Il sogno della mia puttana

…eravamo distesi sul letto, io sulla schiena e David al mio fianco, ginocchioni che mi stava ammanettando i polsi alla spalliera. Le mie gambe erano divaricate e non potevo muoverle, legate com’erano agli angoli del letto, la mia figa, senza peli, come quella di una ragazzina si stava già copiosamente bagnando in trepidazione di quello che sarebbe successo di li a poco.
Avevo proposto io il gioco ad David il giorno prima: sarei stata la sua schiava per la serata e lui avrebbe potuto farmi quello che voleva. Lui, lussurioso com’è, aveva accettato senza farsi pregare, anzi! Li per li pensai che stesse architettando qualche cosa, ma non ci diedi peso più di tanto.

Dopo il mio arrivo a casa mi aveva accompagnato in camera, mi aveva spogliato e senza dire una parola mi aveva spinta sul letto, dove mi aveva imprigionato.
Un poco mi vergognavo di me stessa, per aver offerto il mio corpo in quel modo, ma l’eccitazione che provavo era qualcosa di incredibilmente intenso, quasi dolorosa, nonostante David non mi avesse ancora sfiorata.
Dopo avermi immobilizzato, iniziò a spogliarsi a sua volta. Non potei non notare che il suo cazzo era già durissimo e paonazzo e mi sentii ancora più eccitata: volevo stringerlo, leccarlo sentirlo dentro di me, ma non potevo fare nulla: era straziante ed erotico come ero impotente di fronte al mio padrone… David iniziò ad accarezzarmi con una lentezza esasperante, partendo dalle braccia, per scendere poi lungo i fianchi, girare sotto le mie mammelle, fermarsi a titillare i capezzoli per qualche minuto per poi scendere sulla pancia, penetrare il mio ombelico, che sa essere molto sensibile, sfiorare la mia vagina, e poi arrivare, dopo forse 10 minuti, all’interno coscia e riprendere da capo. Mi accarezzava con entrambe le mani, lieve come una piuma e la mia eccitazione si mescolava alla sofferenza di non avere il suo cazzo turgido dentro uno dei miei buchi vogliosi.
Persi la nozione del tempo rapita dall’eccitazione e non mi accorsi che non eravamo più soli. Aprii gli occhi di colpo quando sentii un corpo sopra di me: un uomo alto, bruno, muscoloso stava per fare i suoi comodi con la mia figa ed David era li che mi guardava, soddisfatto…
Lo sconosciuto appoggiò il suo membro con dolcezza sulle labbra della mia figa e spinse lentamente, senza però incontrare alcuna resistenza, tanto la vagina era lubrificata naturalmente… Una volta assaporato il calore della mia figa, iniziò a scoparmi con violenza, squassandomi ad ogni affondo e facendo ballonzolare i miei seni come palline impazzite.
David prese a strizzarmi le tette, pizzicandomi e tirandomi i capezzoli, io urlavo di piacere e mi piegavo, incurvando la schiena per facilitare il compito al cazzo dello sconosciuto che mi stantuffava la figa con incredibile vigore.
Provavo un piacere immenso a farmi scopare dal cazzo di uno sconosciuto mentre David si masturbava, guardando con piacere le mie tette che ballonzolavano ad ogni affondo dell’uccello dello sconosciuto nella mia figa che sbrodolava, dolorant:e.
David, parlando per la prima volta, disse: “Ricordati che sei la mia puttana, puttana! Sei contenta, puttana, stai godendo?” Il piacere che provava si vedeva brillare nei suoi occhi, come il suo amore per me, mentre diceva quelle parole. Era vero, era tutto vero, David aveva ragione: ero la sua puttana, mi sentivo la più grande troia mai scopata da un uomo e godevo del mio essere puttana come una cagna in calore e non ci avrei rinunciato per nulla al mondo. Fra un gemito di piacere e un grido di pura lussuria, ammisi il mio essere puttana davanti ad David e davanti allo sconosciuto, mentre lo pregavo di non smettere mai di chiavarmi come stava facendo in quel momento…
Lo sconosciuto, incurante delle mie richieste, affondò il suo cazzo nella mia figa con decisione, immobilizzandosi mentre la sua sborra riempiva la mia vagina e il suo sperma iniziava la sua corsa procreatrice verso le mie ovaie…
Credo di essere venuta in quel momento e di aver perso i sensi per il piacere, perché subito dopo lo sconosciuto era scomparso e le mie mani e i miei piedi erano liberi… David era seduto sul letto, e mi stava abbracciando da dietro, facendomi sedere sul suo cazzo che prepotentemente si stava infilando nel mio buco del culo: lo sentii entrare tutto fino in fondo, come mai prima aveva fatto e potevo sentirmi lo stomaco in subbuglio per quella presenza aliena nel mio corpo…
Una volta così legati, mi fece mettere a quattro zampe, come la cagna puttana che ero, disse mentre io lo pensavo, fiera di esserlo per il mio padrone.
David mi aveva inculato solo poche volte prima di allora e sempre fermandosi non appena io glielo chiedevo, spaventata dal dolore. In quel momento rimpiansi di aver mai dato voce alle mie paure e mentre il suo cazzo andava avanti e indietro senza ritegno dentro il mio culo, io urlavo di dolore ma soprattutto di piacere per quel bastone di carne che mi stava impalando.
David mi impalava ritmicamente, sfondandomi il culo sempre di più ma ogni tanto, quando era completamente dentro di me, si fermava per un attimo e le sue mani mi sculacciavano il sedere, oppure mi strizzavano le tette, facendo aumentare sempre di più la mia lussuria: ogni volta che smetteva di sculacciarmi, volevo che continuasse e ogni volta che il suo cazzo si fermava volevo che lo spingesse di più e più in fondo, insaziabile… Quando infine venne nel mio culo anch’io venni, di nuovo, urlando il mio piacere con quanto fiato avevo in gola.

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