al parchetto

A volte con E la voglia di fare sesso era veramente irrefrenabile. Coppia felice in classe ma un po’ insoddisfatta sessualmente parlando. Quel giorno in aula, all’ultimo banco, lei mi aveva provocato continuamente, prima sussurrandomi nell’orecchio quanta voglia di cazzo avesse e poi guidando la mia mano sotto la sua gonna verde. Non ce la facevo più. Chiesi alla prof di uscire, volevo andare a farmi un giro per calmare un po’ il mio spirito bollente e mi diressi al cesso della scuola. Mentre stavo pisciando tranquillamente sento bussare alla porta, rispondo “occupato” e borbotto “e che cazzo, sono tutti liberi gli altri”. Ma la voce dall’altra parte era la sua,


mi aveva seguito fino nel cesso. Entra, e trovandomi con la patta aperta, mi cala i pantaloni ed inizia a lavorare sul mio membro che in pochi secondi risponde agli stimoli diventando sempre più duro. Le mie mani naturalmente scivolano tra le sue gambe. “Ho voglia di te adesso” sussurra “dammelo”. Ma
sa che non ho i maledetti preservativi con me, la stronza. Improvvisamente si stacca dal mio membro ed esce dal bagno “torno in classe, sbrigati che si preoccupano”. Il mio povero cazzo è lì, come una bomba che sta per esplodere. Torno in classe, la prof è incazzata ma non quanto me, per fortuna questa volta evita battutine e mi accomodo accanto alla mia torturatrice.
La invito a casa mia a pranzo, cerco in tutti i modi di far uscire mia madre ed i due fratelli per avere il tempo di una scopata ma nulla da fare, e lei si rifiuta di chiudersi in camera con me. “Al massimo posso farti una sega con tua madre in casa, coraggio tiralo fuori” ma, memore del dolore che mi intorpidiva i testicoli dalla mancata scopata in aula, mi tengo il cazzo stretto. E faccio bene, dopo 2 min entra mio fratello con il tè. Arriviamo a sera. Le dico “accompagnami a prendere la pizza per favore” scendiamo e mi dirigo verso il parco per cani accanto a casa mia. “Dove mi porti, mio bel porcellone?” lei sembra aver capito tutto. Scavalco il cancello, non c’è sorveglianza, lei mi segue tra gli alberi, vicino al muretto. “Adesso me la paghi, stronzetta” le dico. “Mi hai offesa, me ne vado”, mi volta le spalle e si incammina verso l’uscita. Sono molto più grande di lei “dove scappi?” le dico mordendole l’orecchio dopo averla bloccata tra le mie braccia. La sollevo e la
porto indietro. Al buio. Le sfilo le mutande e mi slaccio la patta. “Adesso si riprende” dico “si riprende da dove avevamo lasciato mia cara” e, prima ancora di rendermene conto la trovo attaccata al mio cazzo, durissimo, mentre lo ingoia avidamente. È sempre stata brava a farmi le bocche. E a farle, da quello che dicono. “adesso mi devi montare V, montami e fammi godere”. La prendo, ed inizio a sbatterla. Prima piano, in modo che la sua fica si allarghi per bene e poi sempre più forte, veloce. Le strigo i fianchi come piace a lei, e mentre la cavalco lei si strofina le mie palle gonfie sul clitoride. I suoi gemiti si fanno più forti. Inizio a spingere ancora di più. “Lo sento, è duro, non hai idea di quanto è duro il cazzo quando te lo ritrovi lì amore” ha ancora il fiato per parlare. Non lo sopporto. “a sì, e ti piace vero?” cambio ritmo, rallento, le voglio far credere che mi sto per fermare. Lo tiro fuori solo un attimo. E poi lo sbatto dentro con violenza, lei emette un
urlo di piacere, la cavalco più forte che posso fino a venire in un mare di sperma.
La notte siamo andati a casa di un amico, non c’era nessuno. Le mie palle ancora erano belle piene, ma quella notte le svuotai come mai nella vita, tra un sessantanove, un pompino ed il primo rapporto anale della mia vita, ma questa è un’altra storia.

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