l’impiegata di banca

Vado in banca molto spesso e mi capita di eseguire le mie operazioni con una segretaria molto carina, capelli rosso fuoco, viso regolare, occhi castani, bocca ben disegnata, sorriso accattivante, altezza 1,60 circa, bel proporzionata, seno regolare, bel culo. Carnagione chiara con qualche efelide sul viso Età circa 25 anni.Quando posso tratto sempre con lei perché è efficiente, carina e gentile.
Dico la verità, un pensierino l’avevo fatto, ma solo perché mi piace, per il resto è ancora signorina momentaneamente neppure fidanzata. E’ capitato l’altro giorno, ma solo per caso.

Ero andato in banca per un versamento ma i computer si erano bloccati e l’operazione non poteva farsi..
– Mi lasci qui gli assegni. Provvederò a fare il versamento appena possibile. Poi le porto la ricevuta a casa. Tanto lei abita qui vicino e so dove. ‘ mi dice.
Lei è troppo gentile , non vorrei disturbala tanto.
– Nessun disturbo lo faccio con piacere.
La ragazza mi è sempre stata molto simpatica e con lei ci scherzo con piacere. Mi sembra brutto non accettare. Potrebbe sembrare un atto di sfiducia.
– Va bene signorina, l’aspetto a chiusura banca.
Nel pomeriggio, alla 16,30, me la vedo spuntare a casa col suo fare professionale e garbato per darmi la ricevuta dell’operazione.
La faccio accomodare nello studio e prendo la ricevuta.
– Che bella casa che ha, – mi dice – complimenti. ‘
– Complimenti a lei ‘ faccio io ‘veramente complimenti.
– E complimenti di che, non capisco.
– Complimenti perché è una bella ragazza, garbata, intelligente e gentile. Sa vestire bene ed ha molta grazia. Le pare poco’ ‘
– Niente meno, mi pare proprio che esagera con tutta questa tiritera. – dice. Ma è chiaro che gradisce.
– A proposito, come si chiava’ ‘ Non conosco il suo nome ma, invece di dire ‘chiama’, ho detto ‘chiava,’ giuro che non l’ho fatto apposta. Un lapsus’
Mi guarda divertita con aria complice e sorniona, accetta quella che a lei pare una battuta e, con lo spirito che la caratterizza, mi risponde:
– Come tutte le altre, né più né meno:-
Arrossisco, sono confuso e dico:
– Mi scusi volevo dire come si chiama’
– Mi chiamo Antonella e non sono sposata. ‘
– E a chi aspetta’ Non faccia passare troppo tempo e non faccia perdere tutta questa grazia di dio.
– Non ho ancora trovato. Quelli che ho incontrato fin’ora volevano soltanto quella cosa.
– Ma tutti gli uomini vogliono quella cosa, ma poi c’è il resto.
– Il resto non c’era, evidentemente e dopo che hanno avuto quella cosa, ti saluto e son rimasta con una mano d’avanti ed una dietro.
– Ma avrà avuto anche lei il suo tornaconto ‘
– Non dico di no, però avrei voluto un rapporto stabile. Forse non attiro molto.
– Ma di questo si sbaglia di grosso. Lei è molto carina ed anche simpatica.
– Se fossi libero io fari un pensierino. ‘
– Magari, a me andrebbe bene. ‘
– E si figuri a me!
Così parlando la guardo con insistenza passando in rivista la sua persona. Indossa una camicetta bianca, molto scollata che fa vedere un po’ più dell’attaccatura del seno, alto e prosperoso. La gonna è azzurra, di un tessuto leggero con una cintura alta di pelle nera, le gambe sono tornite le cosce si indovinano ben messe. Non porta calze, siamo in estate. Ha un rossetto rosso fragola e sorride con grazia. E’ proprio una bella ragazza, Antonella.
Ma parlando, parlando il mio cazzo s’è rizzato e la trovo più che altro bona.
