il mio 18° compleanno

Il giorno del mio diciottesimo compleanno, mio padre pensò bene che il regalo migliore per me fosse quello di farmi provare le gioie del sesso, sverginandomi davanti e di dietro. Mi portò in camera sua e senza indugi mi fece spogliare e cominciò a sbattermi alla pecorina. Da buon esperto in materia, non ci mise tuttavia molto a capire che la sua adorata bambina aveva la verginità di una vecchia troia. Mentre mi impalava il culo col suo grande cazzo nodoso, io avevo una gran paura della sua reazione quando fui costretta a confessargli che, già quattro anni prima, il primo a deflorarmi era stato proprio mio fratello

e da quel giorno non c’era stato vicino, amico, compagno o professore che non si fosse accomodato dentro di me. Ma mio padre è soprattutto un uomo pragmatico e una volta capita l’antifona ci mise un attimo a prendere in pugno la situazione. Mi fece indossare un paio di straccetti, mi caricò in macchina e mi portò sulla statale per Milano, in un grande piazzale usato per la sosta dai camionisti. “Ecco, questo è il tuo posto, sai già cosa devi fare! Ricordati: 30.000 in bocca, 50.000 davanti e 100.000 dietro! Se vogliono venirti in gola, doppia tariffa! E adesso datti da fare che abbiamo bisogno di soldi a casa!” Non mi feci pregare. Quel giorno stesso rimediai oltre due milioni di lire saltando di cazzo in cazzo come una ragazzina che vuole assaggiare tutti i gusti in una gelateria, ma mi guardai bene dal tornare a consegnarli al paparino. Coi soldi che avevo in tasca mi sistemai in una camera di una pensione vicino alla stazione e da lì cominciai una nuova vita che prima o poi vi racconterò.
Ah, dimenticavo! Mio padre e mio fratello li vedo ancora, ma quando hanno voglia di trapanarmi, non gli faccio nessun trattamento di favore…

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