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la cugina vergine

Mia cugina ha ormai 45 anni, non si è sposata, forse perché non ha trovato l’uomo adatto, forse perchè pretendeva troppo, forse solo perché il destino così ha voluto. Ha un bel viso, capelli e occhi castani, due tette fenomenali, una sesta misura probabilmente, un bel culo. Purtroppo è bassina, 1,55 al massimo, le gambe sono corte ma le cosce son ben tornite. Ogni tanto viene da noi per passare una settimana in città e la ospitiamo sempre con piacere poiché è molto simpatica e di compagnia. Ho sempre avuto il cruccio che non s’è sposata e forse non si sposerà più. Non che lei non lo voglia, ma non ha trovato l’uomo giusto.


E’ donna di sani principi (almeno lo era fino a poco fa) e non ha mai accettato una relazione non santificata dal sacro vincolo del matrimonio. Per cui, a 45 anni suonati, era ancora vergine.
Ho sempre pensato che tutti gli esseri umani hanno il diritto di accoppiarsi e provare quella meravigliosa sensazione che dà l’amore carnale: nessuno deve essere privato di questa gioia.
E questo discorso lo feci più volte alla cara cuginetta, più che altro per spingerla a trovare una compagnia maschile, anche occasionale, e provare le gioie dell’amore prima che sia troppo tardi.
Mia cugina non ha un corpo tale da suscitare grandi eccitamenti ‘ è bassina e con le gambe corte ‘ a parte le tette a chi piacciono grandi.
L’ultima volta che venne da noi io, come sempre, non avevo alcuna intenzione di insidiare la sua virtù: massimo rispetto. Ma un giorno, eravamo soli in casa, ripresi il solito discorso invitandola a cercare le gioie del matrimonio, ma se questo non arrivava, non lasciarsi sfiorire senza assaporare l’amore.
Lei mi ascoltava assorta e mi dava ragione nella sostanza, ma ‘ disse ‘ non ho il coraggio di fare il gran passo. E poi chi sa in paese quante male lingue. ‘ Fottitene delle male lingue. E la tua vita, goditela.
- Poi ‘ continuò ‘ non sono bella, non attiro gli uomini. ‘
-Ti sbagli ‘ dissi ‘ Hai un bel viso, un bel sorriso, sei simpatica ed aggraziata ed hai due tette che chi sa quanti uomini vorrebbero toccare. ‘
- Ne sei sicuro’ – domandò ‘ anche a te fanno questo effetto’ Io credevo che fossero troppo grandi –
- Melius abbundare quam deficere – risposi ‘ Certo che vorrei toccarle. ‘
- E toccale allora ‘ mi disse decisa in tono di sfida.
Rimasi di sasso, non mi aspettavo mai e poi mai quest’invito.
Dopo un attimo di vero smarrimento, che doveva essere evidente perché mia cugina sorrise sorniona, mi avvicinai a lei e a palmo aperto la poggiai su una tetta massaggiandola lentamente, poi mi chinai su di lei e la baciai teneramente. Lei rispose al bacio e non mi sembrò per nulla imbranata.
Le afferrai l’altra tetta e lei emise un leggero gemito stringendosi a me appoggiandosi con tutto il suo corpo. Il mio cazzo era diventato duro e lo spinsi innanzi per farglielo sentire. Lei, evidentemente, gradiva il contatto perché premeva sempre più.
Le misi una mano sotto la gonna tra le cosce, che sentivo calde e lisce, facendola risalire fino alle mutande, poi afferrai la sua fica che sentivo calda e pulsante oltre la stoffa leggera del suo abbigliamento intimo. Lei ebbe una leggera contrazione e allargò leggermente le cosce per facilitare la presa.
La baciai ancora sul collo, le sbottonai la camicetta e strappai letteralmente la spallina sinistra del reggiseno, abbassai la coppa, non senza fatica, e ne venne fuori una tetta enorme, soda, con una bella aureola rosa ed un capezzolo un po’ più scuro, ritto ed indurito. Mi avventai avido con la bocca che cercava di prendere quanto più possibile di quella grazia di dio, la baciai e la succhiai senza ritegno. La cuginetta cominciava a mugolare senza dire una parola.