– Peccato! Non possiamo combinare.-
– Ma non si potrebbe ‘ faccio io ‘ fare qualcosa d’intermedio’ Guarda che ogni lasciata è persa. A proposito, posso darti del tu’
– Ma certamente mi fa piacere. ‘
– Hai una bocca stupenda invitante, mi vien voglia di darti un bacio.
– Dopo tutti quei complimenti che mi hai fatto te lo meriteresti. Però è meglio se lasciamo perdere.
Ha una bocca bella, la ragazza. Ho proprio desiderio di baciarla.
– Allora diamoci un bacetto casto e puro, almeno questo me lo merito.-
Non dice nulla ma è chiaro che accetta.
Mi alzo vado vicino a lei, la faccio alzare dalla poltrona, le cingo le spalle con il braccio destro mentre appoggio la sinistra sulla sua spalla e, traendola a me con dolce fermezza, le do un bacio appassionato sulla bella bocca rossa. Lei riceve e ricambia con discrezione. Bacia bene la zoccola.
Non mi stacco da lei che nel frattempo ha modo di sentire il mio cazzo ben rizzato poiché lei è completamente appoggiata a me. Senza mollare la presa, appoggio la mia mano sinistra sulla sua tetta di destra e comincio a stropicciare il capezzolo. Lei lascia fare non senza una leggera protesta, fingendo di spostarmi la mano. Ma è solo una finta. Approfitto e la infilo sotto la camicetta. Avverto la sua tetta soda dentro il reggiseno. La bacio ancora e le comincio a sbottonare la camicetta.
– No No ‘ sussurra flebile, ma non mi pare un’opposizione. Mi appare il suo seno chiuso
nel reggipetto. Con mossa rapida faccio scendere la bretellina di sinistra, poi di destra ed ecco portate alla luce le sue belle poppe, bianche turgide e appuntite, con due aureole grandi e rosate con i capezzoli ritti in avanti.
– Che sei bella Antonella ‘ e le bacio le tette ripetutamente. Lei comincia a mugolare.
Ecco che la mia mano si insinua sotto la gonna, la faccio scorrere tra le sue cosce che sento calde e sode. La troia non si ritrae. ‘Vuoi vedere che me la chiavo’ dico tra me. ‘E chi poteva immaginarlo”
Arrivo alle mutandine e le scosto un poco. Le mie dita sentono i peli della fica e si insinuano dolcemente nella fessura, umida dei suoi umori.
Lei mugola un po e lascia fare. La masturbo per qualche momento mentre continuo a baciarla sulla bocca e sulle tette. Poi improvvisamente mi ritraggo un po’ e le dico:
– Antonella calati le mutande!- Mi guarda con aria interrogativa, ma dopo un attimo di
esitazione, si scosta un poco da me, si sbottona la gonna, la lascia cadere e appare in mutandine di seta azzurra. E’ bella la ragazza, con quelle sue cosce bianche ed i seni nudi che sballottano ad ogni movimento.!
– Calati le mutande Antonella ‘ ripeto ‘ Sei bellissima.
E Antonella non se lo fa ripetere un’altra volta e si cala le mutande.
Appare un boschetto di peli rosso-ramato che adornano il pube e la fica: che meraviglia!
Mi abbasso sulle gambe e affondo la mia bocca in quella foresta, afferrando con tra le mie labbra la sua fica, che vedo bella e carnosa con la fessura stretta. Cerco di baciare, anzi sbavare, quella meraviglia e la lecco come un dannato. Aspiro profondamente il suo odore di femmina. Che Odore che ha Antonella! Dicono che le rosse abbiano un odore più intenso, probabilmente è una diceria, ma Luisa ha un odore meraviglioso e forte, profumo di donna.
La troia geme sotto i colpi della mia lingua. Secondo me se ne viene perché la vedo tremare tutta e dimenarsi. A questo punto smetto. Mi alzo e l’accompagno in camera da letto dove è d’uopo continuare.
