Sabato, Pietro ed io, dovevamo andare alla festa che aveva organizzato la nostra scuola di ballo, io ero già quasi pronta . Avevo indosso una gonna aderente marrone e una corpetto nero anch’esso molto aderente, completino intimo trasparente nero e calze autoreggenti, immaginavo che dopo la festa io e Pietro ci saremmo appartati un pó in macchina prima di tornare a casa , e mi eccitava l’idea di farmi vedere con quel completino cosi sexy.
Sento squillare il cellulare, era Pietro che mi dice che quella sera non aveva voglia di andare alla festa e che mi avrebbe aspettato a casa di Leo . Sinceramente avrei preferito andare alla festa e poi magari appartarci in macchina, ma in quello stesso momento penso all’eventualità che ci possa essere anche Leo, e l’idea mi alletta non poco, rivivere quello che avevo vissuto qualche settimana fa mi faceva impazzire. Cosi accetto senza nessuna esitazione. Mi dirigo verso la casa di Leo e prima di salire le scale mi tolgo il perizoma , gli avrei fatto subito una bella sorpresa. Mi apre Pietro e con un sorriso ammagliante mi dice “sei bellissima, entra che ho una voglia matta di scoparti”, quel “ho” mi porta subito a pensare che siamo soli e che Leo questa sera non avrebbe partecipato, rimango delusa, tutto quello che avevo immaginato in macchina non sarebbe successo. Pietro chiude la porta e appoggiandomi ad essa, comincia a toccarmi e a baciarmi con una certa veemenza. Mi morde il labbro, il collo e poi i capezzoli facendomi anche male, una mano entra dentro il corpetto e l’altra scende giú e comincia ad alzare la gonna, appena si accorge che ero senza perizoma e che giá la mia figa era fradicia e gonfia di piacere, sussulta e con voce rauca mi dice” Che troia che sei! Ti sborro da tutte le parti questa sera”….mi toglie la gonna e il corpino, rimango con solo gli autoreggenti, si mette in ginocchio , con le mani mi allarga le grandi labbra e comincia a leccarmela, brividi percorrono la mia schiena , ansimo ad alta voce, sento la mia figa ancora piú gonfia e bagnata, la sua lingua calda penetra la mia vagina, la sentivo muovere dentro. Ero cosi eccitata che non riuscivo piú a reggermi. Apro gli occhi e sulla soglia della porta del salotto vedo Leo , impazzisco di gioia, e con occhi inebriati di piacere gli sorrido, gli porgo una mano per farlo avvicinare a me , mai come in quel momento avrei voluto il suo cazzo lungo e grande dentro di me. Lui rimane immobile ad osservare come stavamo godendo Pietro ed io, notando il suo cazzo che stava scoppiando dentro i jeans, vengo dentro la bocca di Pietro, lui si alza e con il mio liquido che gli scorreva dalla bocca mi bacia. MI prende per i fianchi e mi dice “dai andiamo nella camera da letto che ti voglio sborrare”, mentre ci dirigiamo Pietro fa un cenno , a Leo, con la testa invitandolo ad unirsi. Avevo bisogno di bere qualcosa e leo mi offre il suo bicchiere di vodka, mentre me lo porge leggo nei suoi occhi la voglia matta di me. Pietro si siede ai margini del letto mi infila il suo cazzo dentro e mi fa sedere, con la schiena rivolta verso di lui, sulle sue gambe. Adesso avevo leo di fronte a me. Pietro allarga le sue e le mie gambe, e comincia a mostare la mia figa a leo dicendogli “guarda che bella figa bagnata che ha”, Leo, come se mi leggesse nel pensiero, si inginocchia e comincia a leccarmela, gli accarezzo i capelli e gli avvicino sempre di piú la sua testa verso la mia figa, volevo la sua lingua tutta dentro di me, e lui mi accontenta. Mi muovo su e giù per sentire ancora di piú il cazzo di Pietro dentro di me. Sentire la lingua di Leo leccarmi il clitoride e il cazzo di Pietro pulsare di piacere dentro di me, mi fa perdere ancora una volta i sensi. Grido, ansimo, godo come una vera troia …..a malapena sento la voce di Leo che dice a Pietro non gli sborrare dentro che poi la voglio scopare anche io. Solo dopo pochi attimi sento lo sperma di Pietro inondarmi la schiena .Stanca, mi sdraio sul letto mostrando tutta la mia nudità, Pietro va in cucina a bere qualcosa e rimango sola con Leo, lo osservo in tutto il suo splendore, il suo corpo può essere paragonato solo ad un bronzo di Riace, fisico asciutto, spalle larghe, bacino stretto e gambe toniche. Lo faccio sedere accanto a me e gli chiedo di toccarmi, lui si avvicina al mio viso e bassa voce mi dice che a Pietro non farebbe piacere se iniziamo senza di lui e a voce ancora piú bassa “è geloso”, sorpresa da quella dichiarazione gli dico che a me non interessa e che è stato lui a volere questi giochetti adesso noi e eseguiamo solo quello che ha voluto lui, non puó dirci cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare. Io sempre sdraiata sul letto inizio a toccari il suo cazzo ed averlo nelle mie mai , cosi grosso e lungo, è un qualcosa di indescrivibile. Pochi minuti dopo entra Pietro con viso un pó irritato da ciò che stava vedendo, ma io continuavo a fare scivolare il cazzo di Leo tra le mie mani. Leo si alza e mi prende per fianchi e mi mette a carponi sul letto, me lo entra prima tutto e poi lo fa uscire fino al glande e poi di nuovo tutto, sentire quella meraviglia di cazzo massaggiarmi in quel modo la mia figa mi fa sussultare e comincio ad ansimare sempre piú ad alta voce. Pietro osserva tutta la scena sulla soglia, era tra lo eccitato ed arrabbiato. Leo comincia a sbattermi sempre piú forte, sento il suo cazzo fino al ventre, era un miscuglio di piacere e di dolore, i colpi diventano sempre piú veloci e piú forti, faccio fatica a tenermi con le braccia sia per i colpi vigorosi e sia perché comincio a tremare, stavo godendo come non mai, inspiegabile, indescrivibile quello che stavo provando……piacere, dolore, spasimo, godimento,fitte, euforia. Infatti, anche il mio orgasmo è diverso, non termina subito, ma è continuo, non riesco a trattenere un urlo, mentre Leo continua a sbattermi, lo sento ansimare e pochi secondi dopo inondarmi la figa del suo sborro, quel suo liquido caldo da un pó di sollievo alla mia figa. Sento una fitta ancora piú forte quando lo esce, ed emetto un ultimo grido. Sfinita mi metto sotto le coperte e mi addormento per una mezz’oretta. È stata la scopata piú bella della mia vita.