporti, ci vediamo frequentemente, e se passano delle settimane in cui mio marito sta a casa, lo soddisfo nel bagno del comune: io vado, mi siedo sulla tazza e poi arriva lui, lo spompino e mi disseto a quella bellissima fonte. Un paio di volte lo abbiamo anche fatto in macchina, tanto che in un giorno sono stata scopata da mio marito al risveglio, ho fatto un pompino a Andrea, all’ora del caffè, mi ha inculato in macchina la sera all’uscita, e dopo cena sono stata inculata di nuovo da mio marito. Il ced mi ha davvero cambiato la vita. E la fica!

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