La distendo supina con le cosce aperte La fica ora è leggermente allargata, s’intravede un pochino il rosso del suo interno. Non avevo mai visto una femmina rossa. I peli color rame sono folti ed arricciati, le coprono il pube e scendono giù ad incorniciare la bella fica: sei proprio bella Antonella.
Di nuovo metto il viso tra le sue cosce e lecco la fessura succhiando i suoi umori. Annuso con forza il suo odore: che troia! Antonella sbroda, evidentemente la mia bocca le fa effetto.
Poi mi sollevo, vado su di lei, le bacio e le ciuccio ancora le tette, la bacio sulla bocca. Il mio cazzo sta cercando la fica. La trova, dolcemente la penetra e si esalta nell’umido e nel calore di quella cavità.
– Antonella, amore mio, quanto sei bona, che fica che hai. Chiava mia troia, chiava e fammi felice.
– Sono tua ‘ mi risponde -. Chiavami e fammi impazzire.
Inizio a chiavarla con grande foga, ogni tanto mi fermo per non accelerare i tempi, mentre Antonella si muove sotto di me abbracciandomi. Mugola e geme mentre se ne viene, una, due volte, forse tre. Io la chiavo sempre avvinghiato a lei.
– Chiava troiazza, buttana, chiava – le dico all’orecchio. E la troiazza pare gradire perché
mugola più forte.
Ora non ce la faccio più. Sento venire una fiumana dentro di me verso la testa del mio cazzo. Ancora qualche colpo sempre più forte e un flusso di sborro inarrestabile fuoriesce da me per inondare la vagina di quella bella zoccola a cosce aperte. Lei, sentendo il calore, se ne viene ancora una volta e grida come una forsennata il suo piacere.
Mi abbandono sul suo corpo caldo e soffice per una diecina di minuti, il tempo di riprendere fiato. La bacio di tanto in tanto e la carezzo su tutto il corpo.
Poi, sentendo la ripresa, mi stacco da lei, e le dico la parola magica:
– Girati ‘
La troietta mi guarda con aria interrogativa, senza dire nulla.
– Girati ‘ ripeto.
La troia pian pianino si gira a pancia in giù .
Che bella che è Antonella anche da dietro. Carnagione bianca, qualche efelide, Spalle sinuose che s’incurvano verso la vita prima dell’attacco dei suoi fianchi pronunciati e del suo bel culo, rotondo, bianco, sodo e soffice allo stesso tempo: Antonella assomiglia ad uno strumento musicale, come un violino, un violoncello, che so. Fra poco lo suono io questo strumento. La bacio teneramente e la lecco partendo dalle spalle, scendendo giù, giù fino al culo. Appoggio le guance e continuo a baciarla. Mi piace sentire il tepore del culo femminile quando la pelle è soffice e liscia. Oh che culo che hai, che chiappe divine. Le do delle scullacciate a palmo aperto, rapide e delicate. Mi piace come trasale ad ogni colpo e come ballonzola il suo bel culo. Divarico le sue cosce, le allargo le chiappe e, presa la vasellina, che tengo sul comodino a portata di mano per le grande occasioni, gliela spalmo intorno al buco introducendola delicatamente anche all’interno mentre mi aiuto con l’indice.
La troia si lascia oliare. Olio anche il mio cazzo e lo accompagno sull’orifizio. E’ ben lubrificato e dilatato con i massaggi. La troia mi aspetta con le cosce divaricate quanto basta, adagiata sul letto, le braccia distese uno a destra e l’altro a sinistra.
Spingo e pian piano il cazzo e glielo infilo in culo fino alle palle, Che troia questa Antonella, è bona di dietro come davanti. Avverto una gioia infinita quando comincio a chiavarla, sbattendo con voluttà le palle sul suo culo di donna delicata e formosa ad un tempo. Mi piace chiavarla da dietro perché la posizione mi da un maggior senso di possesso, perché il mio corpo abbranca il suo strigendolo con le cosce mentre stantuffo.
