la collega maiala ( 2 )

Nell’ultima puntata vi ho scritto come mi sono inculato la mia collega I. aprendole ben bene quel forellino roseo che aveva. Oggi vi voglio raccontare cosa è successo dopo tre settimane. Eravamo sempre in ufficio, gli sguardi che ci siamo scambiati in queste tre settimane sono stati molti. Sguardi profondi, profondi come il buco del culo che le avevo aperto. Nei suoi occhi leggevo ancora la goduria che ha provato in quel momento, e si chiedeva quando sarebbe accaduto di nuovo. Detto, fatto! Un giorno, ero così eccitato al pensiero di quel culo così piccolo e rotondo, che sono andato vicino la sua scrivania,

e facendo attenzione che nessuno guardasse nella nostra direzione, ho preso la sua mano e l’ho poggiata sulla mia patta gonfia, per farle capire che se non mi avesse svuotato i coglioni dalla sborra, mi sarei potuto sentir male. Stessa tecnica, lei va nel bagno delle donne, e io poco dopo la seguo, sempre furtivo e attento. Appena mi richiudo la porta del bagno dietro, la giro e quasi le strappo il pantalone. La chino sul lavandino e le metto una mano sulla bocca. Tutto di un colpo, dopo aver insalivato ben bene il buchetto, le sono entrato come un palo. La troia ha apprezzato così tanto che mi mordeva e leccava le dita che aveva davanti la bocca. Mentre affondavo senza pietà il cazzo in quel buco che era oramai diventato una voragine, che bussano alla porta. Mi fermo di colpo. Ci prende il terrore che quasi lei si voleva mettere a gridare. Facendo forza sulla sua bocca e sulle corde vocali, le ho suggerito all’orecchio di dire che era occupato con la voce più tranquilla possibile. “E’ occupatooooooo….uhmmm” la troia si è fatta scappare un piccolo gemito. La persona che bussava alla porta era la segretaria, D., una donna sulla 40ina, ma che ne dimostra 25, un fisico da paura. Lampo di genio, al massimo che poteva succedere era che richiedesse la porta e che scappasse via. Sempre tenendo il cazzo dentro e una mano sulla bocca di I., mi avvicino alla porta e apro. La scena che le si presenta davanti è di una ragazza chinata a 90 gradi e un ragazzo in piedi che spingeva forte. Diventa bianca, e socchiude di poco la bocca. “Entra!”, le dico. Lei come ipnotizzata esegue senza dire nulla. Quel giorno indossava la sua solita minigonna con le calze nere. Chiudo subito la porta, e le ordino di tirarsi giù le calze e di alzarsi la gonna. La faccio sedere sul water, e le dico di spalancare le gambe come non mai. Mentre ero intento a spingere in un buco oramai troppo largo per il mio cazzo, prendo la testa di I. e la schiaccio contro la figa di D. “Lecca!”. Dopo che l’ebbe leccata per benino, esco dal culo e mi dirigo verso quella figa poco pelosa, ma con grandi labbra che non aspettavano altro che un cazzo duro. Appoggio la cappella rossa sul clitoride, ci gioco un pò, ma lei aiutandosi con le gambe, di colpo mi fa entrare senza sforzo. Si morde le dita per non urlare, e la sua faccia è un misto di piacere, paura e dolore. Lei si muove così bene, così ritmicamente, che sto per venire subito. Esco subito e mi dirigo verso la bocca. Lei presa dal panico vorrebbe gridare, ma la zittisco inserendo tutto l’uccello in gola e sborro un litro nettare bianco. Tossisce, e le esce un pò di sborra dal naso. Mi pulisco ed esco per primo. Finalmente ho i coglioni vuoti e avevo soddisfatto anche due ragazze. Speriamo solo che non si facciamo scrupoli e che ce ne siano altri di momenti magici così.

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