Le abbassai l’altra coppa liberando tutto quell’immenso seno e, reggendolo con entrambe le mani, lo baciavo ora a destra ora a sinistra, ora immergevo la mia faccia tra le due tette. La Troia ora mugolava più chiaramente.
La portai in camera da letto e la distesi supina sul letto. Lei si abbandonò con le gambe leggermente divaricate. Le sollevai la gonna in vita scoprendo le sue cosce e le mutande. Era piccoletta ma le cosce erano belle e ben tornite. Con tutte e due le mani afferrai le mutande e le abbassai con forza fino a metà cosce. Oh che fica meravigliosa apparve. Chi poteva immaginare che in picciol vaso vi fosse tanta virtù. Una fica carnosa, le grandi labra somigliavano ad una pagnottella, i peli formavano un triangolo ricoprendo il pube e scendevano fin sotto la fica. La fessura era stretta e odorosa.
Mi buttai su quella bocca pelosa e la baciai avidamente cercando di penetrarla con le mie labbra.. Quindi mi misi a succhiarla e poi le introdussi, per quanto possibile, la lingua annusando il suo odore ed i suoi umori che cominciavano a fluire copiosi.
La troia gemeva e si muoveva con voluttà aumentando ancor più la mia eccitazione.
Lasciai la fica e la baciai sulla bocca, lingua nella lingua, quindi le tette che cercavo di agguantare con entrambe le mani massaggiandole in tutta la loro grandezza.
Ormai ero al massimo dell’eccitazione, il mio cazzo s’era fatto enorme e duro come forse mai m’era successo. Le allargai le cosce, misi il cazzo nella fessura dalla sua fica e cominciai a spingere. Sentivo una certa resistenza e volevo forzare l’imene con delicatezza, ma non ce la feci e le diedi un gran colpo di cazzo, La resistenza cessò subito (non fu una gran resistenza) e mia cugina diede un grido di dolore.
- Zitta troia ‘ le dissi ‘ vedrai che adesso ti piace.
Cominciai a chiavarla tenendola abbracciata a me mentre lei mi strigeva con entrambe le braccia.
La chiavavo con foga ed a volte le davo dei colpi talmente forti che tutto il suo corpo sobbalzava, mentre le sue tette ballavano in su ed in giù. La troia cominciò a mugolare, prima sommessamente, poi sempre più forte, fino a quando i mugolii si trasformarono i grugniti: la troia grugniva proprio come una vera troia. Se ne venne dopo un poco ed il suo grugnito pareva proprio quello di un animale. Ogni tanto mi fermavo per prolungare il piacere, ma la troia se ne venne altre due volte. I suoi grugniti mi eccitavano ancor di più, al fine, non riuscì a resistere e la sborrai dentro. La Troia grugniva senza dire una parola. Ma quando mi fermai togliendo il cazzo dalla sua vaggina mi disse: – Ancora, ancora, chiavami ancora. E’ bello il cazzo, dammelo ancora.
A quei grugniti non si poteva resistere ed il mio cazzo s’era nuovamente indurito, Glielo infilai nuovamente in quella fica fremente che lo accolse con un calore indescrivibile e ricominciai a chiavare la cuginetta in un amplesso bestiale, come mai m’era capitato.
Finimmo non so dopo quanto, ma eravamo sfiniti tutti e due. Io rimasi disteso sul letto lei, a gambe divaricate, con le sue belle tette nude e con la fica aperta dalla quale fuoriusciva un po’ dello sborro che le avevao dato. Troia! Veramente una troia.
- E’ stato bellissimo ‘ mi disse.
- La prossima volta ti svergino il culo, troiona che non sei altro. Ma a chi aspettavi per fare felice l’umanità’
Non disse nulla ma mi rivolse una sguardo pieno di gratitudine.

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