La tengo abbracciata e la sbavo sulle spalle, stringo le sue tette, la bacio. La troia mugola:
– Antonella bellissima, che gran culo che hai, chiava troia, senti sto cazzo che t’incula.
Lei geme, grugnisce, sbroda.
Arrivo al dunque, non posso trattenermi, e la sborro. Lei mugola più forte.
Mi riposo senza togliere il cazzo dal suo culo di troia per qualche tempo. Poi la rigiro supina.
Come è bella Antonella!. Me la ripasso cominciando a baciarla sulla bocca scendendo giù sulle poppe, destra e sinistra, i suoi capezzoli, il suo ventre, l’ombelico, il pube. Arrivo ai peli e mi fermo.
Antonella ha i pelli un po’ impasticciati di sostanza biancastra; dalla fica fuorisce un po’ del mio sborro.
Adesso, all’odore di fica s’è aggiunto quello dello sborro in una miscela infernale ed il sentore è fortissimo. Adesso puzza davvero più di una vera troia. Non ho il coraggio di baciarle la fica, ma la monto di nuovo ed infilo il mio cazzo in quell’umidore maleodorante. La troia trasalisce di nuovo e ricomincia a mugolare.
Io la chiavo, la chiavo, la chiavo. La sborro non so quante volte ma la cosa dura per ore. Fuori sì è fatto buio. Smettiamo, Io sono esausto, ma anche la troia non ce la fa più.
Ci riposiamo una mezz’oretta abbracciati teneramente. Poi lei si alza e mi chiede di accompagnarla in bagno.
L’accompagno e le dico:
– Il bidet te lo faccio io, mi piace lavare le fiche chiavate. ‘
L’accomodo sull’attrezzo, apro l’acqua, le insapono la fica divaricata e aperta, poi le lavo il culo,
tutto l’apparato passando la mano e l’acqua più volte sulle cosce, sull’organo genitale e dietro.
Al tatto mi pare che la troia continui ancora a gustare i massaggi.
Si alza e l’asciugo; Si ravvia i capelli scomposti, poi la riporto indietro perché si vesta. Andiamo prima in camera da letto dove recupera il reggiseno e la camicetta, poi nello studio per rimettersi le mutande. Lo fa con gesti lenti e sex: la troia è apprezzabile anche quando si veste. Si rimette la gonna e le scarpe.
E’ pronta. L’accompagno alla porta.
– M’è piaciuto tanto, tanto ‘ mi fa ‘ purchè non diventi un’abitudine, mi raccomando.
– Non temere, non c’è problema. Ciao amore- Ti verrò a chiavare in ufficio. ‘
Lei sorride alla battuta e mi porge la bocca. La bacio appassionatamente, la stringo a me. Al sentire il suo corpo di femmina, le sue tette dure, il suo calore, il mio cazzo si rizza ancora. Con un movimento brusco, senza dire una parola, la stringo e l’addosso al muro, le sollevo la gonna, le abbasso le mutande a mezza coscia: ecco la fica con i suoi bei peli rossi. Lei allarga un po’ le cosce per ricevermi. Mi sbottono i pantaloni e, preso il cazzo con la destra, glielo infilo nella sua bella fica che sembra non aspettare altro. Riprendo a chiavarla con forza penetrandola da sotto in sù. Ad ogni colpo il suo culo sbatte contro il muro: mi piace quel plof, plof che produce. Continuo senza mai interrompermi fino a che la sborro ancora una volta. Anche lei se ne viene e urla di piacere come un a pazza.
– Antonella, Antonella, fica mia bellissima, sei una gran troia, ti vorrei chiavare da qui all’eternità.
Ora ci stacchiamo. Antonella si rialza le mutande, abbassa la gonna e si ricompone.
Ci salutiamo ancora, ma questa volta le do un bacetto sulla guancia, a scanso di equivoci. La troia mi sorride e mi dice:
– A presto stronzo.
– A presto troia. –

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